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| « Ogni persona al mondo è nata in India in almeno una delle sue vite precedenti. » | |
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| Motto: Solo la verità trionfa | |||||||||
| Informazioni | |||||||||
| Nome completo: | Repubblica dell'India | ||||||||
| Nome ufficiale: | Republic of India भारत गणराज्य Bhārat Juktarashtra |
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| Lingua ufficiale: | Hindi, inglese e altre 21 lingue | ||||||||
| Capitale: | Nuova Delhi (292.300 ab. / 2005) | ||||||||
| Politica | |||||||||
| Governo: | Repubblica parlamentare federale | ||||||||
| Capo di stato: | Pratibha Patil | ||||||||
| Capo di governo: | Manmohan Singh | ||||||||
| Indipendenza: | dal Regno Unito nel 1947 | ||||||||
| Ingresso nell'ONU: | 30 ottobre 1945 1 | ||||||||
| Superficie | |||||||||
| Totale: | 3.287.594 km² (7º) | ||||||||
| % delle acque: | 9.5 % | ||||||||
| Popolazione | |||||||||
| Totale (2006): | 1.095.351.995 ab. (2º) | ||||||||
| Densità: | 333 ab./km² (20º) | ||||||||
| Geografia | |||||||||
| Continente: | Asia | ||||||||
| Fuso orario: | UTC +5:30 (vedi nota) | ||||||||
| Economia | |||||||||
| Valuta: | Rupia | ||||||||
| PIL (PPA) (2006): | 4.231.583 milioni di $ (3º) | ||||||||
| PIL procapite (PPA) (2005): | 3.320 $ (123º) | ||||||||
| ISU (2005): | 0,619 (medio) (128º) | ||||||||
| Varie | |||||||||
| TLD: | .in | ||||||||
| Prefisso tel.: | +91 | ||||||||
| Inno nazionale: | Jana Gana Mana | ||||||||
| Festa nazionale: | 26 gennaio | ||||||||
| 1È uno dei 51 Stati che hanno dato vita all’ONU nel 1945. | |||||||||
L'India, ufficialmente Repubblica dell'India è uno stato (3.287.590 km², 1.095.351.995 ab. - stima luglio 2006, capitale Nuova Delhi) dell'Asia e comprende gran parte del subcontinente indiano.
È la seconda nazione più popolosa del mondo dopo la Cina e la più grande democrazia, con più di un miliardo di cittadini che parlano centinaia di lingue.
Confina a nord con Bhutan, Cina, Nepal e Pakistan; ad est con Birmania e Bangladesh; a sud con l'Oceano Indiano ed il Golfo del Bengala; ad ovest con il Pakistan e il Mare d'Arabia.
L'India è una repubblica federale e ha il più alto numero di lingue ufficiali del mondo: ben 23, tra cui l'hindi, considerato prima lingua ufficiale della nazione, e l'inglese, considerato lingua ufficiale secondaria.
Indice |
L'India è uno tra i più vasti stati dell'Asia meridionale. Si può suddividere in due parti: la penisola del Deccan che si trova nell'Oceano Indiano tra il Mare Arabico e il Golfo del Bengala e la pianura continentale che confina a nord con Cina, Nepal, Bhutan condividendo la catena Himalayana, a est con Birmania e Bangladesh, a ovest con il Pakistan.
| Per approfondire, vedi la voce Storia geologica dell'India. |
È stato da poco chiarito come circa 55 milioni di anni fa l'Himalaya cominciò a sollevarsi. Il tutto si spiegherebbe con lo scontro della placca continentale indiana con quella asiatica che man mano si avvicinava pericolosamente inghiottendo la Tetide, l'Oceano che le divideva. Si diede così origine ad una maestosa e imponente catena con vette superiori agli 8000 m proprio nel nord dell'India. Ancora più a settentrione della sutura è oggi visibile, dopo il fragoroso scontro tettonico, la zona del Transhimalaya dove affiorano i resti di un arco vulcanico rimasto attivo fino alla collisione. A sud della catena principale si ritrovano i monti dell'Himalaya Inferiore, formati da rocce sedimentarie molto antiche, e quindi le colline del Subhimalaya, costituite da sedimenti fluviali che hanno iniziato a sollevarsi solo in tempi molto recenti. Troviamo infine le grandi pianure solcate dai fiumi Indo e Gange dove si accumulano i detriti prodotti dall’erosione delle montagne Himalayane solo dalle valli fluviali, mentre si trova infossato a profondità di diversi chilometri ai piedi della catena. Altri rilievi sono situati ai lati del "Deccan" ovvero i Ghati occidentali ed orientali con un'altezza poco più elevata di alte colline.
Catene Montuose: L'Himalaya orientale ha un clima monsonico, con abbondanti piogge estive e inverni secchi. Le precipitazioni sono più abbondanti in Kashmir nel periodo gennaio-maggio per poi riprendere in agosto, in Himachal Pradesh esse sono più abbondanti in luglio-agosto con l'arrivo del monsone. In questa zona possiamo quindi distinguere un clima alpino fino a 4.500 metri di altezza, con temperature molto elevate, le notti sono sempre fredde. È solo in luglio e agosto che le notti sono sopra gli 0 °C. La neve può fare la sua comparsa in qualsiasi periodo dell’anno. Alle grandi altezze le temperature possono scendere fino a -50 °C.
Scudo Indiano: Domina il clima tropicale monsonico caratteristico delle savane. Le estati sono torride e gli inverni miti e asciutti poiché le montagne offrono uno scudo protettivo ai venti freddi del nord. Si possono distinguere due stagioni, una piovosa e una secca. La stagione in cui si concentrano le piogge, generalmente tra giugno e novembre, è caratterizzata dal monsone di sud-ovest, un vento carico di umidità proveniente dall'Oceano Indiano. La sua assenza può essere causa di forti siccità. La stagione fredda del monsone di nord-est, dall'inizio di dicembre all'inizio di marzo, è solitamente caratterizzata da un clima asciutto, nonostante si verifichino violenti temporali sulle pianure settentrionali e abbondanti nevicate sull'Himalaya. Il periodo peggiore della stagione calda, che inizia verso la metà di marzo e prosegue fino al manifestarsi del monsone estivo, è il mese di maggio, con temperature che possono superare i 50 °C. La temperatura media annua è di circa 26 °C.
Nel corso dell'anno l'Oceano Indiano ha una temperatura costante attorno ai 25 °C. Nei mesi invernali la massa continentale asiatica si raffredda velocemente e la differenza di temperatura favorisce la formazione di correnti d'aria che soffiano da nord-est in direzione dell'oceano. Questi venti, freddi e secchi, portano in genere bel tempo sull'Himalaya centrale e orientale. In estate avviene l'inverso. La massa continentale si riscalda fortemente, l'aria marina umida proveniente da sud-ovest raggiunge gradualmente il continente e produce le piogge torrenziali del monsone estivo. Gli alisei, venti costanti che nell'emisfero boreale soffiano da nord-est, convergono in questa fascia di bassa pressione che genera forti precipitazioni. La zona di convergenza, con bassa pressione e pioggia, si sposta verso nord fin sulla catena himalayana. In inverno la zona di sposta a sud dell'equatore.
In India le diversità climatiche tra i vari periodi dell'anno e tra le varie regioni dipendono, infatti, non dalle stagioni ma dalla durata e dall'abbondanza delle piogge monsoniche che durano circa 6 mesi e sono molto frequenti durante il giorno. In queste zone la vita è organizzata in base all'alternanza tra pioggia e stagione secca. Le precipitazioni colpiscono maggiormente i Ghati occidentali il Golfo del Bengala per cui giungono meno carichi nelle regioni interne e la loro azione è quasi nulla nella regione dell'Indo che ha, infatti, un clima semi-desertico. Le piogge monsoniche, che durano per mesi, sono all'inizio sporadiche e violente. La vegetazione cresce a vista d'occhio. Spesso, soprattutto nelle zone più aride, il monsone provoca inondazioni. Il regime monsonico scandisce i ritmi di vita di tutta la regione e da esso, dalla sua regolarità, dipende la sopravvivenza di milioni di indiani. L'arrivo ciclico delle grandi piogge monsoniche è visto come un dono del cielo. L'agricoltura dei villaggi, dipendendo dalla regolarità del monsone, è costantemente precaria. Se le piogge sono eccessive le messi marciscono, le acque invadono le campagne e le città subiscono inondazioni. Il regime dei monsoni è però assolutamente imprevedibile ed instabile: addirittura può accadere che il monsone estivo "salti" un'estate, causando una grave carestia e provocando l'anno successivo devastanti inondazioni. Il monsone è il periodo dell'ambiguità: porta doni e pertanto al suo arrivo è festeggiato con feste gioiose e colorate, ma allo stesso tempo può provocare disastri e pertanto si eseguono allo stesso tempo sacrifici propiziatori. Ne nascono venti fortissimi, che spirano anche a 250 km/h verso le zone a bassa pressione e creano ondate gigantesche di oltre 20 metri di altezza o sono causa di rovinosi cicloni che si abbattono sulle coste del Golfo del Bengala e sul delta del Gange. Quando queste si abbattono sulla costa vengono sommerse e sconvolte intere regioni. Nel 1970 ne fu colpito il Bengala: vasti territori furono sommersi e causò la morte di oltre mezzo milione di persone, nel 2005 tutto il sud-est asiatico venne fortemente colpito da un'ondata di maremoto che causò la morte di centinaia di migliaia di persone, distrusse città e villaggi, inghiottì intere isole e mise in crisi la già povera economia di quei paesi.
| Per approfondire, vedi la voce Stati e territori dell'India. |
L'India è una federazione di stati con parlamenti e governi autonomi. Ci sono 28 stati principali e 7 territori, fra cui quello della capitale, Nuova Delhi, e ognuno di essi è suddiviso in distretti; in alcuni stati i distretti sono riuniti in divisioni che rappresentano così il secondo livello amministrativo di questi stati.
La maggior parte degli stati seguono nei loro confini le frontiere linguistiche. Alcuni sono stati creati nel 2001. Certe regioni rivendicano l'autonomia come nuove entità statali.
| Per approfondire, vedi la voce Storia dell'India. |
In India è ben sviluppata la rete ferroviaria, che fu costruita durante la dominazione inglese. I binari raggiungono gli estremi geografici del paese. Gli indiani utilizzano molto il treno, particolarmente economico. La rete stradale non è sviluppata anche se è in corso un progetto per dotare il paese di una rete autostradale. Il trasporto aereo ha avuto una forte evoluzione negli ultimi anni anche se il numero di passeggeri è ancora molto basso.
Fin dai primi anni dopo l'indipendenza (1947) l'intervento dello Stato nella gestione dell'economia è stato preponderante: il modello è stato quello dei piani quinquennali. Fino alla fine degli anni '80, a causa di un'impostazione eccessivamente rigida e autarchica, la crescita è stata inferiore a quella dei più fiorenti paesi asiatici. I dati sulla crescita annuale del PIL mostrano un progressivo incremento, dal 2% degli anni '50, al 6% attuale. Con l'inizio degli anni '90, l'ingresso nel World Trade Organization WTO e la progressiva destatalizzazione, l'India ha inaugurato un periodo di crescita economica.
In secondo luogo, l'apertura al mercato internazionale, che attira investitori e capitali esteri: negli anni '90 la crescita delle importazioni ed esportazione è stata all'incirca del 10%. Tuttavia il valore complessivo rimane ben al di sotto degli altri grandi paesi in via di sviluppo, quali Brasile e Cina, rispettivamente con 32 e 40 miliardi di dollari contro i 2,5 dell'India. La banca mondiale sostiene che quella indiana è ancora una delle economie più protette al mondo e che per attrarre investitori dovrebbero essere abbattute le barriere doganali.
La terza riforma urgente è la riforma fiscale; infatti i problemi principali sono la corruzione e la scarsezza di bilancio. In quarto luogo la cooperazione delle banche nei prestiti e finanziamenti (anche del deficit statale) è indicato come uno dei punti chiave per lo sviluppo del paese: le direttive della Banca mondiale suggeriscono la selettività dei progetti in cui investire È lo stesso ente sovranazionale a consigliare di aumentare l'efficienza del governo e promuovere quanto più possibile il settore privato. Tuttavia quello che sembra essere il problema maggiore è l'alto rapporto PIL – circa 9%. Poiché è finanziato dalla Reserve Bank of India, ciò contribuisce a tenere alta l'inflazione (fonte:Banca mondiale. Per il settimanale Sette del 22 gennaio 2004 l'inflazione è del 4,3%). Da non dimenticare il peso del debito estero, equivalente nel 1995 al 38% del PIL.
La grossa pecca del sistema economico attuale è l'incapacità di far arrivare la ricchezza alle fasce più deboli e povere della popolazione, un dettaglio assolutamente non trascurabile. Inoltre si osserva un aumento della disparità dei redditi tra gli stati dell'India negli ultimi 5 anni.
La visita del Primo Ministro Vajpayee in Cina, il primo in un decennio compiuto da un capo del governo indiano, ha avuto l'effetto di rafforzare in misura rilevante i legami tra i due giganti asiatici. Per la prima volta i due paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta. Sono stati siglati nove accordi riguardanti gli scambi di frontiera, le restrizioni sui visti, la cooperazione in campo giudiziario, l'istituzione di centri culturali e la cooperazione nel settore delle risorse di energia rinnovabile. La dichiarazione congiunta sui principi alla base delle relazioni e della cooperazione assume il significato di un'importante tappa nei rapporti tra i due paesi.
La dichiarazione congiunta delinea i contorni dell'amicizia e della cooperazione, che saranno in grado di promuovere lo sviluppo socio-economico di entrambi i paesi; di mantenere la pace e la stabilità regionalmente e globalmente. I due paesi non costituiscono una minaccia uno per l'altro. Ciò dovrebbe contribuire a far piazza pulita dell'opinione, secondo cui la Cina sarebbe una minaccia per la sicurezza dell'India. Per contribuire alla risoluzione della disputa sulle frontiere, le due parti hanno deciso di nominare una speciale commissione che definisca le prospettive politiche, per arrivare a un regolamento definitivo. A tale incarico sono stati designati Brijesh Mishra, il primo segretario del premier indiano e Da Bingguo, il viceministro degli affari esteri cinese.
Le discussioni tra il Primo Ministro indiano e la leadership cinese, evidenziano la determinazione delle due parti a rafforzare le relazioni e la cooperazione. L'accordo sul traffico di frontiera attraverso il valico di Nathula, nel Sikkim, è un passo in questa direzione. Mentre l'India ha sempre sostenuto che il Tibet rappresenta una parte della Repubblica Popolare Cinese, l'asserzione contenuta nella dichiarazione congiunta non permetterà che tibetani si impegnino in attività politiche anticinesi sul suo territorio, potrebbe contribuire a chiarire ogni malinteso su tale materia.
Il risultato più promettente della visita è rappresentato dalle prospettive di cooperazione economica. Lo scorso anno gli scambi tra India e Cina sono cresciuti, fino a raggiungere i 5 miliardi di dollari e solo nel primo quadrimestre di quest’anno l'interscambio è cresciuto del 70%. Sebbene la base di partenza della crescita fosse abbastanza ridotta, essa comunque mostra il potenziale di cui i due paesi beneficerebbero per la complementarità esistente tra le due economie. A tal proposito, la visita di Vajpayee ha permesso di allestire un gruppo di studio misto, formato da economisti e personalità ufficiali, per individuare nuove aree di cooperazione economica.
Nel contesto dell'attuale situazione mondiale, il rafforzamento dei legami tra India e Cina è estremamente importante. Sarà nell'interesse dell'India e della Cina consolidare gli impegni presi durante la visita di Vajpayee.
Evoluzione del contributo al PIL:
| Settore | 1979 | 1989 | 1999 | 2003 |
|---|---|---|---|---|
| primario | 36,8% | 31,6% | 27,7% | 24,9% |
| secondario | 25,0% | 27,6% | 26,3% | 26,9% |
| terziario | 38,3% | 40,8% | 46,0% | 48,2% |
Il sostentamento di oltre due terzi della popolazione dipende dall'agricoltura, e la maggior parte dei fondi coltivati ha estensioni molto limitate. La coltivazione più diffusa è quella del riso (l'India è il secondo produttore mondiale dopo la Cina), seguita da frumento, canna da zucchero, tè, cotone e iuta. Molto importanti anche gli ortaggi, sorgo, miglio, mais e orzo. Tra le colture dedicate al commercio vi sono il caucciù, caffè, semi di lino e arachidi. Ampiamente sfruttati anche i settori della pesca e del legname. Con più di duecento milioni di capi, l'India è il principale allevatore di bovini, utilizzati come forza motrice nei campi, nella produzione di latte e nella fornitura di pellame. È esclusa la macellazione in quanto la religione induista considera l'animale sacro e ne proibisce il consumo di carne. La Banca mondiale afferma che l'agricoltura soffre di un eccesso di produzione, che causa abbassamento dei prezzi; inoltre mostra una crescita del 3% annua del settore e propone la liberalizzazione.
Povera di petrolio e gas naturale, l'India dispone di ricchi giacimenti di carbone, ferro, cromo, bauxite e sale. Sono molto diffuse, per la produzione di energia elettrica, le centrali termoelettriche, che contribuiscono alla produzione dei 4/5 dell'energia totale. Al secondo posto vi sono quelle idroelettriche (17% circa).
L'industria più sviluppata in India è quella siderurgica e tessile. In forte crescita quella automobilistica e farmaceutica. Negli ultimi anni hanno acquisito importanza le industrie ad alta tecnologia (aeronautica). La forma più diffusa è la piccola industria a conduzione familiare. Esistono però anche grandi imperi multinazionali come quello della famiglia parsi di industriali Tata, quella che ha lanciato sul mercato la Tata Nano, la macchina da 2500 dollari destinata a motorizzare il Terzo Mondo
L'India è uno dei primi paesi al mondo nella produzione di software. Diffusissimi inoltre i call center di società occidentali, e back office di banche e assicurazioni. Persino società come la Reuters e addirittura le ferrovie inglesi hanno filiali e servers in India.
L'industria indiana negli ultimi anni sta compiendo passi da gigante, stabilizzandosi dal 2002 ad una crescita annua del 7-8%.
Tutto ciò è da ricercarsi sia nella forza lavoro a basso costo, sia nella privatizzazione delle industrie che è stata attuata a partire dal governo di Rajiv Gandhi, figlio di Indira, figlia di Nehru.
I principali partner commerciali sono Stati Uniti d'America, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Arabia Saudita e Belgio.
Esportazioni:
Esportazioni, valore complessivo: 42.295 milioni di dollari
Importazioni:
Importazioni, valore complessivo: 50.455 milioni di dollari (differenza: -8.160)
La Banca mondiale, in un'analisi delle priorità assolute per lo sviluppo in India, suggerisce diverse proposte per il contenimento della povertà, lo sviluppo umano, lo sviluppo sostenibile dalla società e dall'ambiente ed, infine, la finanza, il settore privato e le infrastrutture. La prima di queste prevede la fornitura dei servizi di base e l'attuazione di programmi anti-povertà, il risanamento fiscale, la diminuzione del debito pubblico, l'eliminazione della corruzione, incentivi economici, culturali e sociali per gli investimenti. Per lo sviluppo umano (educazione, salute e protezione sociale) propone l'impegno politico e finanziario, un programma per la partecipazione del settore privato, e osserva la vulnerabilità delle aree rurali alla criminalità, oltre ad un inadeguato sistema di prevenzione dei disastri. In terzo luogo suggerisce la liberalizzazione dell'agricoltura, sussidi iniziali, investimenti pubblici, lavoro rurale non agricolo, potenziamento dei settori vulnerabili della società. Infine propone un controllo statale del sistema delle banche, sussidi all'industria dell'energia e denuncia una capacità insufficiente delle infrastrutture, in particolar modo della rete stradale.L'india importa il 70% di petrolio
L'India è il secondo paese al mondo per numero di abitanti,dopo la Cina. Ciò comporta una forte domanda di alimenti, e rende necessaria una crescita rapida della produzione agricola; infatti un tasso di crescita di 1,5%, applicato ad un miliardo di individui significa 15 milioni di persone in più ogni anno. Inoltre i problemi principali della popolazione sono la scarsa disponibilità di acqua potabile, le condizioni igieniche scadenti e l'alto tasso di analfabetismo (in diminuzione); causati rispettivamente dal forte inquinamento idrico, il ridotto accesso all'acqua e alla rete fognaria, la scarsità di medici e ospedali, la scarsità di strutture scolastiche nel passato.
Tra le riforme prioritarie indicate dalla Banca mondiale vi sono quelle rivolte a migliorare il grado di salute e istruzione della popolazione. È la stessa Banca mondiale a suggerire la cooperazione con le comunità locali e le organizzazioni non governative.
Percentuali per fasce d'età (tra parentesi il confronto con l'Italia):
Altre:
Tasso d'iscrizione dell'età relativa:
In base ai dati del censimento del 2001, la popolazione indiana è a grande maggioranza di religione induista (80,45%), compresi gli ayyavazhi che sono considerati una setta induista e sono presenti soprattutto nell'India meridionale; la seconda comunità religiosa della nazione è quella dei musulmani che assommano al 13,43% della popolazione totale dell'India. Sono presenti inoltre altre piccole minoranze religiose: cristiani 2,34%, sikh 1,87%, buddhisti 0,77%, giainisti 0,41% e altre comunità religiose 0,65% (religioni tradizionali tribali, bahai, ebrei e parsi).
I musulmani costituiscono la maggioranza nel Jammu e Kashmir e nelle Lakshadweep, mentre formano grosse minoranze negli stati di Uttar Pradesh (30 milioni, circa un quinto della popolazione), Bihar (13 milioni e mezzo, un sesto della popolazione), Bengala Occidentale (un quarto della popolazione), Assam (poco meno di un terzo) e Kerala (un quarto).
I cristiani dell'India si diversificano in tre confessioni principali: i cattolici sono presenti a Goa (360.000 cristiani, un quarto della popolazione), a causa delle conversioni operate durante il dominio coloniale portoghese; i protestanti nei tre stati di Meghalaya, Nagaland e Mizoram dove sono maggioritari, in Manipur dove costituiscono un terzo della popolazione e nelle aree tribali del resto dell'India, a causa delle conversioni operate da missionari soprattutto battisti a partire dalla metà del XIX secolo. I cristiani di San Tommaso sono invece concentrati nel Kerala (6 milioni di cristiani, un quinto della popolazione).
I sikh costituiscono la maggioranza in Punjab e formano significative minoranze nel territorio di Delhi (mezzo milione) e nell'Haryana (oltre un milione). I buddhisti formano la maggioranza nello stato del Sikkim e nella regione del Ladakh e sono diffusi tra i paria grazie alle conversioni di massa iniziate dal dr. Ambedkar negli anni Cinquanta. I giainisti si trovano soprattutto negli stati di Rajasthan (650.000), Gujarat (525.000), Maharashtra (1.300.000) e Karnataka (400.000), i parsi sono concentrati a Bombay.[2]
Gli ebrei, ora molto ridotti, erano presenti storicamente con le comunità di Cochin, del Maharashtra (Bene Israel), di Bombay (Baghdadi), nel Mizoram (Bnei Menashe, indiani convertiti) e nell'Andhra Pradesh (Bene Ephraim, anch'essi indiani convertiti).
Dopo la separazione dal Pakistan e nonostante il duro colpo della uccisione di Gandhi, il Partito del Congresso riuscì a mantenere la propria unità grazie anche al nuovo premier Jawaharlal Nehru, che seppe conciliare gli interessi dei ceti burocratici e mercantili di stampo occidentale (che volevano cambiamenti) con quelli della nuova borghesia rurale nata dal declino delle vecchie oligarchie agrarie (che volevano mantenere la propria posizione).
La politica di governo dell'Unione era orientata a due obiettivi: la lotta per la decolonizzazione e quella per la modernizzazione della società indiana. Nel 1950 l'attuazione di tale programma iniziò con la soppressione di più di 500 regni e principati in cui era diviso il paese (tra cui il Kashmir che costrinse ad un forte dispendio di energie) e approvando una costituzione repubblicana e federale a regime parlamentare. Nel 1956 fu imposto l'hindi come lingua ufficiale. Preoccupazione costante di Nehru e del suo governo fu quella di mantenere unito e compatto il paese, a qualsiasi costo; per questo orientò la sua politica su modelli di grande tolleranza e neutralità per quelle minoranze (religiose, politiche o sociali) reputate non pericolose per la compattezza del paese. Per realizzare questa politica di tolleranza proclamò l'Unione indiana stato aconfessionale e promosse la formazione di una classe burocratica formata dall'integrazione di nuove leve ed esperti funzionari che avevano già prestato servizio con gli inglesi. Il sistema parlamentare avrebbe dovuto garantire un buon livello di democrazia, ma lo strapotere del Partito del Congresso dava massima libertà d’azione al Primo ministro. Il problema delle pericolose minoranze comuniste venne affrontato da Nehru con il ricorso a due espedienti: l'adozione di una legge di tipo militare e una riforma costituzionale di tipo federalista che affidava a dei Governatori (scelti dal Congresso, quindi da Nehru stesso) l'amministrazione locale, convogliando invece al governo centrale tutte le decisioni di rilievo legislativo, politico, economico o internazionale. Questo agì sui gruppi comunisti isolandoli e vanificando i loro sforzi sovversivi. Intanto si avviava un processo di industrializzazione accelerata, attraverso un crescente controllo statale del commercio con l’estero delle principali materie prime e una serie di piani quinquennali, che consentirono all'India di impiantare una solida industria siderurgica e di realizzare il primo reattore nucleare. Questo sforzo di modernizzazione generò forti contraddizioni sociali, poiché il paese era ancora caratterizzato da elevati tassi di analfabetismo, da un sistema agricolo arcaico incapace di sostenere il ritmo della crescita demografica e notevoli disuguaglianze economiche. Infine, il grande divario nello sviluppo tra il centro-nord che era molto avanzato e il sud sottosviluppato (accompagnato dalle tendenze all’autonomismo tamil e bengali) indebolì la coesione del blocco dirigente e insieme alle questioni di politica estera (i continui attriti con il Pakistan e la cattiva gestione del conflitto con la Cina nel 1962) portò alla nascita di nette divergenze all'interno del gruppo dirigente al governo. A questo contribuì anche l’eccessivo peso che l’idea centrista e unitaria di Nehru andava acquistando e che sembrava minacciare l’iniziativa industriale privata dei nascenti gruppi capitalistici del paese. Alla sua morte, nell’estate del 1964, Nehru lasciò un paese povero, ma sicuramente non sottosviluppato.
La crisi politica durante gli ultimi anni di Nehru, preannunciata dallo spostamento del governo di New Delhi verso il blocco occidentale, e dal tentativo di avvicinarsi all’URSS da parte del suo successore Shastri, si esplicitò poco dopo l’avvento al potere di Indira Gandhi, la figlia di Nehru. Nelle elezioni del 1967 il Partito del Congresso fu fortemente ridimensionato e ridotto a partito di maggioranza relativa, fu praticamente sconfitto nelle amministrazioni locali e contestato dai governi regionali. Si divise, così, in un’ala apertamente conservatrice, attaccata a posizioni di privilegio aristocratiche e da un’ala progressista intenzionata a portare avanti il rinnovamento del paese. Indira tentò invano di salvaguardare l’unità politica del Partito, rovesciando i governi di sinistra del Bengala orientale e dell’Uttar Pradesh; nel 1969 il Partito si divise definitivamente in due: il Vecchio Congresso, capeggiato dall’ex vice primo ministro Desai, e il Nuovo Congresso, capeggiato dalla stessa Indira, che fu riconfermata in carica col sostegno delle sinistre. La "svolta a sinistra" divenne più esplicita all’inizio degli anni ‘70, con la soppressione degli ultimi privilegi aristocratici e l’apertura verso l’Unione Sovietica. Contemporaneamente Indira avviava quella "rivoluzione verde", vasta riforma agraria che le guadagnò un aumento di consenso nelle elezioni politiche del 1971 e nelle regionali del 1972, con l’adesione dei settori più dinamici della borghesia industriale. Tuttavia neanche questi successi riuscirono a sanare le contraddizioni sociali del paese. La crisi economica internazionale che investì il mondo nel 1973 peggiorò sensibilmente le condizioni interne del paese che attraversava già un periodo di recessione delle produzioni agricole; a questa realtà il governo di Indira rispose con una politica di controllo demografico estremamente autoritaria. Per tutta risposta si scatenarono contro di lei i movimenti di estrema destra, il rivale di sempre Desai e, trascinate da lui, anche le forze moderate. Indira, senza demordere, accentuò i caratteri autoritari del suo governo proclamando lo stato di emergenza nel 1975; dopo il successo nelle politiche del 1976 propose un emendamento costituzionale che mirava a instaurare un governo presidenziale. Questa mossa decretò il definitivo allontanamento dal governo della borghesia agraria e dei ceti popolari più tradizionalisti, tanto che in occasione delle elezioni anticipate nel 1977 il partito del Nuovo congresso subì una secca sconfitta, mentre la coalizione conservatrice riportava una schiacciante vittoria. Già nel 1979 Desai rassegnava le dimissioni, incapace di fare fronte alle spaccature interne al suo partito. Invece di nominare un primo ministro il Presidente Sanjiv Reddy decise di indire nuove elezioni. Queste ultime, svoltesi nel 1980, videro l’inatteso ritorno di Indira Gandhi che dovette governare il paese facendo fronte ad una situazione resa difficile dall’impeto secessionista di alcune province: infatti nel Punjab convivevano due diverse etnie, quella sikh e quella indù; Indira preoccupata da un possibile rafforzamento dei partiti sikh decise di dividere la regione del Punjab in tre province. Il governo di Indira Gandhi rispose con il solito autoritarismo proclamando la legge marziale e invadendo militarmente i luoghi sacri dei sikh. La ritorsione dei sikh fu immediata: Indira Gandhi venne assassinata da due sicari. Toccò al figlio continuare l’opera di ricomposizione dei contrasti religiosi e di rilancio dell'economia indiana. Ma anch'egli venne ucciso, questa volta da un gruppo tamil per motivi legati alle scelte del governo indiano riguardo alla guerra civile in Sri Lanka, e poco dopo si affermò il partito del Congresso e si rafforzò il movimento nazionalista indù.
Secondo la sua Costituzione l’India è una “repubblica sovrana, socialista laica e democratica”. L’India è la nazione più popolata ad avere un governo democraticamente eletto. Come gli Stati Uniti, l’India ha una forma di governo federale. Pur essendo una repubblica federale al governo centrale indiano spettano ben più grandi prerogative che agli stati federati ed è plasmato sul modello Westminster britannico. Il governo centrale può sciogliere i governi statali nel caso in cui nessun partito o coalizione di partiti goda della maggioranza per governare. In situazioni ben specificate dalla Costituzione il governo centrale può imporre regole federali dirette, note come ‘regola del Presidente’.
Il governo esercita i suoi ampi poteri amministrativi in nome del Presidente, le cui funzioni sono essenzialmente cerimoniali e formali. Il Presidente è il Capo dello Stato e il comandante in capo delle Forze armate indiane. Il Presidente e il Vicepresidente sono eletti per 5 anni in modo indiretto da un apposito collegio di elettori. Il Vicepresidente assume le funzioni di Presidente in caso di morte o di dimissioni del Presidente titolare.
Il Consiglio dei Ministri (cabinet, gabinetto) guidato dal Primo Ministro dell’India, è il reale detentore del potere esecutivo. Il Presidente nomina il Primo Ministro, che è designato dai membri del partito o della coalizione che guida la maggioranza in Parlamento. Il Presidente quindi nomina i ministri subalterni su proposta del Primo Ministro. Nei fatti il Presidente non ha discrezionalità nella scelta del Primo Ministro, fatto salvo quando nessun partito o coalizione di partiti ottiene la maggioranza alla Camera del Popolo. Nominato il Primo Ministro, il Presidente non ha autorità su nessun'altra materia, inclusa la nomina dei ministri anche se ogni decisione del governo centrale è formalmente presa in suo nome. Ogni ministro con portafoglio deve necessariamente appartenere ad una delle due camere.
Il parlamento indiano (Sansad), bicamerale, è formata da una Camera alta (Rajya Sabha, il Consiglio degli Stati) e una Camera bassa (Lok Sabha la Camera del Popolo). Il Consiglio dei Ministri gode della fiducia del Lok Sabha. I 238 membri del Raiya Sabha sono eletti in maniera indiretta da un collegio di grandi elettori; il Presidente può nominare altri 12 deputati scegliendoli tra quelle personalità che si sono particolarmente distinte nel campo delle arti e delle scienze; i membri durano in carica sei anni e la Camera viene rinnovata per un terzo ogni due anni. I 545 deputati del Lok Sabha sono eletti direttamente dal voto popolare per cinque anni. La Camera bassa è determinante per la definizione del potere politico e per la formazione del governo. Tutti i cittadini che hanno compiuto il diciottesimo anno d’età hanno il diritto di voto.
La Repubblica indiana è composta da 28 stati e 7 unioni territoriali. Gli stati eleggono direttamente i propri governi, mentre le unioni territoriali sono guidate da un amministratore nominato dal governo centrale. I governi locali in India hanno meno autonomia paragonati ai loro equivalenti negli Stati Uniti. Alcuni stati stanno tentando di ripristinare le tradizionali assemblee di villaggio, che mirano a promuovere la partecipazione popolare democratica a livello dei villaggi, nei quali vive ancora la maggior parte della popolazione. Alcuni stati e alcuni governi locali sono dotati di un proprio Sovrano, denominato Maragià, dotato solitamente di poteri eminentemente rappresentativi e religiosi.
Il sistema indipendente di giustizia indiano nacque sotto la dominazione inglese, e i suoi principi e le sue procedure richiamano quelle dei paesi anglosassoni. La Corte Suprema è composta da un giudice capo e da altri 25 giudici, tutti nominati dal Presidente su designazione del Primo Presidente della Corte Suprema indiana. Dagli anni 60 l’India ha abbandonato il sistema delle giurie per molti processi, trovandolo un sistema corrotto e inefficiente, la stragrande maggioranza dei processi oggi è condotta da magistrati.
A lungo, nella sua storia indipendente, l’India è stata governata dal “Indian National Congress Party” (INC). Il partito ha goduto della maggioranza parlamentare a lungo, fatta eccezione per due brevi periodi, durante gli anni 70 e negli ultimi anni 80. Tra il 1996 e il 1998 ci è stato un mutamento politico prima con un governo di destra nazionalista, il Bharatiya Janata Party (BJP) seguito da un governo di sinistra, con la coalizione del Fronte unito (United Front). Nel 1998, il BJP ha formato l’Alleanza Nazional-Democratica (National Democratic Alliance) (NDA) con piccoli partiti regionali, ed è diventato il primo governo non INC a completare l’intero percorso della legislatura di 5 anni. Nel 2004 il partito del Congresso (INC) è tornato al governo alla guida di una coalizione appoggiata dai partiti di centrosinistra.
L’Indian National Congress Party, il Partito del Congresso o anche il Congresso (INC), è la prima forza politica del paese. Fondato nel 1885, il Partito del Congresso ha guidato il Movimento per l’Indipendenza, con oltre 15 milioni di Indiani coinvolti nell’organizzazione e oltre 70 milioni di partecipanti alla lotta contro l’Impero Britannico. Dopo l’Indipendenza nel 1947 è diventato il partito politico dominante nel paese. Nel 14esimo Lok Sabha (2004-2009), 145 membri del Partito del Congresso siedono alla Camera del Popolo. Il Partito guida la United Progressive Alliance, la coalizione di governo appoggiata dal Fronte Unito.
Il Bharatiya Janata Party (BJP), letteralmente Partito del Popolo Indiano, fondato nel 1980, è uno dei due più grandi partiti indiani. Paladino dei valori culturali socio-religiosi della maggioranza Indù del paese, conservatore, forte sostenitore delle politiche sociali e della difesa nazionale. Il suo elettorato è consolidato dalla grande famiglia delle organizzazioni nazionaliste indù. Fin dalla sua fondazione il BJP è stato il principale oppositore del Partito del Congresso. L’alleanza con i partiti regionali era volta a strappare il governo alla coalizione di centrosinistra, guidata dal INC, che da quarant’anni dominava la politica indiana. Fin dal suo motto ideologico "Hindutva”, che grossolanamente si potrebbe tradurre come “Induistità”- appare evidente il richiamo alla cultura nazionalista indù. Il Bharatiya Janata Party, coalizzato con diversi altri partiti, ha guidato il Governo indiano tra il 1998 e il 2004, con Atal Bihari Vajpayee come Primo Ministro e Lal Krishna Adyani, il leader più anziano del partito, come vice Primo Ministro. È il primo partito dell’Alleanza nazional-democratica e dal 2004 guida l’opposizione alla Camera del Popolo.
In India lo sport è praticato soprattutto dalle classi ricche e dagli alti ceti della popolazione. Sono soprattutto sport di origine anglossassone i più praticati come il Cricket (ritenuto da molti sport nazionale), l'Hockey su prato e il Polo. Di recente crescita anche il Rugby, mentre è scarsamente seguito il Calcio.
L'India ha vinto il Campionato del Mondo di Cricket nel 1983, in Inghilterra, sconfiggendo in finale la Nazionale delle Indie Occidenatli. Si è piazzata seconda nell'edizione del 2003, in Sudafrica, dietro l'Australia. L'India ha anche ospitato i Campionati del Mondo di Cricket nel 1987 (insieme al Pakistan) e nel 1996 (insieme a Pakistan e Sri Lanka). India, Pakistan, Sri Lanka e Bangladesh ospiteranno, inoltre, l'edizione del 2011. In campo femminile la Nazionale indiana è giunta seconda ai mondiali di Sudafrica 2005, dietro l'Australia. L'India ha anche ospitato i mondiali femminili di Cricket nel 1977 e nel 1997.
L'India ha anche vinto il Campionato del Mondo di Hockey su prato nel 1975, in Malaysia, battendo nella finale di Kuala Lumpur il Pakistan. È giunta seconda nell'edizione del 1973, in Olanda, dietro i padroni di casa, e terza nella prima edizione del torneo, Spagna 1971, dietro a Pakistan e Spagna. L'India ha anche ospitato l'edizione del 1982 in cui vinse il Pakistan, ed ospiterà i prossimi mondiali del 2010. Nella storia delle Olimpiadi, l'India detiene il record di medaglie d'oro nell'Hockey su prato maschile, vincendo 8 tornei: Amsterdam 1928, Los Angeles 1932, Berlino 1936, Londra 1948, Helsinki 1952, Melbourne 1956, Tokyo 1964 e Mosca 1980. È arrivata seconda a Roma 1960 dietro al Pakistan, e terza nelle edizioni di Città del Messico 1968 e Monaco 1972.
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