Con il termine millet (dall'arabo: ملة, milla ovvero "confessione religiosa") si indicano quelle comunità religiose dell'Impero ottomano che godevano di una serie di diritti e di prerogative nel quadro del sistema istituzionale complessivo dell'impero. Le comunità religiose riconosciute godevano di una giurisdizione autonoma nell'ambito dello "statuto personale" (diritto di famiglia e delle successioni), mentre le autorità religiose (Gran Rabbino di Costantinopoli, patriarchi cristiani) godevano di alcune potestà normative e giurisdizionali oltre che di una funzione di rappresentanza politica della propria comunità nei confronti del Sultano e della sua amministrazione.
Più precisamente, il sistema delle millet costituisce una forma perfezionata e con influssi bizantini dell'istituto islamico della dhimma, applicato nell’Impero ottomano fino al XIX secolo. Gli studiosi dibattono se il sistema fosse applicato esclusivamente alle comunità cristiane ortodossa e armena, che già dai tempi di Bisanzio erano costituiti in strutture fortemente gerarchizzate. alcuni, infatti, sostengono che singole comunità ebraiche fecero capo al rabbino locale e non ad una autorità centralizzata residente ad Istanbul, almeno fino al 1800.