| Dati biografici | ||||||||||||||||||||||
| Nome | Nelson Piquet Souto Maior | |||||||||||||||||||||
| Nato | 17 agosto 1952 Rio de Janeiro |
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| Dati agonistici | ||||||||||||||||||||||
| Disciplina | Automobilismo | |||||||||||||||||||||
| Categoria | Formula 1 | |||||||||||||||||||||
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Nelson Piquet Souto Maior (Rio de Janeiro, 17 agosto 1952) è un ex pilota automobilistico brasiliano di chiare origini francesi, vincitore di 3 campionati mondiali di Formula 1.
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Piquet cominciò ad appassionarsi al mondo dei motori a 14 anni, quando iniziò a gareggiare in go-kart.[1], ma vista la disapprovazione del padre corse con il nome della madre.
Divenuto campione in Formula Super Vee nel 1976 due anni dopo passò alla F3 inglese, battendo vari record e preparandosi per il passo in Formula 1.
Piquet ha debuttato in Formula 1 nel Gran Premio di Germania del 1978, alla guida di una Ensign-Ford N177MN. Qualificatosi 21°, il brasiliano dovette ritirarsi al 31° giro per la rottura del propulsore. Fu la sua unica gara con l'Ensign. In quella stessa stagione Piquet corse anche 3 gare con la McLaren del team Ligget Group B&S Fabrication e una con la terza vettura ufficiale della Brabham, il team che avrebbe poi segnato la prima parte della sua carriera. Con questa scuderia infatti Piquet corse poi fino al 1985, aggiudicandosi due titoli mondiali, nel 1981 e nel 1983 e un titolo di vicecampione nel 1980.
Al volante della Brabham-Alfa Romeo, Piquet si rivela come pilota di grandi doti, ma la pochezza della vettura (ultimo anno della collaborazione tra il costruttore inglese e la casa italiana, ormai scesa in pista in prima persona) non gli permette di andare oltr eun quarto posto. Nella gara conclusiva, il Gran Premio degli Stati Uniti-Est in cui la Brabham si schiera con la nuova vettura a motore Cosworth, conquista il giro più veloce
È l'anno della consacrazione, sin dal Gran Premio d'Argentina in cui sale per la prima volta sul podio (2°). Vince la su prima gara, il G.P. di Long Beach, oltre a i Gran premi di Olanda e Italia, dopo le quali va in testa al mondiale che però andrà a Alan Jones su Williams. A favore dell'Australiano peseranno due episodi nel Gran Premio del Canada, quando Nelson, portatosi in testa, è costretto al ritiro per rottura del motore, mentre Jones si aggiudica la vittoria grazie alla penalizzazione inflitta a Didier Pironi. Ad ogni modo Jones legittimerà il titolo vincendo la successiva gara di Watskin Glen. Nel 1980 vinse anche la serie Pro-car, monomarca BMW.
Nelson Piquet conquista il mondiale grazie dopo una lotta contro l'altro pilota Williams, Carlos Reutemann. Nelson si aggiudica tre gare e arriva all'ultimo GP un punto dietro l'Argentino. A Las Vegas nel GP finale, nel parcheggio del Ceaser's Palace, Piquet giunge quinto, mentre Reutemann, che per la delusione lascerà di lì a poco l'automobilismo, chiude solo ottavo causa problemi alle gomme. Sempre nel 1981, partecipò saltuariamente al Campionato mondiale Endurance al volante di una BMW M1 e vinse, in coppia con Hans Joachim Stuck, la 1000 Km del Nuerburgring. Queste partecipazioni erano propedeutiche all'accordo tra Brabham e BMW per la collaborazione tecnica cominciata in Formula 1 nel 1982.
E' un anno di transizione. La Brabham firma un accordo per avere il motore turbo BMW che arriverà a metà stagione. Nella prima di stagione, Nelson si aggiudica il GP del Brasile, ma viene squalificato succesivamente. GP degli USA-Est, sul nuovo circuito citatdinio di Detroit, Piquet porta all'esordio il vettura con il motore BMW. Dopo che le prove del Venrdì sono state annullate, nell'unica sezioendi prove il motore si rompe e Piquet non riesce per l'unica volta in carriera a qualificarsi. Il riscatto arriva solo sette giorni dopo. Nel GP del Canada, Piquet si aggiudica la gara. Una serie impressionante di ritiri per problemi meccanici impedirà a Piquet di andare oltre l'11 posto finale in classifica.
Al volante della Brabham BT52, Piquet si aggiudica il secondo mondiale, al termine di una lunga lotta con Alain Prost, Renè Arnoux e Patrci Tambay. Nelson parte bene vincendo il GP del Brasile. Poi vari problemi di affidabilità e di sfortuna lo relegano dietro i suoi avversari. Ma nel finale di stagione vince in rimonta con due vittorie (Europa a Brands Hatch e Italia a Monza). E' il primo titolo mondiale per un pilota al volante di una vettura turbo.
Di fronte allo strapotere della McLaren con motore Tag-Porsche, malgrado una sfilza di pole position, Piquet si deve accontentare di due vittorie in Canada e Stati Uniti.
Una sola vittoria , storica. al Gran premio di Francia riporta al successo dopo 28 anni una vettura con gomme Pirelli. Già a metà stagione, a causa degli scarsi risultati ottenuti, la permanenza del brasiliano nel team inglese venne messa in discussione. Infatti Piquet ebbe contatti con il team McLaren,[2] salvo poi accasarsi alla Williams. A fine dell'anno, quindi, Piquet lasciò la Brabham, anche per la scarsa fiducia nel progetto (in effetti fallimentare) della vettura BT55 per il 1986.
Il brasiliano lascia la Brabham, per passare alla Williams-Honda, team in grande crescita alla fine del 1985 (tre vittorie nelle ultime tre gare) dove nelle sue intenzioni avrebbe dovuto recitare un ruolo di prima guida assoluta. Si ritrovò invece a dover combattere una guerra "fratricida" col compagno di squadra Nigel Mansell, col risultato che a fine stagione i due dovettero cedere entrambi all'alfiere della McLaren Alain Prost, più regolare e fortunato.
La superiorità della Williams fu tale da non permettere a nessun'altra scuderia di poter lottare per il titolo. Piquet, pur non disputando una delle sue stagioni più memorabili (condizionato anche da un tremendo incidente occorsogli alla curva del Tamburello a Imola, durante le prove del Gran Premio di San Marino, incidente dal quale si riprese bene fisicamente e in pochissimo tempo, ma che a detta di tutti gli lasciò forti strascichi a livello psicologico) ebbe così la meglio sul compagno Mansell, spesso bersagliato dalla sfortuna e soprattutto autore di uno spettacolare incidente nelle prove del penultimo Gran Premio a Suzuka (Giappone). L'incidente impedì a Mansell di gareggiare nelle ultime due gare, lasciando via libera al compagno di squadra.
Piquet fu il quarto pilota (dopo Juan Manuel Fangio, Denis Hulme e Niki Lauda) a cambiare squadra subito dopo aver vinto il mondiale. Spinto dal fatto che la Honda avrebbe abbandonato la Williams, Nelson approdò alla Lotus, ma nel team che fu di Colin Chapman il brasiliano avrà solo delusioni.
Dopo due stagioni fallimentari, e bollato dall'opinione pubblica come pilota ormai in declino, Piquet deve accettare un contratto alla Benetton. Pagato in base ai punti conquistati, vivrà una sorta di seconda giovinezza, avendo una stagione 1990 molto positiva e aggiudicandosi addirittura le due ultime gare, a Suzuka ed Adelaide.
Non così positiva fu invece la stagione successiva dove comunque Nelson riuscì ad aggiudicarsi, sia pure in maniera un po’ rocambolesca, il Gran Premio del Canada. Al termine di quell'anno Piquet fu scaricato dalla Benetton, che decise di puntare su Michael Schumacher e, non avendo trovato un altro team all'altezza, decise di ritirarsi dalla Formula 1.
Non si trattò però del definitivo addio alle corse perché nel 1992 il brasiliano decise di dedicarsi ad un sogno da tempo cullato: partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis. Ma la sorte era in agguato: durante le prove della mitica corsa sul catino dell'Indiana Piquet perse il controllo della sua vettura e sbatté in maniera violentissima contro il muretto, subendo ferite tremende dalle gambe. Il recupero fu lentissimo ma completo, tanto che il brasiliano poté ritentare già la stagione successiva, stavolta in maniera positiva, l'avventura ad Indianapolis. Dopo un ottimo tredicesimo tempo di qualificazione la corsa si concluse dopo appena una ventina di giri con una avaria al motore mentre occupava l'ottava posizione. Il catino era stato finalmente esorcizzato, anche se rimaneva l'amaro in bocca per l'occasione di una buona gara incolpevolmente sfumata .
Oggi Piquet, da sempre famoso per i suoi atteggiamenti goliardici e la fama di tombeur de femme, dedica quasi completamente le sue energie nel seguire la carriera del figlio Nelson Angelo (detto "Nelsinho", nato nel 1985), grande promessa dell'automobilismo mondiale e vincitore del campionato inglese di Formula 3.
Nelson Piquet ha disputato 204 Gran Premi di Formula 1, con 23 vittorie, 24 pole position, 23 giri più veloci in corsa e 481,5 punti validi conquistati; si è classificato per 100 volte nei primi sei (delle quali 60 sul podio), ed è partito per 43 volte in prima fila.