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Nella Bibbia e nella tradizione ebraica ci si riferisce a Dio utilizzando vari appellativi ed espressioni.
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Nella religione ebraica gli appellativi con cui ci si riferisce a Dio sono anche necessari al fine di comprendere le modalità attraverso le quali Dio si rapporta al mondo, agli uomini ed alle creature. L'esegesi ebraica stabilisce molte regole anche in merito alla pronuncia di essi nella lingua ebraica approfondendone ogni aspetto anche con il supporto della Ghematriah. Molti Maestri Rabbini indicano che la presenza di differenti Nomi è anche dovuta all'impossibilità dell'uomo a comprendere la totalità e l'essenza divine: l'uomo presenta infatti una modalità conoscitiva la cui natura è applicabile alla molteplicità delle cose comprendendone ogni volta gli aspetti in modo frammentario anche se lineare ed uniforme; comprendere l'essenza di Dio equivarrebbe a comprendere la totalità divina nell'unità, cosa all'uomo impossibile: la Mia sapienza non è la vostra sapienza viene commentato anche in questo senso.
La pluralità dei nomi è anche dovuta al fatto che nell'ebraismo il nome proprio di Dio è considerato ineffabile. Di conseguenza il Tetragramma è uno dei casi più tipici di qere-ketiv, cioè di differenza fra pronuncia e forma scritta.
Il Tetragramma (in ebraico יהוה) è considerato nella bibbia ebraica come il nome proprio di Dio. È formato da quattro consonanti; si scrive in un modo e si legge in diversi altri di cui uno in particolare è il più utilizzato: HaShem (cioè: "il Nome") e, tra le varie traduzioni possibili, la più comune è l'Eterno.
Invocazioni di Dio mediante particelle pronominali: Hu Lui stesso; Atta Tu; Anokì Me; Ani Io; Hineni Eccomi.
A-donai significa i signori [1]. Spesso associato a questo vi è Tzevaoth o Sabaoth: Signore delle schiere o Signore degli eserciti[2]
Avinu Malkeinu: Nostro Padre, Nostro Re.
Chai ha-Chayyim: Vita della vita.
Chai olamìm: Colui che vive sempre, Colui che dona la vita ai mondi.
Chassid: Pieno di Grazia, questo nome esprime la modalità divina dell'amore, della gentilezza, della grandezza di Dio anche nel rapporto con l'uomo e dell'uomo con il proprio prossimo che per queste qualità è sostenuto da Dio.
Deòt ha-Shem: «L'Eterno è Dio di conoscenza».
Ein Sof significa l'Infinito, l'illimitata Potenza di Dio.
Ehad significa l'Uno, l'unità del divino.
Ehyeh Asher Ehyeh, meglio tradotto con Io sarò Colui che sarò, esprime l'immutabilità di Dio anche se dinanzi al movimento finito della Creazione della quale Egli si gloria e nella quale si diletta, quasi che qualcosa sia metaforicamente aggiunto alla Sua essenza comunque perfetta e senza alcuna necessità di cambiamento. Questo nome cela molte discussioni sul Tetragramma fatte dai Rabbini: presenta infatti le stesse lettere ebraiche. Viene anche tradotto con Io sono Colui che sono senza una precisa attenzione alla forma grammaticale del verbo.
E-l costituisce la particella semantica per il divino, che è inserita in molte parole indicanti il nome di entità spirituali. Da sola significa genericamente Dio.
E-l Chai significa il Dio vivente.
E-lion: L'Altissimo.
E-l Melech Neeman: Dio, Re, Fedele, è l'appellativo cui vengono associate le parole della medesima radice Emunah, che significa fede, ed Amen.
E-lohim, secondo Ramban significa E-l hem, "la Loro potenza", cioè potenza di tutto e tutti, su tutti e tutto. In altri termini, l'Onnipotente. Si constata che questo non è un Nome, ma un attributo del precedente. (Alcuni spesso scrivono E-loh/kim per evitare di scrivere E-lohim, evitando di scrivere la forma esatta). Questo nome divino riguarda anche la Creazione e Dio come Creatore: in Ghematriah la parola di questo nome divino ha il medesimo valore numerico di Hateva, ovvero Natura e riguarda dunque il potere di Dio sulla Natura nel crearla e nel mantenerla.
E-loha è la forma singolare, o meglio "particolare" del precedente. Si può dire che Egli fu l'E-loha di Abramo, l'E-loha di Isacco, l'E-loha di Giacobbe. Questa forma divenne impropria quando Dio diventa comune ad un popolo, perché se Dio è il "mio Dio", non può esserlo di un altro.
Emet, verità, viene spesso utilizzato assieme al nome E-lokim nel significato di Dio è vero ma viene anche letteralmente tradotto con l'espressione Dio è Verità.
Goalenu: Nostro Redentore/Nostro Liberatore.
HaKadosh BaruchHu: il Santo e Benedetto, oppure il Santo, Benedetto Egli sia.
Iah è un'abbreviazione del Tetragramma: è scritto che questo è un nome completo.
Kol significa il Tutto, la pienezza dell'essere.
Melech Ha-'Olam: Re del Mondo ma si intende anche Eterno.
Makom, luogo, indica che il Signore è il luogo di tutto.
'Olam: Mondo.
Pashtut, la Semplicità, indica anche l'aspetto più puro e semplice dell'uomo quando è legato a Dio: la fede.
Rachamanan o Harachaman: in Ebraico ed Aramaico significano Clementissimo o Misericordioso.
Shadday antico nome divino dell'epoca patriarcale[3] e reso comunemente nelle traduzioni della Bibbia con Onnipotente. Incerto il suo significato; alcuni vi leggono "che ha detto basta al Suo mondo" (Sheamar le'olamo daï) (Talmud Hagiga, secondo capitolo); altri lo vedono come un acrostico, Shomer doltot Israel, proteggi le porte di Israele, poiché questo nome viene nelle mezuzot sugli stipiti delle porte, tranne in quelle dei locali d'igiene. Il nome Shadday è spesso associato al nome della Misericordia divina cosicché l'espressione completa risulti E-l Shadday.
Anche Shabbat e Shalom, Sabato e Pace, vengono annoverati tra i Nomi del Signore.
Shekhinah: piuttosto che un nome che indichi una modalità di Dio, il termine Shekhinah e tutta l'esegesi ebraica che ne discute esprimono invece la concezione della presenza divina nel mondo e nel Tabernacolo o nel Tempio di Gerusalemme, dimora principale di Dio, in ebraico appunto detto Mishkan.
Zaddik significa Giusto: il versetto che afferma Il Giusto è il fondamento del mondo si riferisce sia al Signore, sia ad alcuni uomini: si dice infatti che in ogni generazione vivono 36 grandi Zaddikim in Terra d'Israele e 36 in Diaspora che si distinguono dagli altri uomini giusti per qualità etiche e morali, doti spirituali e sapienza.
Essi vennero rivelati a Mosè quando chiese perdono a Dio per il popolo d'Israele dopo che un gruppo ristretto commise il peccato d'idolatria del vitello d'oro:
| « Dio longanime e misericordioso sei Tu, ricorda oggi la Tua grande misericordia e bontà, in favore della stirpe dei Tuoi amati, come hai detto all'umile (Mosè) nei tempi antichi e come è scrito nella Tua Torah: Scese il Signore in una Nube, si fermò là con lui, proclamò il Nome del Signore e là è detto: Il Signore passò davanti a lui e proclamò: «Il Signore, Signore, 1- Dio 2- misericordioso 3- e pietoso 4- longanime 5- e che domina le proprie ire, 6- di grande bontà 7- e veritiero, 8- Egli conserva il bene dell'uomo 9- per migliaia di generazioni, 10- sopporta il peccato volontario, 11- intenzionale 12- ed involontario, 13- e lo assolve» » (Esodo 34.5-7) |
Vi sono due versioni della proclamazione dei tredici attributi divini una delle quali esprime anche la punizione sino alla quarta generazione nel caso in cui i discendenti di uomini che commettono gravi trasgressioni non seguano quanto, secondo la Torah, si insegna Dio voglia per il bene dell'uomo: le due, rivelate a Mosè, si trovano in due differenti parti del Tanakh.
La tradizione mistica ebraica connota differenti espressioni metaforiche certamente non letterali che servono ad intendere quei poteri o le forze o ancora i principi impressi nel creato da parte di Dio tramite il Suo Nome eccelso quadrilittero, il Tetragramma Y-H-W-H; tramite essi per molti Rabbini sarà possibile comprendere come Dio si rapporti al mondo, sia esso spirituale o materiale, agli uomini, alle creature ed al creato tutto; studio e comprensione che percorrono la medesima formazione della sapienza delle Sefirot, essi compaiono secondo un metodo di espressione senza alcun errore e secondo il livello segreto della Torah nel testo dello Zohar:
Molti Maestri ebrei hanno sempre insegnato che quanto scritto sulla Torah è un nome del Signore: anche per questo motivo l'insieme di tutte le parole scritte sul Sefer Torah non presenta altro che le lettere stesse senza alcuna vocalizzazione o punteggiatura; vi è l'idea che l'intera Torah sia sapienza divina con cui è stato creato il mondo e con cui esso si mantiene.
Signore è il titolo con cui maggiormente nella Bibbia cristiana ci si riferisce a Dio.
Con questo termine generalmente viene tradotto il tetragramma biblico e l'espressione greca κυριος presente sia nella traduzione greca dei settanta dell'Antico Testamento e sia nel Nuovo Testamento nella sua lingua originale.
Con il termine Signore nell' Antico Testamento:
| « Ascolta, Israele (in ebraico Shema, Israel), il Signore è nostro Dio, il Signore è uno solo. » | |
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(cfr.Deuteronomio 6,4-9; 11, 13-21; Numeri 15, 37-41)
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| « Io sono il Signore Dio tuo » | |
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(cfr.Deuteronomio 5,6)
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| « Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato. » | |
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(cfr.1Sam 17,45)
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Con il termine Signore nel Nuovo Testamento:
| « A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? » | |
È soprattutto nelle lettere di Paolo che è possibile trovare riferimenti a Gesù come Signore. Un esempio dall'apertura della lettera ai Filippesi, il celebre inno della spoliazione:
| « ...e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. » | |
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(Lettera ai Filippesi 2,11)
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In questo testo riscontriamo anche la dimensione del Figlio come Signore in un quadro trinitario. È interessante il raffronto con il seguente testo di San Clemente Romano, dove - in una fase in cui la teologia dogmatica era ancora in una fluida fase evolutiva - il titolo di Signore è attribuito, secondo la tradizione veterotestamentaria, al Padre:
| « O Signore e Dio nostro, [..] noi ti lodiamo e ti benediciamo per Gesù Cristo, sommo sacerdote e avvocato delle nostre anime. Per mezzo di lui salgano a te l'onore e la gloria ora, per tutte le generazioni e nei secoli dei secoli. Amen. » | |
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(San Clemente Romano, Lettera ai Corinzi, 59)
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