Palestinesi

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Per Palestinesi si intende la popolazione che abita il territorio denominato 'Palestina', indipendentemente dalla lingua, dalla religione e dall'etnia. 'Palestinese' era, fino agli anni '60, chiunque abitasse la Palestina (che comprendeva, fino al Mandato Britannico, l'attuale area di Israele più tutta la regione della Giordania), sia che si trattasse di un arabo, un ebreo o un cristiano. All'inizio del 1900 ad esempio, il 'Palestinian Post' era un giornale ebraico. Con l'intensificarsi dell'ostilità araba anti-israeliana, e della propaganda filo-araba, il termine è venuto ad indicare esclusivamente la popolazione di lingua ed etnia araba che abita la Palestina, escludendone gli ebrei (che si identificano oggi con lo Stato di Israele). Questo ha alimentato la convinzione, avallata da molti mass media, che un 'Popolo palestinese arabo e musulmano' abbia abitato la terra di Palestina da 'tempo immemorabile'.

In Palestina, dopo la prima guerra giudaica, che si concluse nel 70 con la distruzione del Tempio di Gerusalemme, l'ebraismo scomparve pressoché totalmente[senza fonte], e, col passare dei secoli, fu sostituito dalla religione cristiana. Questa sostituzione avvenne ufficialmente nel 380 con l'editto di Tessalonica dell'imperatore Teodosio I.

Con l'arrivo degli arabi nel 637 si aggiunse una forte componente islamica. Nei riguardi dei cristiani il califfo Omar mantenne una politica di tolleranza, in base ai negoziati col patriarca Sofronio, mentre tale tolleranza non si riscontrò nei confronti della popolazione ebraica.

Prima del 1948, anno della fondazione dello Stato di Israele, la popolazione della Palestina era mista. Gli abitanti della Palestina di etnia araba si sentivano tutt'al più parte della Siria.
Sulla base di questo sentimento, i tentativi di organizzare una Grande Siria.

Libri quali Battleground di Samuel Katz e From Time Immemorial di Joan Peters hanno descritto da lungo tempo la storia della regione in modo dettagliato. Secondo le testimonianze di alcuni visitatori la regione non era abitata stabilmente da un popolo palestinese arabo, ma era rimasta praticamente disabitata fino all’inizio del secolo scorso, con comunità sia arabe che ebraiche e cristiane. Alphonse de Lamartine visitò la regione nel 1835. Nel suo libro ‘Recollections of the East’ scrive che: "fuori dalle porte di Gerusalemme non vedemmo essere vivente, né sentimmo alcun suono di vita...” Anche il ben noto scrittore americano Mark Twain, che visitò la terra diStato di Israelenel 1867, conferma questo quadro. Nel suo libro ‘Innocents Abroad’ scrive: “Vi è qui una desolazione che nemmeno l’immaginazione può alleviare con la pompa della vita e dell’azione. Abbiamo raggiunto Tabor sani e salvi... durante l’intero viaggio non abbiamo visto un solo essere umano.” Perfino il console britannico in Palestina riportò, nel 1857, che: “Il paese si trova in misura considerevole privo di abitanti, e pertanto il suo maggiore bisogno è quello di un focolaio di popolazione...”.

In effetti, secondo le cifre ufficiali del 1882 del censo dell’Impero Ottomano turco, in tutta la Terra di Stato di Israele erano presenti soltanto 141.000 musulmani, sia arabi che non-arabi. Questo numero subì un’impennata vertiginosa arrivando a 650.000 nel 1922, un incremento del 450% in soli 40 anni. Nel 1938 quel numero era oltre 1 milione, per un incremento dell’ 800% in soli 56 anni. La crescita demografica fu particolarmente elevata nelle aree in cui si erano stabiliti gli ebrei. Secondo gli arabi, l’enorme incremento del loro numero fu dovuto alle nascite naturali. Nel 1944 ad esempio, essi dichiararono che la crescita demografica naturale (nascite meno decessi) degli arabi nella Terra di Israele sarebbe stata rappresentata dall'elevatissimo tasso del 334 per 1000. Una crescita così elevata corrisponde a circa tre volte il tasso corrispondente per lo stesso anno del Libano e della Siria, nonché quasi quattro volte quello dell’Egitto, considerato fra i più alti al mondo. Appare dunque chiaro che, seppur la popolazione araba costituiva la maggioranza nel periodo del Mandato Britannico sulla Palestina, la popolazione totale crebbe vertiginosamente grazie all'immigrazione da paesi limitrofi (per gli arabi) e all'immigrazione promossa dagli inglesi per la creazione di un 'focolare nazionale ebraico'(per gli ebrei) - Vedi Dichiarazione Balfour (1917)

Secondo questi dati, la maggior parte della popolazione araba di Palestina provenne dagli stati arabi confinanti di Egitto, Siria, Libano e Giordania. Allo stesso modo, la maggior parte della popolazione ebraica di Palestina fu il frutto dell'immigrazione dai paesi del Nord Europa. Nel 1922 il governatore britannico della Siria, parlando degli arabi palestinesi, notò che “l’immigrazione illegale non si stava verificando soltanto dalla regione del Sinai, ma anche dalla Transgiordania e dalla Siria.” Nel 1930 il Rapporto Hope-Simpson sponsorizzato dal Mandato Britannico notò che: “le liste di collocamento per disoccupati sono gonfiate dagli immigrati provenienti dalla Transgiordania” e che “l’immigrazione illecita attraverso la Siria e la frontiera settentrionale della Palestina è reale”. Gli stessi arabi sono testimoni di questo fenomeno. Tewfik Bey el Hurani ad esempio, governatore del distretto siriano di Hauran, ammise nel 1934 che in un singolo periodo di soli pochi mesi oltre 30.000 siriani di Hauran si erano spostati nella Palestina Mandataria. Perfino il primo ministro britannico Sir Winston Churchill notò l’affluenza araba. Churchill, responsabile in quel periodo del Mandato Britannico, notò nel 1939 che “tutt’altro che perseguitati, gli arabi si sono affollati nel paese e moltiplicati.”

Lo sviluppo economico e rurale introdotto dagli ebrei sionisti fu la ragione principale per la quale gli arabi decisero di stabilirsi nella Palestina Mandataria. Malcolm MacDonald, uno dei principali fautori del Libro Bianco britannico del 1939, che limitava l’immigrazione ebraica nella Terra di Israele, ammise che se non fosse stato per la presenza ebraica la popolazione araba sarebbe stata poco più della metà di quanto effettivamente era. [senza fonte]

L'attribuzione oggi comune del termine 'palestinesi' agli arabi in modo esclusivo, come anche la definizione di un popolo palestinese autoctono della regione che si identifichi solo con gli arabi oggi in conflitto con Stato di Israele, è dunque inesatta e storicamente errata. Questo è stato più volte ribadito e sostenuto da vari leader politici e storici di entrambe le parti. Golda Meir, ex Primo Ministro israeliano, affermò che: "Non è mai esistito qualcosa come il popolo palestinese."

Tali affermazioni si trovano, sporadicamente, anche da parte araba. Il 31 marzo 1977, il giornale olandese ‘Trouw’ pubblicò un’intervista a Zahir Muhsein, membro del comitato esecutivo dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Ecco le sue parole: “Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno stato palestinese è soltanto uno strumento per la continuazione della nostra lotta contro lo stato di Israele per la nostra unità araba. In realtà oggi non c’è differenza fra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. E’ soltanto per ragioni politiche e tattiche che noi parliamo dell’esistenza del popolo palestinese, dato che l’ interesse nazionale arabo richiede che noi presupponiamo l’esistenza di un ‘popolo palestinese’ distinto che si opponga al Sionismo”. “Per ragioni tattiche la Giordania, che è uno stato sovrano con confini delimitati, non può avanzare diritti su Haifa e Jaffa, mentre come palestinese io posso senza dubbio rivendicare Haifa, Jaffa, Beer-Sheva e Gerusalemme. Tuttavia, nel momento in cui reclamiamo il nostro diritto su tutta la Palestina, non aspetteremo neanche un minuto a riunire la Palestina e la Giordania”.

Anche oggi, gli arabi affermano di essere i soli ad avere diritto al titolo di 'palestinesi', sostenendo (o lasciando intendere) di essere un popolo distinto e indigeno. È facile però riscontrare il fatto che la maggior parte dei 'palestinesi' arabi, anche di spicco, è nata all'estero o discende da arabi immigrati da paesi confinanti. Edward Said, professore di letteratura dell’ Ivy League e uno dei maggiori propagandisti palestinesi, ha sostenuto a lungo di essere cresciuto a Gerusalemme. Tuttavia, in un articolo dell’edizione del settembre 1999 del Commentary Magazine, Justus Reid Weiner rivelò che Said era in realtà cresciuto al Cairo, in Egitto, fatto che Said stesso fu più tardi costretto ad ammettere. L'ex capo dell’ OLP Yasser Arafat, auto-proclamatosi ‘guida del popolo palestinese’, ha sempre dichiarato di essere nato e cresciuto in ‘Palestina’. In realtà, secondo il suo biografo ufficiale Richard Hart, come anche la BBC, Arafat era nato al Cairo il 24 agosto del 1929 e cresciuto in Egitto.

Un 'popolo palestinese' distinto, con una propria identità, etnia, lingua e religione non è mai esistito nel corso di tutta la storia. In quest'ottica, la definizione corretta di 'palestinese' è 'abitante (arabo, ebreo, o cristiano che sia) della Palestina'. Oggi la 'Palestina' non è più un territorio giuridicamente definito, essendo stato suddiviso fra il Regno Hashemita di Giordania, di popolazione quasi esclusivamente araba (il cui ingresso è, per legge, fin dalla sua fondazione, precluso a qualunque ebreo) e lo Stato di Israele, di popolazione mista, compresi fra i quali troviamo territori 'contesi' o 'occupati' (secondo la dicitura araba).


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