Pentarchia

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Il termine pentarchia (letteralmente governo di cinque dal greco penta "cinque" e archè "comando") può essere applicato a qualsiasi sistema di governo nel quale il potere sia condiviso da cinque soggetti o persone, che lo esercitano con pari dignità e autorità.

[modifica] Storia ecclesiastica

Nella storia ecclesiastica il termine pentarchia indica le cinque sedi patriarcali di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme.

Queste cinque chiese rivestirono per tutto il primo millennio un certo rilievo per la tradizione apostolica di cui erano accreditate: Roma e Antiochia, in quanto sedi di san Pietro, Alessandria per la figura di san Marco, Gerusalemme come luogo di origine della fede cristiana e Costantinopoli in seguito alla translatio imperii.

Il grande scisma orientale del 1054 mise fine alla pentarchia originale.

[modifica] Politica italiana

Nella storia della politica italiana pentarchia è il nome dato all'opposizione moderata di sinistra durante il cosiddetto trasformismo sotto i governi di Agostino Depretis. È così chiamata perché guidata da cinque "capi": Francesco Crispi, Giuseppe Zanardelli, Alfredo Baccarini, Benedetto Cairoli e Giovanni Nicotera.

Nel 1883, a seguito dell'esaurimento dell'esperienza politica della Sinistra in Italia, il tentativo di mantenere il potere da parte di Agostino Depretis e della fazione parlamentare di cui era a capo, portò alla fase storica della politica italiana conosciuta come trasformismo.

Il processo si portò per mezzo dell'ingresso di molti esponenti della Destra capeggiata da Antonio Starabbia, marchese di Rudinì, nella maggioranza ministeriale, e al contempo, con l'esclusione di alcune forze della Sinistra e l'emarginazione definitiva dell'Estrema, ovvero i radico-repubblicani di Giovanni Bovio e Felice Cavallotti. Ma l'operazione, più che sui radicali, ebbe ripercussioni sulla parte moderata del settore sinistro che si costituì in opposizione, e prese il nome appunto di pentarchia, in considerazione del fatto che era guidata da cinque uomini.

Questa opposizione, istituzionale e filomonarchica, si affiancherà dunque a quella radicale e antisistemica dell'Estrema. La sua esperienza durò poco, e alla sua credibilità venne a nuocere il sospetto che si fosse composta per opera e volontà di un gruppo di uomini i quali erano accomunati esclusivamente dalla comune aspirazione a divenire Presidente del Consiglio. Con la fine di Depretis, ma ancor prima, con l'ingresso nell'ultimo gabinetto trasformista di Crispi, in qualità Ministro dell'Interno, la Pentarchia si poté considerare definitivamente tramontata.

Fu chiamata la “Pentarchia” la commissione incaricata dal Consiglio nazionale del Pnf di preparare la lista dei candidati governativi, fascisti e fiancheggiatori, per la consultazione elettorale del 1924: Cesare Rossi, Giacomo Acerbo, Aldo Finzi, Michele Bianchi e Francesco Giunta . [1]

[modifica] Note

  1. ^ LA CHIESA E LA DITTATURA Le prime elezioni fasciste dell’aprile 1924

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