Prima Guerra Mondiale

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Prima guerra mondiale
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Immagine di un soldato francese in osservazione a Eglingen, Haut-Rhin, Francia, scattata il 23 giugno 1917.
Data: 19141918 (armistizio)/1919 (trattato di pace)
Luogo: Europa, Africa, Medio Oriente, oceani Pacifico, Atlantico, Indiano
Esito: Vittoria dell'Intesa
Schieramenti
Stati dell'Intesa:
bandiera Impero Russo
Bandiera della Francia Francia
Bandiera del Regno Unito Impero britannico
bandiera Italia
bandiera Stati Uniti
ed altri
Imperi centrali:
bandiera Germania
bandiera Austria-Ungheria
bandiera Impero Ottomano
bandiera Bulgaria
Comandanti
Aleksandr Samsonov
Aleksei Brusilov
Nikolaj Nikolaevič Judenič
Ferdinand Foch
Joseph Joffre
Philippe Pétain
Horatio Kitchener
Douglas Haig
John Jellicoe
Luigi Cadorna
Armando Diaz
John Pershing
Conrad von Hötzendorff
Anton Haus
Arz von Straussenburg
Erich von Falkenhayn
Paul von Hindenburg
Erich Ludendorff
Reinhard Scheer
İsmail Enver
Mustafa Kemal
Wilhelm Souchon
Vladimir Vazov
Nikola Žekov
Perdite
circa 5.165.000 militari e 3.155.000 civili, 13.990.000 feriti. circa 3.486.000 militari e 3.485.000 civili, 8.390.000 feriti.
Fronte occidentale (1914-1918)
FrontiereLiegiAnversaGrande ritirataMarna - 1a Aisne - Corsa al mare1a YpresNeuve-Chapelle2a YpresArtois – Quota 70 – 3a Artois – LoosVerdun – Hulluch – Somme – Arras – Vimy – 2a Aisne – Messines – 3a YpresCambraiKaiserschlachtBosco Belleau2a MarnaChâteau-ThierryHamelCento giorni
Fronte orientale (1914-1917)
StallupönenGumbinnenTannenberg – 1a Lemberg – Kraśnik – 1a laghi MasuriPrzemyśl – Vistola – Łódź – Bolimov – 2a laghi Masuri – Gorlice-Tarnów – Varsavia – Lago Naroch – Offensiva Brusilov – Offensiva Kerensky
Fronte italiano (1915-1918)
Adamello1a-Isonzo2a-Isonzo3a-Isonzo4a-Isonzo5a-IsonzoAltipiani6a-Isonzo7a-Isonzo8a-Isonzo9a-Isonzo10a-IsonzoOrtigara11a IsonzoCaporettoSolstizioPiaveVittorio Veneto
Questa voce è parte della serie
Il Secolo breve

Antefatti

Grande Guerra

  • Prima guerra mondiale

Periodo tra le due guerre

Secondo conflitto

Secondo dopoguerra


La prima guerra mondiale (per i contemporanei Grande Guerra) fu il conflitto cominciato il 28 luglio 1914 a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte dello studente nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip, e conclusosi l'11 novembre 1918.

La prima guerra mondiale vide inizialmente lo scontro della Triplice Alleanza (Germania e Impero Austro-Ungarico), ma non l'Italia, contro le nazioni della Triplice Intesa (Francia, Regno Unito e Russia). Il conflitto si allargò successivamente a varie altre nazioni, tra cui l'Impero Ottomano e la Bulgaria (alleati con gli imperi centrali) ed Italia, Belgio, Canada, Australia, Stati Uniti, Serbia, Romania, Sudafrica e Nuova Zelanda. Il numero dei continenti coinvolti fu tale da poter definire la guerra come "mondiale", la prima nella storia dell'umanità.

All'inizio della guerra (1914) l'Italia era alleata degli Imperi Centrali nella Triplice Alleanza, ma, dato che l'alleanza aveva carattere difensivo (e la guerra era stata dichiarata dall'Austria) e non era stata preventivamente consultata sulla dichiarazione di guerra, il governo italiano fece presente di non sentirsi vincolato dall'alleanza e che, pertanto, sarebbe rimasto neutrale. Successivamente le pressioni diplomatiche di Gran Bretagna e Francia la spinsero a firmare il 26 aprile 1915 un patto segreto all'insaputa dell'alleato austriaco, detto Patto di Londra, nel quale l'Italia si impegnava ad entrare in guerra entro un mese in cambio di alcune conquiste territoriali che avrebbe ottenuto dopo la guerra: il Trentino, il Tirolo, Trieste, Gorizia, l'Istria (a eccezione della città di Fiume), parte della Dalmazia, il protettorato sull'Albania, su alcune isole del dodecaneso e alcuni territori dell'Impero Turco, nonché un'espansione delle colonie africane, a scapito della Germania (l'Italia in Africa possedeva già Libia, Somalia italiana ed Eritrea). Il capo del governo italiano Antonio Salandra e il ministro degli Esteri Sidney Sonnino dovettero firmare segretamente il patto a causa della prevalenza neutralista del Parlamento, che impediva la ratifica dell'entrata in guerra italiana. L'Italia in base al trattato avrebbe dovuto intervenire nel conflitto entro un mese dalla firma. Nel corso del mese la situazione interna italiana vide un contrasto sulle piazze fra interventisti e neutralisti: mentre i primi volevano l'intervento, i secondi ritenevano che una politica di neutralità sarebbe stata più vantaggiosa per gli interessi dello stato. Il giorno 4 maggio l'Italia denunciò la sua uscita dalla Triplice alleanza ed il giorno 12 maggio il governo Salandra diede le dimissioni. Sotto la pressione della piazza il parlamento (a maggioranza neutralista)[1] il giorno 20 maggio diede i pieni poteri al presidente del Consiglio Salandra con 407 voti favorevoli e 74 contrari. Il 24 maggio 1915, l'Italia dichiarò guerra all'Impero Austro-Ungarico.

Dapprima la guerra contro l'Austria era stata progettata come una "guerra lampo" (o guerra di movimento), ma che poi si trasformò in una rovinosa guerra di posizione, di trincea o di logoramento con artiglieria pesante, mitragliatrici, carri armati, gas velenosi e altre armi messe a punto nell'800.

La guerra si concluse l'11 novembre 1918, quando la Germania firmò l'armistizio con le forze dell'Intesa. Il numero di morti è stato calcolato in oltre quindici milioni. Tanti quanti sarebbero stati i morti per le carestie e le malattie dovute alla guerra, specie in Germania. La guerra fu nello stesso tempo l'ultimo conflitto del passato (guerra di trincea e lenta), ma anche il primo grande conflitto in cui si usarono appieno tutti i mezzi moderni, come aeroplani, mezzi corazzati, sommergibili e le armi chimiche, tra cui il gas iprite, che prende il nome dalla città di Ypres (Belgio), dove fu utilizzato per la prima volta per iniziativa dei tedeschi (taluni trattati di storia militare riportano di un precedente e "sperimentale" impiego degli aggressivi chimici ad opera degli inglesi).

Indice

[modifica] Paesi coinvolti

Per approfondire, vedi le voci Triplice intesa e Imperi centrali.
Nazioni partecipanti alla prima guerra mondiale:

██ Alleati

██ Imperi centrali

[modifica] Origini diplomatiche

La guerra franco-prussiana del 1870-71 aveva portato non solo alla fondazione di un potente e dinamico Impero tedesco, ma anche ad un'eredità di animosità tra la Francia e la Germania, a seguito dell'annessione a quest'ultima dei territori francesi di Alsazia e Lorena; questa corrente ideologica francese viene denominata con il termine Revanscismo. Sotto la guida politica del suo primo cancelliere, Otto von Bismarck, la Germania assicurò la sua nuova posizione in Europa tramite l'alleanza con l'Impero Austro-Ungarico e l'Italia e ad un'intesa diplomatica con la Russia.

L'ascesa al trono (1888) dell'imperatore Guglielmo II portò sul trono tedesco un giovane governante determinato a dirigere da sé la politica, nonostante i suoi dirompenti giudizi diplomatici. Dopo le elezioni del 1890, nelle quali i partiti del centro e della sinistra ottennero un grosso successo, ed in parte a causa della disaffezione nei confronti del Cancelliere che aveva guidato suo nonno per gran parte della sua carriera, Guglielmo II fece in modo di ottenere le dimissioni di Bismarck.

Gran parte del lavoro dell'ex Cancelliere venne disfatto nei decenni seguenti, quando Guglielmo II mancò di rinnovare gli accordi con la Russia, permettendo alla Francia repubblicana l'opportunità di concludere (1891-94) un'alleanza con l'Impero russo. Ma il peggio doveva ancora venire: Guglielmo intraprese (1897-1900) la creazione di una Marina militare in grado di minacciare il secolare predominio navale britannico, favorendo l'Entente Cordiale anglo-francese del 1904 e l'Accordo anglo-russo (1907).

La rivalità tra le potenze venne esacerbata negli anni ottanta del XIX secolo dalla corsa alle colonie, che portò gran parte dell'Africa e dell'Asia sotto la dominazione europea nel successivo quarto di secolo. Anche Bismarck, un tempo esitante sull'imperialismo, divenne un sostenitore dell'Impero d'oltremare, aggiungendo alla tensione anglo-tedesca le acquisizioni della Germania in Africa e nel Pacifico, che minacciavano di interferire con gli interessi strategici e commerciali britannici.

Il supporto di Guglielmo all'indipendenza del Marocco dalla Francia, il nuovo partner strategico della Gran Bretagna, provocò la Crisi di Tangeri del 1905. Durante la seconda crisi marocchina (o Crisi di Agadir 1911), la presenza navale tedesca in Marocco mise di nuovo alla prova la coalizione anglo-francese.

Un ingrediente chiave dell'emergente polveriera diplomatica fu la crescita delle forti aspirazioni nazionalistiche degli stati balcanici: ognuno dei quali guardava a Germania, Austria-Ungheria o Russia per ottenere supporto. La nascita di circoli anti-austriaci in Serbia contribuì a un'ulteriore crisi nel 1908 riguardante l'annessione unilaterale della Bosnia ed Erzegovina da parte dell'Austria oltre alla pressione tedesca per forzare un umiliante declino da parte della Russia, indebolita dai disordini rivoluzionari originati dalla sconfitta del 1905 contro il Giappone.

Per il 1913 sia la Francia sia la Germania stavano pianificando di estendere il servizio militare mentre la Gran Bretagna era entrata in una convenzione navale e in colloqui militari con la Francia negli anni precedenti.

Lo scoppio della guerra è convenzionalmente associato all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando per mano dello studente serbo Gavrilo Princip il 28 giugno 1914, ma le origini della guerra risiedono in realtà nel complesso delle relazioni fra le potenze europee tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, e soprattutto nelle politiche di colonizzazione promosse dalle varie nazioni; l'assassinio dell'erede al trono fu probabilmente la scintilla migliore, e la polveriera scoppiò.

[modifica] Lo scoppio della guerra

Monumento ai caduti a Pettinengo (Biella).

Alcuni membri del governo austriaco pensavano che la campagna contro la Serbia sarebbe stata il rimedio perfetto ai problemi politici interni dell'impero. Nel 1914 il governo dell'Impero Austro-Ungarico aveva infatti una struttura "dualistica": Austria e Ungheria avevano essenzialmente due governi separati sotto lo stesso monarca. Il governo magiaro manteneva il controllo sulla politica di difesa, ma era dipendente da quello austriaco per questioni come l'approvazione del bilancio.

L'assassinio di Francesco Ferdinando, il 28 giugno del 1914 a Sarajevo, creò l'opportunità tanto cercata da alcuni leader austriaci di poter contare su un piccolo regno slavo. I cospiratori vennero accusati dalle autorità Austro-Ungariche di essere stati armati dalla fantomatica Mano Nera, un raggruppamento nazionalista pan-slavo collegato ad ambienti governativi serbi.

Con il supporto della Germania, l'Austria-Ungheria, che agì principalmente sotto l'influenza del Ministro degli Esteri Leopold von Berchtold, il 23 luglio 1914 inviò alla Serbia un ultimatum composto da 15 punti, difficilmente realizzabili, che doveva essere accettato nel giro di 48 ore per evitare la guerra. Il governo Serbo accettò tutte le richieste meno una (quella che avrebbe permesso alla polizia austriaca di condurre le indagini nel territorio serbo al posto delle forze dell'ordine locali). L'Austria-Ungheria ruppe perciò le relazioni diplomatiche il 25 luglio e dichiarò guerra il 28, tramite telegramma inviato al governo serbo.

Il governo russo, che nel 1909 si era impegnato a garantire l'indipendenza della Serbia in cambio che questa consentisse l'annessione della Bosnia all'Austria, mobilitò le sue riserve militari il 30 luglio a seguito dell'interruzione nelle cruciali comunicazioni telegrafiche tra Guglielmo II e Nicola II di Russia, che era sotto pressione da parte del suo staff per prepararsi alla guerra. La Germania richiese, il 31 luglio, che la Russia ritirasse le sue forze, ma il governo russo persistette, in quanto la smobilitazione avrebbe reso impossibile riattivare la pianificazione militare in tempi brevi. La Germania dichiarò guerra alla Russia il 1º agosto e due giorni dopo alla Francia, alleata della Russia.

Lo scoppio del conflitto è spesso attribuito alle alleanze stipulate nei decenni precedenti: Germania-Austria-Italia e Francia-Russia; con Gran Bretagna e Serbia allineate a queste ultime. In effetti nessuna delle alleanze venne attivata fin da subito, anche se la mobilitazione generale russa e la dichiarazione di guerra tedesca contro la Francia furono motivate dalla paura che l'alleanza avversa venisse posta in gioco.

La dichiarazione di guerra britannica contro la Germania (4 agosto), per esempio, non fu il risultato di intese ufficiali con Russia e Francia (ufficialmente non era alleata a nessuna delle due nazioni), ma fu causata dall'invasione tedesca del Belgio (la cui indipendenza la Gran Bretagna aveva garantito di sostenere fin dal 1839), il quale si trovava sul percorso pianificato dai tedeschi per l'invasione della Francia.

[modifica] Le prime battaglie

Il piano tedesco (denominato Piano Schlieffen) per affrontare l'alleanza franco-russa prevedeva lo sferrare un colpo mortale alla Francia, per poi rivolgersi contro il più lentamente mobilizzato esercito russo. Invece di attaccare la Francia direttamente, fu ritenuto prudente attaccarla da nord. Per fare questo l'esercito tedesco dovette marciare attraverso il Belgio. La Germania chiese al governo belga il libero passaggio, promettendogli in cambio che sarebbe stato considerato un suo alleato. Quando il Belgio cercò di rifiutare, la Germania lo invase e iniziò a marciare attraverso di esso in ogni caso, dopo aver prima invaso e assicurato il piccolo Lussemburgo. Incontrò subito la resistenza davanti ai forti della città belga di Liegi. La Gran Bretagna inviò un'armata in Francia (la British Expeditionary Force), che avanzò nel Belgio.

I ritardi portati dalla resistenza dei Belgi, dalle forze francesi e britanniche, e dalla inaspettatamente rapida mobilitazione della Russia, sconvolsero i piani tedeschi. La Russia attaccò la Prussia Orientale, deviando così forze tedesche previste per il fronte occidentale. La Germania sconfisse la Russia in una serie di battaglie collettivamente conosciute come battaglia di Tannenberg, ma questa diversione permise alle forze francesi e britanniche di fermare l'avanzata tedesca su Parigi nella prima battaglia della Marna (settembre 1914), mentre gli Imperi Centrali (l'Impero Germanico e quello Austro-Ungarico) furono costretti a combattere una guerra su due fronti.

La prima occupazione alleata del territorio nemico non fu in Europa, ma in Africa: le forze britanniche attaccarono e catturarono la sede amministrativa tedesca dell'odierna Namibia, al tempo colonia tedesca.

[modifica] Partecipazione Italiana

[modifica] Dalla Neutralità all'entrata in guerra

L'ambasciatore Austro-Ungarico a Roma, von Merey, al conte Berchtold
Roma, 30 luglio 1914
Telegramma: Il Ministro degli Affari Esteri ha spontaneamente introdotto oggi la questione dell'atteggiamento italiano nell'eventualità di una guerra europea.
Dato che il carattere della Triplice Alleanza è puramente difensivo; dato che le nostre misure contro la Serbia possono precipitare una conflagrazione europea; e infine, dato che non abbiamo preventivamente consultato questo governo, l'Italia non sarebbe stata obbligata a unirsi a noi nella guerra. Questo, tuttavia, non preclude l'alternativa che l'Italia possa, nell'eventualità, dover decidere per sé stessa se i suoi interessi fossero serviti meglio alleandosi con noi in una operazione militare o rimanendo neutrale. Personalmente si sente più incline a favore della prima soluzione, che gli appare la più probabile, purché gli interessi italiani nella Penisola Balcanica siano salvaguardati e purché noi non cerchiamo cambiamenti che probabilmente ci daranno un predominio dannoso agli interessi italiani nei Balcani.

« Cittadini e soldati, siate un esercito solo! Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. »

Anche se con la Triplice Alleanza del 1882 era alleata di Germania e Austria-Ungheria, l'Italia aveva intensificato, negli anni precedenti allo scoppio della Grande Guerra, i rapporti con Regno Unito e Francia, conscia che gli accordi raggiunti, in particolare con quello che era stato il nemico austriaco nell'Ottocento, non le avrebbero garantito, anche in caso di aiuto militare, quei territori su cui aveva posato gli occhi per espandere il proprio territorio (del Trentino, di Trieste con l'Istria e di Zara con la Dalmazia), tanto che esisteva un accordo segreto del 1902 con la Francia, che praticamente annullava i suoi impegni di alleata.

Pochi giorni dopo lo scoppio della guerra, il 3 agosto 1914, il governo guidato dal conservatore Antonio Salandra dichiarò che l'Italia non avrebbe preso parte al conflitto, forte del fatto che la Triplice Alleanza aveva carattere difensivo, mentre in questo caso era stata l'Austria-Ungheria ad attaccare. In realtà, sia Salandra sia il ministro degli esteri Sidney Sonnino avviarono presto trattative con i due schieramenti per capire cosa avrebbero potuto ottenere da una o dall'altra parte. E, anche se la maggioranza del parlamento era assolutamente contraria all'entrata in guerra, primo tra tutti l'ex presidente del Consiglio Giolitti, molti intellettuali e alcuni politici(tra cui socialisti come Ivanoe Bonomi, Leonida Bissolati e - sebbene in una seconda fase -l'allora direttore dell'Avanti! Benito Mussolini, Filippo Tommaso Marinetti e Filippo Corridoni) si schierarono con gli «interventisti», per lo più nazionalisti e parte dei liberali.

Alla fine, il 26 aprile del 1915, al termine di un'ardua trattativa, l'accordo con l'Intesa si concretizzò nel Patto di Londra, firmato da Sonnino all'insaputa del parlamento italiano, in aperta violazione dell'art. 5 dello Statuto Albertino che prevedeva che il governo per impegnarsi in conflitti che implicavano un impegno finanziario necessitasse dell'appoggio del parlamento. Con il Patto di Londra l'Italia ricevette la promessa di ottenere, in caso di vittoria, Trento e il territorio attiguo fino al Brennero, le città di Gorizia, Trieste e Gradisca d'Isonzo, l'Istria (esclusa Fiume) fino al Quarnaro e parte della Dalmazia. Inoltre vennero raggiunti accordi per la sovranità sul porto albanese di Valona, la provincia di Adalia in Turchia, e parte delle colonie tedesche in Africa.

Gli alleati austriaci avevano invece offerto - in cambio della neutralità - parte di Trentino e Friuli, con l'esclusione di Gorizia e Trieste. Le motivazioni degli interventisti - in parte ideologiche in parte strumentali - si fondavano sul fatto che l'Austria-Ungheria era la potenza contro la quale si era combattuto durante le guerre d'indipendenza e che entrare in guerra al suo fianco o rimanere neutrali avrebbe smentito tutta la tradizione risorgimentale.

Il 3 maggio l'Italia, si disimpegnò dalla Triplice Alleanza. Nei giorni seguenti Giolitti e il parlamento, in maggioranza neutralista, combatterono l'ultima battaglia per salvare l'Italia dal conflitto, mentre i nazionalisti manifestavano in piazza per l'entrata in guerra ("le radiose giornate di maggio", secondo la definizione di Gabriele D'Annunzio). I parlamentari neutralisti ricevettero minacce e intimidazioni, e lo stesso Giolitti dovette assumere una scorta. Il 13 maggio Salandra presentò al Re le dimissioni; Giolitti, nel timore di approfondire una grossa frattura all'interno del paese, di provocare una crisi istituzionale di larga portata e di compromettere il paese all'esterno, rinunciò alla successione e fece in modo in sostanza che l'incarico venisse conferito nuovamente a Salandra. L'Italia entrò perciò in guerra per volontà di un gruppo di relativa minoranza, chiamando a combattere i militari lungo più di 650 chilometri di fronte.

[modifica] Interventisti e neutralisti in Italia

Alla vigilia della guerra, l'opinione pubblica italiana era così spaccata:

  • Interventisti
    • I liberal-conservatori, che speravano in un rafforzamento delle istituzioni in senso autoritario, tra cui Antonio Salandra e Sidney Sonnino.
    • Gli irredentisti, che vedevano la guerra come una prosecuzione del Risorgimento, un'occasione per liberare le terre italiane irredente, rimaste in mano austriaca.
    • I socialisti rivoluzionari, che speravano che la guerra avrebbe accelerato il compimento della rivoluzione socialista, tra cui Benito Mussolini.
    • I nazionalisti, che esaltavano la guerra come strumento per dare potenza e prestigio alla Nazione.
    • Gli industriali dell'industria pesante, che avrebbero fatto ingenti guadagni attraverso la produzione bellica.
    • La massoneria e gli intellettuali come D'Annunzio, Corradini, Marinetti e molti altri.
  • Neutralisti
    • I cattolici, sia per i principi evangelici sia per non andare contro la cattolicissima Austria.
    • I socialisti, che vedevano la guerra come una inutile strage, e che volevano proteggere gli interessi sovranazionali della Seconda Internazionale Socialista.
    • Giolitti e i giolittiani, che ritenevano di poter ottenere comunque dall'Austria le terre irredente in cambio della neutralità.
    • Gli industriali che producevano per l'esportazione, che speravano di poter sostituire sui mercati internazionali la Germania impegnata nella guerra.

[modifica] L'Italia entra in guerra

Per approfondire, vedi la voce Fronte italiano (prima guerra mondiale).
La cartolina di un soldato al fronte alla famiglia, circa 1917.

L'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria il 23 maggio 1915, e alla Germania quindici mesi più tardi.

All'alba del 24 maggio il Regio Esercito sparò la prima salva di cannone contro le postazioni austro-ungariche asserragliate a Cervignano del Friuli che, poche ore più tardi, divenne la prima città conquistata. All'alba dello stesso giorno la flotta austro-ungarica bombardò la stazione ferroviaria di Manfredonia; alle 23:56, bombardò Ancona. Lo stesso 24 maggio cadde il primo soldato italiano, Riccardo di Giusto.

Il comando delle forze armate italiane fu affidato al generale Luigi Cadorna. Il nuovo fronte aperto dall'Italia ebbe come teatro l'arco alpino dallo Stelvio al mare Adriatico e lo sforzo principale tendente allo sfondamento del fronte fu attuato nella regione della valli isontine, in direzione di Lubiana. Anche qui, dopo un'iniziale avanzata italiana, gli austro-ungarici ricevettero l'ordine di trincerarsi e resistere. Si arrivò così a una guerra di trincea simile a quella che si stava svolgendo sul fronte occidentale: l'unica differenza consisteva nel fatto che, mentre sul fronte occidentale le trincee erano scavate nel fango, sul fronte italiano erano scavate nelle rocce e nei ghiacciai delle Alpi, fino ed oltre i 3.000 metri di altitudine.

Nei primi mesi di guerra l'Italia sferrò quattro offensive contro gli austro-ungarici ad est. Queste furono:

  • Prima battaglia dell'Isonzo: 23 giugno - 7 luglio 1915
  • Seconda battaglia dell'Isonzo: 18 luglio - 3 agosto 1915
  • Terza battaglia dell'Isonzo: 18 ottobre - 3 novembre 1915
  • Quarta battaglia dell'Isonzo: 10 novembre - 2 dicembre 1915

in quest'ultime le perdite italiane ammontarono a oltre 60.000 morti e più di 150.000 feriti, il che equivaleva a circa un quarto delle forze mobilitate. Degna di menzione è l'offensiva nell'alto Cadore sul Col di Lana tendente a tagliare una delle principali vie di rifornimento al settore Trentino attraverso la Val Pusteria. Questo teatro di operazioni fu secondario rispetto alla spinta ad est, tuttavia ebbe il merito di bloccare, in seguito, contingenti austro-ungarici: la zona di operazioni si avvicinava infatti più di ogni altro settore del fronte a vie di comunicazione strategiche per l'approvvigionamento del fronte tirolese e trentino.

Per approfondire, vedi la voce Guerra Bianca in Adamello.

[modifica] Tanti caduti, pochi risultati

Si arrivò così all'inizio del 1916. Mentre in febbraio gli austro-ungarici ammassarono truppe in Trentino, l'11 marzo, per otto giorni, si svolse la Quinta battaglia dell'Isonzo, che non portò ad alcun risultato.

A giugno gli austro-ungarici sfondarono in Trentino arrivando ad occupare tutto l'altipiano di Asiago; l'esercito italiano riuscì a fatica a fermare l'offensiva e gli austro-ungarici si ritirarono tornando a rinforzare le loro posizioni sul Carso. L'offensiva fu significativamente chiamata Battaglia degli Altipiani Strafexpedition (ovvero "spedizione punitiva"). Il 4 agosto iniziò la Sesta battaglia dell'Isonzo che portò il 9 agosto alla conquista della città di Gorizia che, pur non essendo di importanza strategica, verrà presa ad un prezzo altissimo (20.000 morti e 50.000 feriti). L'anno si concluse con altre tre offensive:

  • Settima battaglia dell'Isonzo: 14 settembre - 16 settembre 1916
  • Ottava battaglia dell'Isonzo: 1º novembre 1916
  • Nona battaglia dell'Isonzo: 4 novembre 1916

Anche queste tre battaglie, che pure contarono 37.000 morti e 88.000 feriti, non portarono a conquiste significative.

Nell'ultima parte dell'anno gli italiani riuscirono ad avanzare di qualche chilometro in Trentino, ma per tutto l'inverno del 1916-1917, sul fronte dell'Isonzo, tra il Carso e Monfalcone, la situazione rimase stazionaria.

La speranza dell'Intesa era che con l'entrata in guerra degli italiani si indebolisse l'esercito degli Imperi Centrali, che sarebbe stato impegnato su tre fronti, ma questo avvenne solo in parte, anche a causa dell'indebolimento della Russia sul fronte interno.

La ripresa delle operazioni arrivò in maggio. Dal 12 maggio al 28 maggio si svolse la Decima battaglia dell'Isonzo. Dal 10 giugno al 25 giugno si svolse invece la Battaglia del Monte Ortigara voluta da Cadorna per riconquistare alcuni territori del Trentino rimasti in mano austro-ungarica. Il 18 agosto ebbe inizio la più imponente delle offensive italiane, l'Undicesima battaglia dell'Isonzo: anche questa non porterà significativi cambiamenti e verrà pagata a caro prezzo, sia come perdite che come conseguenze.

[modifica] La disfatta di Caporetto

Visti gli esiti dell'ultima offensiva italiana, austro-ungarici e tedeschi decisero di contrattaccare.

Il 24 ottobre gli austro-ungarici e i tedeschi sfondarono il fronte dell'Isonzo a nord convergendo su Caporetto e accerchiarono la 2a Armata italiana, in particolare il IV ed il XXVII Corpo d'armata, comandato dal generale Pietro Badoglio. Il generale Capello, comandante della 2a armata italiana, come pure il capo di stato maggiore dell'esercito Luigi Cadorna da tempo avevano sentito di un probabile attacco, ma sottovalutarono tali notizie e anche l'effettiva capacità offensiva delle forze nemiche. Capello durante l'accerchiamento preferì farsi diplomaticamente ricoverare in ospedale e questo gli costò poi l'impossibilità di difendersi di fronte alla commissione d'inchiesta, tanto da essere negli anni successivi degradato ed incarcerato.

Da lì gli austriaci avanzarono per 150 km in direzione sud-ovest raggiungendo Udine in soli quattro giorni. La Disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano sull'Isonzo con la conseguente ritirata delle armate schierate dall'Adriatico fino alla Valsugana, oltre alle perdite umane e di materiale; 350.000 soldati si diedero a una ritirata scomposta assieme a 400.000 civili che scappavano dalle zone invase. La ritirata venne prima effettuata portando l'esercito lungo il Tagliamento, ed in seguito fino al Piave, l'11 novembre 1917, quando tutto il Veneto (Venezia compresa) sembrava potesse andare perduto. Alla fine si contarono quasi 700.000 tra morti, feriti e prigionieri. A seguito della disfatta, il generale Cadorna, nel comunicato emesso il 29 ottobre 1917, indicò, in modo errato e strumentale «la mancata resistenza di reparti della II armata» come la motivazione dello sfondamento del fronte da parte dell'esercito austro-ungarico. In seguito Cadorna, invitato a far parte della Conferenza interalleata a Versailles, venne sostituito, per volere del nuovo presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando, dal generale Armando Diaz, l'8 novembre 1917, dopo che la ritirata si stabilizzò definitivamente sulla linea del Monte Grappa e del Piave.

Per approfondire, vedi la voce Caporetto (nodo storico-politico).

[modifica] Da Caporetto alla fine della guerra

Gli austro-ungarici e i tedeschi chiusero l'anno 1917 con le offensive sul Piave, sull'Altipiano di Asiago e sul monte Grappa. Gli italiani, decimati dopo Caporetto, furono costretti, per riempire i vuoti d'organico a chiamare al fronte i Ragazzi del '99, appena diciottenni, mentre si decise di conservare la leva del 1900 per un ipotetico sforzo finale, nel 1919.

Se la severa disciplina di Cadorna, oltre alle dure parole di papa Benedetto XV sull'«inutile strage» che avevano colpito i militari più religiosi e ai lunghi mesi in trincea, aveva fiaccato l'esercito, la ritirata sul fronte del Grappa-Piave consentì all'esercito italiano, ora in mano a Diaz, di concentrare le sue forze su di un fronte più breve, meglio difendibile, e, soprattutto, con un mutato atteggiamento tattico, impostato alla difesa del territorio nazionale. Ciò ricoprì di un nuovo significato morale la guerra e consentì il compattamento delle truppe e della nazione, presupposto per la cosiddetta «Vittoria finale».

Gli austro-ungarici fermarono gli attacchi in attesa della primavera del 1918, preparando un'offensiva che li avrebbe dovuti portare a penetrare nella pianura veneta. La fine della guerra contro la Russia fece sì che la maggior parte dell'esercito impiegato sul fronte orientale potesse spostarsi a ovest.

Dal comunicato del Comando Supremo ("Bollettino della Vittoria")
4 novembre 1918, ore 12

La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S. M. il Re Duce Supremo, l'Esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. L' ultimo caduto italiano è stato il caporalmaggiore Giuseppe Pazzaglia di 19 anni appartenente alla 1º Sezione Mantova, colpito da una pallottola in fronte alle ore 15 a sud di Udine.
...
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.
Diaz

L'offensiva austro-ungarica arrivò il 15 giugno: l'esercito dell'Impero attaccò con 66 divisioni nella cosiddetta Battaglia del solstizio (15 - 23 giugno 1918), che vide gli italiani, finalmente rincuorati, resistere all'assalto. Gli austro-ungarici persero le loro speranze, visto che il paese era ormai a un passo dal baratro, assillato dall'impossibilità di continuare a sostenere lo sforzo bellico sul piano economico e soprattutto su quello morale, data l'incapacità della monarchia di farsi garante dell'integrità dello stato multinazionale asburgico. Con i popoli dell'impero asburgico sull'orlo della rivoluzione, l'Italia anticipò ad ottobre l'offensiva prevista per il 1919, per impegnare le riserve austro-ungariche ed impedire loro la prosecuzione dell'offensiva sul fronte francese.

Da Vittorio Veneto, il 23 ottobre partì l'offensiva, con condizioni climatiche pessime. Gli italiani avanzarono rapidamente in Veneto, Friuli e Cadore e il 29 ottobre l'Austria-Ungheria si arrese. Il 3 novembre, a Villa Giusti, presso Padova l'esercito dell'Impero firmò l'armistizio; i soldati italiani entrarono a Trento mentre i bersaglieri sbarcarono a Trieste, chiamati dal locale comitato di salute pubblica, che però aveva richiesto lo sbarco di truppe dell'Intesa. Il giorno seguente, mentre il Generale Armando Diaz annunciava la vittoria, venivano occupate Rovigno, Parenzo, Zara, Lissa e Fiume. Quest'ultima pur non prevista tra i territori nei quali sarebbero state inviate forze italiane venne occupata, come previsto da alcune clausole dell'Armistizio, in seguito agli eventi del 30 ottobre 1918 quando il Consiglio Nazionale, insediatosi nel municipio dopo la fuga degli ungheresi, aveva proclamato, sulla base dei principi wilsoniani, l'unione della città all'Italia. L'esercito italiano forzò comunque la linea del Trattato di Londra intendendo occupare anche Lubiana, ma fu fermato poco oltre Postumia dalle truppe serbe. I cinque reparti della Marina entravano a Pola. Il giorno seguente venivano inviati altri mezzi a Sebenico che diventava la sede principale del Governo Militare della Dalmazia.

[modifica] Teatri meridionali

[modifica] Il fronte Ottomano

L'Impero Ottomano, dopo molte sollecitazioni da parte degli Imperi Centrali si unì a loro il 29 ottobre 1914[2], creando una minaccia per i territori russi del Caucaso e per le comunicazioni britanniche con l'India e l'Oriente attraverso il Canale di Suez. Parte determinante nell'ingresso in guerra fu dovuta all'azione diplomatica conseguente all'accoglimento da parte turca delle navi da guerra germaniche Breslau e Goeben che furono colte dallo scoppio delle ostilità nel 1914 mentre si trovavano nel Mediterraneo centrale presso Messina.

Nella zona del Caucaso l'obiettivo iniziale degli ottomani era la riconquista dei territori dell'Anatolia orientale persi durante la Guerra turco-russa del 1877-1878. Lo schieramento iniziale degli Ottomani sul Caucaso comprendeva due armate, la Seconda e la Terza per un totale di circa 180000 uomini, dotate di equipaggiamento antiquato; a queste si opponeva l'Armata del Caucaso, forte di circa 100000 uomini, comandata inizialmente dal generale Illarion Ivanovič Voroncov-Daškov ed in seguito dal generale Nikolaj Nikolaevič Judenič. Teatro della campagna del Caucaso fu un territorio montuoso in cui le vie di comunicazioni erano quasi inesistenti e le condizioni ambientali per i soldati estremamente difficili, soprattutto durante i periodi invernali.

L'obiettivo a lungo termine di Enver Pasha, Vice-Generalissimo e supremo comandante dell'esercito ottomano, era far rientrare i territori dell'Asia centrale nella sfera di influenza turca; tuttavia egli non era un grande stratega[3]. Enver Pasha decise di prendere l'iniziativa sul fronte del Caucaso nel dicembre 1914, attaccando frontalmente nel settore di Sarıkamış con la Terza Armata le posizioni dei russi, avvantaggiati dal terreno montagnoso e dalle rigide condizioni ambientali; la battaglia di Sarıkamış si rivelò una terribile disfatta per gli ottomani che persero quasi interamente le forze impiegate.

Artiglieria britannica in posizione prima della presa di Gerusalemme

Gli alleati (britannici, francesi, australiani e neozelandesi) aprirono nel 1915 un nuovo fronte con lo sbarco nei pressi di Gallipoli che avrebbe dovuto condurre rapidamente alla presa degli Stretti Turchi e di Istanbul. Tuttavia i turchi riuscirono con successo a contenere gli attacchi degli alleati, che alla fine, sia per le gravi perdite subite sia per la situazione di stallo, decisero di evacuare la zona di Gallipoli. In Mesopotamia invece, dopo il disastro dell'assedio di Kut (1915-16), i britannici si riorganizzarono e catturarono Baghdad nel marzo 1917.

Più a ovest, in Palestina, gli iniziali fallimenti britannici vennero ribaltati con la conquista di Gerusalemme nel dicembre 1917 e la Forza di spedizione egiziana guidata da Edmund Allenby che sconfisse le forze ottomane nella battaglia di Megiddo (settembre 1918).

[modifica] Il fronte serbo

Dopo aver respinto tre invasioni austro-ungariche nell'agosto-dicembre 1914, la Serbia cedette all'invasione combinata di Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria dell'ottobre 1915. Le truppe serbe continuarono a resistere in Albania e Grecia, dove una forza franco-britannica era sbarcata a Salonicco per offrire assistenza e per spingere il governo greco in guerra contro gli Imperi Centrali.

[modifica] La Grecia

La Grecia, guidata da Re Costantino I, si dichiarò allo scoppio del conflitto neutrale, tuttavia la zona di Salonicco fu impiegata dagli Alleati come base di appoggio per le operazioni sul fronte serbo e bulgaro. La situazione precipitò nel 1917: il re mostrò un atteggiamento propenso a sostenere gli Imperi Centrali. Per non correre rischi, gli Alleati lo rovesciarono e lo sostituirono con suo figlio Alessandro, che il 27 giugno dichiarò guerra agli ottomani e iniziò le operazioni in Tracia, che fu occupata nell'anno successivo.

[modifica] Il ruolo italiano

L'Italia diede un importante apporto alla campagna contro gli Ottomani. Due divisioni di 10.000 uomini furono sbarcate a Salonicco e diedero battaglia durante la campagna in Serbia. Le navi principali furono invece ancorate a Valona e altri porti albanesi. Furono decisive anche quando gli Ottomani tentarono un fallito attacco a Suez, unendosi agli inglesi. Inoltre, nella Guerra italo-turca, la Regia Marina aveva distrutto la quasi totalità della flotta ottomana, indebolendo molto un già affaticato impero.

[modifica] Teatri asiatici: il contributo giapponese

L'Impero Giapponese dichiarò la guerra quasi subito e si trovò alleato dell'Impero russo sconfitto 9 anni addietro nella Guerra russo-giapponese.
Lo stato giapponese aveva come imperatore, dal 1912, Taishō, sotto il cui regno si stava attraversando un periodo di benessere economico e di sviluppo militare. Nel primo anno di guerra, la potente Marina Imperiale Giapponese intraprese conquiste ai danni dei tedeschi, tra cui la base di Tsingtao, in Cina, e l'isola di Palau. Successivamente, i nipponici rifornirono con dei convogli i britannici, tramite le colonie di questi (India britannica e Malesia).

[modifica] Prime fasi: dal romanticismo alle trincee

Lovanio (Belgio), 1915

La percezione della guerra nel 1914 era quasi romantica, e la sua dichiarazione venne accolta con grande entusiasmo da molte persone. La visione comune era che sarebbe stata una breve guerra di manovre, con poche azioni pungenti (per «impartire una lezione al nemico») e sarebbe finita con un vittorioso ingresso nella capitale (ovviamente quella nemica), seguita da una o due parate celebrative a casa, per poter poi tornare alla vita normale. C'erano alcuni pessimisti (come Lord Kitchener) che predissero che la guerra sarebbe durata a lungo, ma Guglielmo II disse che la guerra sarebbe «finita per Natale...».

Questo punto merita di essere approfondito. La convinzione della breve durata della guerra si considera spesso una tragica sottovalutazione; secondo molti, se vi fosse stata fin dall'inizio una diffusa consapevolezza che la guerra avrebbe aperto un tale abisso nella civiltà europea, nessuno l'avrebbe intrapresa o continuata. In realtà, una parte degli studiosi militari dell'epoca avevano previsto tale possibilità, come si vede in particolare dall'opera di Ivan Bloch, già candidato al Premio Nobel per la pace. Le previsioni di Bloch sulla guerra industriale che avrebbe condotto a sanguinose situazioni di stallo, logoramento e perfino di rivoluzione, erano ampiamente conosciute sia nei circoli militari che in quelli pacifisti, senza contare il fatto che già nei decenni precedenti altri conflitti, come la guerra di secessione americana (1861-1865) e la guerra russo-giapponese (1904-1905), erano degenerati in una massacrante guerra di trincea. Alcuni autori come Niall Ferguson sostengono che la convinzione di una guerra veloce sia stata molto esagerata fin dai tempi del conflitto. Secondo Ferguson, i pianificatori militari, specialmente in Germania, erano consapevoli della possibilità di una guerra lunga, come risulta dalla famosa corrispondenza telegrafica Willy-Nicky tra gli imperatori di Russia e di Germania. Egli sostiene anche che i più informati consideravano improbabile una guerra veloce. Inoltre, era nell'interesse dei governi presentare ampiamente questo messaggio nella loro propaganda, dal momento che questo incoraggiava gli uomini ad arruolarsi, facendo sembrare la guerra meno grave e mantenendo alto il morale generale.

[modifica] Inizia il trinceramento

Nelle trincee

Dopo l'iniziale successo nella prima battaglia della Marna, le forze tedesche e dell'Intesa iniziarono una serie di snervanti manovre per cercare di costringere gli avversari alla ritirata, nella cosiddetta Corsa al mare. Francia e Gran Bretagna si trovarono ben presto ad affrontare le posizioni tedesche trincerate, dalla Lorena fino alle coste belghe nelle Fiandre. Entrambi gli schieramenti presero posizione, i francesi e i britannici cercando di andare all'attacco, i tedeschi cercando di difendere il territorio da loro occupato. Di conseguenza, le trincee tedesche erano molto meglio costruite di quelle dei loro nemici, dato che quelle anglo-francesi erano pensate solo per essere «temporanee».

Nessuno dei due schieramenti si dimostrò in grado di assestare un colpo decisivo nei quattro anni seguenti, per quanto la protratta azione tedesca nella battaglia di Verdun (1916) e il fallimento alleato della primavera successiva, portarono l'esercito francese sull'orlo del collasso, mentre le diserzioni di massa minavano la linea del fronte.

Circa 800.000 soldati dalla Gran Bretagna e dall'Impero britannico si trovavano contemporaneamente sul fronte occidentale 1.000 battaglioni, ognuno occupante un settore del fronte, dal Belgio fino all'Arne, che operavano su un sistema mensile a quattro stadi, a meno che non ci fosse un'offensiva in corso. Il fronte conteneva quasi 10.000 chilometri di trincee. Ogni battaglione teneva il suo settore per quattro settimane prima di tornare nelle retrovie, quindi nella riserva e infine per una settimana in licenza, spesso nella zona di Poperinge o di Amiens.

[modifica] La Somme e Passchendaele

Sia la battaglia della Somme (1916), che la battaglia di Passchendaele (1917), sempre sul fronte occidentale, portarono enormi perdite di vite da entrambe le parti, ma minimi progressi nella situazione della guerra. È interessante notare che, quando i britannici attaccarono nel primo giorno della battaglia della Somme, e persero un enorme numero di uomini sotto le continue raffiche delle mitragliatrici tedesche, riuscirono comunque a guadagnare del terreno. Ciò fece sì che il comando tedesco ordinò ai suoi soldati di riprendersi il terreno perso, con risultati molto simili dal punto di vista delle perdite. Quindi, invece di un combattimento sbilanciato, con i soli britannici all'attacco, che avrebbe causato enormi perdite solo dalla loro parte, il volume degli attacchi fu equamente distribuito, così come le perdite sofferte.

[modifica] I gas tossici e le nuove armi

Come in ogni conflitto il settore di ricerca maggiormente sviluppato fu quello bellico, che raggiunse livelli impensabili nel giro di pochi anni. Le nuove armi furono numerose, tutte ugualmente letali.

  • I gas tossici furono utilizzati per la prima volta dai tedeschi contro i russi, senza molto successo, nella battaglia di Bolimow del 1º gennaio 1915, ma divennero celebri a partire dal 22 aprile 1917, data in cui a Ypres (Belgio) per la prima volta si fece uso di gas asfissianti al cloro, che provocarono il terrore tra le truppe franco-britanniche. Il primo rudimentale rimedio agli attacchi chimici era costituito da fazzoletti bagnati con acqua e/o urina, solo in seguito sarebbero state sperimentate le prime maschere antigas. Nel corso della guerra i gas al cloro sarebbero stati poi sostituiti da un tipo di gas più evoluto, sparato da proiettili, denominato iprite (dal nome della stessa città di Ypres).
  • La mitragliatrice, che consentiva di sparare centinaia di colpi al minuto agevolando molto la difesa delle trincee.
  • I lanciafiamme, introdotti dai tedeschi a Hooge il 30 luglio 1915.
  • I carri armati (utilizzati inizialmente dai britannici sulla Somme il 15 settembre 1916), che suscitarono lo stesso stupore e terrore provocato dal gas a Ypres, pur non essendo usati per lo sfondamento delle linee nemiche (come avverrà poi nella seconda guerra mondiale), ma solo per il semplice supporto alla fanteria.

Ognuna di queste nuove armi inizialmente provocò panico e sconcerto tra i nemici, ma non riuscì a produrre un vantaggio sostanziale e duraturo. Anche se all'inizio tutte le armi furono appannaggio di una sola parte, poi entrambi gli schieramenti svilupparono tutte queste armi.

[modifica] Aeroplani e U-Boot

Caccia Nieuport 17, Aisne (Francia), 1917

L'aviazione militare ottenne rapidi progressi, dallo sviluppo delle (inizialmente primitive) mitragliatrici sincronizzate per poter sparare in avanti, introdotte dall'aviazione tedesca nell'autunno del 1915, allo sviluppo dei bombardieri usati contro Londra (luglio 1917): ancor più drammatico, almeno per i britannici, fu l'uso dei sottomarini tedeschi (U-Boot, dal tedesco Unterseeboote) contro i mercantili alleati in acque internazionali dal febbraio 1915. La decisione tedesca di togliere le restrizioni all'attività sottomarina (la cosiddetta "guerra sottomarina indiscriminata", dal 1º febbraio 1917) fu strumentale all'entrata in guerra degli Stati Uniti dalla parte degli alleati (6 aprile). L'affondamento del transatlantico Lusitania fu un successo controverso per gli U-Boot.

[modifica] L'industria ottica

cannocchiale Zeiss mod.1908, (Germania), 1915

L'industria ottica (soprattutto quella tedesca) aveva avuto uno sviluppo notevole anche prima della guerra. I sottomarini ebbero i loro risultati anche grazie a dei buoni periscopi, dalle trincee gli ufficiali tedeschi scrutavano con cannocchiali Bausch gli ufficiali inglesi che a loro volta li scrutavano con cannocchiali Bausch & Lomb di fornitura americana o con gli Zeiss comprati dai tedeschi nel 1910. Goerz, Voigtlander, M. Hensoldt & Sohne, E.Leitz (Leica), Carl Zeiss furono le industrie che più furono impegnate nello sforzo bellico dell'Impero tedesco.

[modifica] Il fronte orientale e la Russia

Mentre sul fronte occidentale si era raggiunto lo stallo nelle trincee, la guerra continuò ad est.

[modifica] Vittorie tedesche ad est

I piani di guerra iniziali dei russi prevedevano l'invasione simultanea della Galizia austriaca e della Prussia Orientale tedesca. Anche se l'iniziale avanzata in Galizia fu di ampio successo, i russi vennero respinti in Prussia dalle vittorie dei generali tedeschi Hindenburg e Ludendorff a Tannenberg e ai Laghi Masuri nell'agosto e settembre del 1914.

L'organizzazione militare ed economica russe, meno sviluppate, si rivelarono presto insufficienti davanti alle forze combinate di Germania e Austria-Ungheria. Nella primavera del 1915 i russi vennero respinti in Galizia, e in maggio gli Imperi Centrali ottennero un importante sfondamento ai confini meridionali della Polonia, espugnando Varsavia il 5 agosto e costringendo i russi a ritirarsi dalla Polonia.

[modifica] La Russia in subbuglio

L'insoddisfazione nei confronti della condotta di guerra del governo russo crebbe nonostante i successi del giugno 1916 (offensiva Brusilov) nella Galizia Orientale, contro gli austriaci, quando i successi russi furono minati dalla riluttanza degli altri generali di impegnare le loro forze a supporto del comandante vittorioso.

Le fortune alleate si ravvivarono solo temporaneamente con l'ingresso in guerra della Romania, il 27 agosto. Le forze tedesche arrivarono in aiuto delle unità austriache impegnate in Transilvania, e Bucarest cadde ai piedi degli Imperi Centrali il 6 dicembre. Nel frattempo, l'instabilità interna crebbe in Russia, e lo Zar rimase isolato al fronte, mentre il sempre più incompetente governo dell'Imperatrice provocò proteste da tutti i segmenti della vita politica russa, risultando nell'assassinio del consigliere prediletto della zarina Alessandra, Rasputin, da parte di nobili conservatori alla fine del 1916.

[modifica] La rivoluzione in Russia

Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione Russa.

Nel marzo 1917 (febbraio per il calendario russo, che non era stato ancora convertito al calendario gregoriano), le dimostrazioni di San Pietroburgo (ribattezzata Pietrogrado per abbandonare il toponimo germanico, inopportuno in tempo di guerra) culminarono nell'abdicazione di Nicola II e alla nomina di un debole Governo provvisorio centrista, che condivise il potere con i socialisti del Soviet di Pietrogrado. Questa divisione dei poteri portò alla confusione e al caos, sia al fronte che a casa, e l'esercito divenne sempre meno capace di resistere efficacemente alla Germania. Nel frattempo, la guerra e il governo, divennero sempre più impopolari, e il malcontento venne usato strategicamente dal Partito Bolscevico, guidato da Vladimir Lenin, allo scopo di prendere il potere.

Il trionfo dei Bolscevichi, in novembre (ottobre per il calendario russo), fu seguito in dicembre da un armistizio e da negoziati con la Germania. All'inizio, i Bolscevichi rifiutarono i duri termini imposti dalla Germania, ma quando questa riprese la guerra e cominciò a marciare impunita attraverso l'Ucraina, il nuovo governo accettò il Trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918, che portò la Russia fuori dalla guerra dietro cessione agli Imperi Centrali di vasti territori comprendenti la Finlandia, le Province Baltiche, la Polonia e l'Ucraina (che comprendevano più di un quarto della popolazione russa).

[modifica] Rovesciamento delle sorti

Il 1917 vide l'ingresso in guerra degli Stati Uniti a fianco delle potenze dell'Intesa, mentre la sconfitta russa sul fronte orientale permise alla Germania di spostare truppe verso ovest. Sarebbe stato dunque sul fronte occidentale che sarebbe stato deciso l'esito della guerra.

[modifica] Ingresso degli Stati Uniti

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Aerei statunitensi bombardano le linee tedesche

All'inizio del 1917 la Germania riprese la sua politica di guerra sottomarina indiscriminata: per isolare i britannici, nessuna nave (anche quelle neutrali) sarebbe stata risparmiata. Questo, combinato con l'indignazione pubblica circa il Telegramma Zimmermann, portò alla finale rottura delle relazioni tra Stati Uniti e Imperi Centrali. Il presidente Woodrow Wilson richiese al Congresso degli Stati Uniti di dichiarare guerra, il che avvenne il 6 aprile 1917 (solo un membro del Congresso, Jeanette Rankin del Montana, votò contro).

L'esercito statunitense e la Guardia Nazionale erano già stati mobilitati nel 1916 per dare la caccia al rivoluzionario messicano Pancho Villa, il che rese gli spostamenti più veloci. La Marina statunitense fu in grado di inviare un gruppo di navi da guerra a Scapa Flow per unirsi alla flotta britannica e un gruppo di incrociatori a Queenstown, in Irlanda, per aiutare a scortare i convogli. Comunque, occorse del tempo prima che le forze statunitensi fossero in grado di contribuire significativamente sul fronte occidentale e su quello italiano. Con l'entrata in guerra degli USA, si crea una potentissima alleanza: la grande potenza economica, i due imperi più grandi del tempo (Impero britannico e Impero russo), delle nazioni economicamente forti (Italia, Francia, Cina, Sudafrica soprattutto ma anche stati come l'Australia che erano sotto il Regno Unito ma godevano di ampia autonomia). Tutta questa potenza era contrapposta all'Impero tedesco, potente ma alleato con due nazioni decadenti (Impero Ottomano e Impero Austro-Ungarico) e con la piccola Bulgaria che, pur tenace, non rappresentava un ostacolo insormontabile: la vittoria era quindi prossima.

Britannici e francesi insistettero sull'invio di fanteria statunitense per rinforzare le linee. Durante la guerra, le forze americane furono a corto di una propria artiglieria, aviazione e di unità del genio. Comunque, il generale John J. Pershing, comandante della forza di spedizione americana, rifiutò il disgregamento delle unità statunitensi per utilizzarle come rinforzo di quelle francesi e britanniche, come suggerito dagli alleati.

[modifica] Offensiva tedesca del 1918

Per approfondire, vedi la voce Kaiserschlacht.

L'entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1917 aveva reso certo l'eventuale arrivo di nuovi uomini per le potenze dell'Intesa, mentre il ritiro della Russia e la disfatta italiana di Caporetto avevano permesso il trasporto di truppe tedesche ad ovest. Quattro successive offensive tedesche seguirono quella del 27 maggio, portando a guadagni in direzione di Parigi, comparabili a quelli dell'avanzata del 1914.

Il 21 marzo 1918 la Germania lanciò una grossa offensiva, l'«Operazione Michael», contro le truppe britanniche e del Commonwealth. L'esercito tedesco aveva sviluppato una nuova tattica che prevedeva l'utilizzo di incursori addestrati ad infiltrarsi nelle trincee e catturarle.

Gli alleati reagirono incaricando il maresciallo francese Foch di coordinare le attività alleate in Francia, e in seguito nominandolo comandante supremo di tutte le forze alleate.

L'offensiva tedesca si mosse in avanti di 60 km e premette le truppe della Forza di spedizione britannica (BEF), tanto che il loro comandante, il maresciallo di campo Sir Douglas Haig, emise un ordine generale l'11 aprile che dichiarava: «Con le spalle al muro, e credendo nella giustezza della nostra causa, ognuno di noi deve combattere fino alla fine». Comunque, per quel momento, l'offensiva tedesca si era fermata, a causa di problemi logistici. I contrattacchi dei canadesi e delle forze dell'ANZAC spinsero indietro i tedeschi.

[modifica] Vittoria alleata

Per approfondire, vedi le voci Offensiva dei cento giorni e Battaglia di Vittorio Veneto.
Prigionieri tedeschi

La forza di spedizione americana, comandata dal generale John J. Pershing, entrò in battaglia in numeri significativi nell'aprile 1918. Nella battaglia di Bosco Belleau, dal al 30 giugno 1918, la seconda divisione, comprendente il Corpo dei Marines, aiutò ad annullare l'offensiva tedesca che minacciava Parigi.

Il 18 luglio 1918, alla battaglia di Chateau-Thierry, le forze francesi e statunitensi andarono all'offensiva. L'esercito britannico, usando un gran numero di carri armati, attaccò ad Amiens l'8 agosto causando tale sorpresa e confusione che il comandante in capo tedesco, generale Ludendorff, disse che fu «il giorno più nero dell'esercito tedesco».

Il 12 settembre la Prima Armata Statunitense, che era stata recentemente costituita dalla Forza di spedizione americana, andò all'attacco del saliente di Saint-Mihiel, che la Germania occupava dal 1914. Questo saliente minacciava la linea ferroviaria Parigi-Nancy. Le forze americane erano carenti di supporto dell'artiglieria, che veniva fornito da francesi e britannici. Questa fu anche la prima occasione in cui vennero usati i carri armati americani, guidati dal tenente colonnello George Smith Patton. Quattro giorni dopo il saliente era stato ripulito.

Il 26 settembre le forze americane iniziavano l'offensiva Mosa-Argonne, che continuò fino alla fine della guerra. Un posto di osservazione chiave dei tedeschi, sulla quota 305 a Montfaucon-d'Argonne venne catturato il 27 settembre. Circa 18.000 americani caddero durante l'offensiva, che fu la prima condotta dagli Stati Uniti come esercito indipendente. Il generale Pershing puntava al fiume Reno, che si aspettava di oltrepassare all'inizio del 1919.

Il 24 ottobre l'esercito italiano, con un limitato supporto alleato (3 divisioni francesi, 2 inglesi, un reggimento americano) iniziò la sua offensiva (che durò fino al 4 novembre) che vide lo scontro tra 55 divisioni italiane contro 60 austriache. Il comando italiano aveva studiato bene il piano, che non prevedeva attacchi frontali, ma un colpo concentrato su un unico punto per spezzare il fronte. Il punto prescelto era Vittorio Veneto, dove la 5a e la 6a Armata austriaca si congiungevano: quindi un punto nevralgico per i collegamenti. L'offensiva iniziò con una manovra diversiva, la 4a Armata iniziò un attacco sull'Altipiano dei Sette Comuni, attirandosi contro tutti i rinforzi austriaci. La piena del Piave costrinse all'inazione quel fronte, gli austriaci credettero che quello della 4a armata fosse l'attacco principale e continuarono a contrastarlo con tutte le forze. Nella notte tra 28 e 29 anche sul Piave si passò all'attacco, le prime ore furono terribili, la corrente era forte e le teste di ponte restavano spesso isolate, ma alla fine l'8a Armata superò il fiume ed iniziò ad avanzare, la 10a e la 12a si allargarono sulle sue ali per coprire l'avanzata, il fronte si spezzò e si innescò una processo di disfacimento che rese l'esercito imperiale ingovernabile. Il profilarsi della sconfitta fece aumentare le diserzioni, interi reparti abbandonarono le linee; il 30 ottobre l'esercito italiano era a Vittorio Veneto, mentre altre armate italiane passarono il Piave e avanzarono. La corsa proseguì per altri tre giorni, il 3 si arrivò a Trento, la marina sbarcò a Trieste, il 4 l'Austria capitolò. Con il crollo dell'Impero Asburgico la minaccia dell'apertura di un fronte a sud divenne reale, la Germania, pur ancora sostanzialmente imbattuta e saldamente in territorio francese, sette giorni dopo l'Austria decise di abbandonare la lotta.

[modifica] Fine della guerra