Un film è un'opera cinematografica: la sua produzione è una materia estremamente complessa e costosa. L'eterogeneo mondo del cinema ha portato da una parte ad avere film che mobilitano una macchina produttiva molto elaborata, dall'altra ad avere dei film che, prescindendo dall'aspetto industriale, tendono all' esercizio artistico, o meglio concepibili come oggetti artigianali.
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| Per approfondire, vedi la voce Pre-produzione. |
Breve scritto (solitamente la lunghezza di un soggetto va dalle 3 alle 10 cartelle) che racconta la trama del film, fornendo in modo succinto un'idea dei tempi, dei luoghi, dei personaggi. Precede il trattamento e la sceneggiatura.
A seconda dell'opera in questione è necessario fare lavorazioni diverse. Un soggetto tratto da un romanzo obbligherà a cercare delle immagini o delle ambientazioni che espicitino la parte che nel romanzo e più ampia, il pensiero e l'interpretazione dei protagonisti, e che invece in una produzione video non sono così semplici da realizzare.
Il trattamento è la narrazione in forma estesa del film; in esso i personaggi vengono descritti e presentati in tutto il loro essere e con le loro storie anche se nel film non verranno "mostrate" o discusse. I dialoghi restano scarsi e scarni dato che le situazioni non sono del tutto definite e delineate e si potrà far parlare meglio i personaggi quando tutti i dettagli e gli ambienti saranno chiari, quindi in fase di sceneggiatura. È quella del trattamento la fase in cui comprendere e far comprendere appieno le finalità del film al regista ed al produttore che dopo la lettura del trattamento potrà valutare l'impegno economico della produzione.
È la descrizione dettagliata di ciò che dovrà essere il film, scena per scena, dialogo per dialogo compresa la descrizione di tutti i luoghi e gli oggetti presenti nell'inquadratura. La sceneggiatura viene scritta, solitamente, in forma letteraria e senza l'uso di termini tecnici (non si fa mai menzione, per esempio, del termine macchina da presa). Esistono tre diversi modi per scrivere sceneggiature: all'italiana, alla francese e all'americana. Quest'ultimo metodo è fortemente codificato ed è sicuramente il più diffuso. In esso una pagina corrisponde all'incirca a un minuto di film. Viene scritta con carattere Courier New corpo 12 e prevede:
- intestazione per ogni scena con numero (progressivo) di scena, indicazione spaziale (INT./EST.), set (cioè l'ambiente dove l'azione si svolge) e indicazione temporale (GIORNO/NOTTE - ALBA/TRAMONTO);
- sommaria descrizione dell'ambiente (se è la prima volta che lo si vede), dei personaggi (il cui nome va scritto tutto in maiuscolo se è la prima volta che appaiono), delle loro azioni (impaginazione: da colonna 5 a colonna 65) 60 battute per riga, non giustificate);
- dialoghi, preceduti dal nome del personaggio (scritto in maiuscolo), non centrati (generalmente da colonna 20 a colonna 50) e di 30 battute per riga.
Es. intestazione di scena: 1. EST. BAR DEL CENTRO. GIORNO. (La scena n°1 si svolge all'esterno di un Bar del centro di giorno.)
Operazione che consente di determinare tutte le pratiche necessarie per passare dalla sceneggiatura al set cinematografico. Il compito dello spoglio della sceneggiatura spetta solitamente all'aiuto regista.
I sopralluoghi servono per accertarsi che le location scelte siano adatte alle condizioni di ripresa. Il compito spetta alla produzione (location manager, aiuto regia) e i fattori che determinano l'idoneità della location sono di tipo produttivo: disponibilità di corrente elettrica, condizioni luce, situazione audio, idoneità della location ad ospitare una troupe ed i conseguenti servizi necessari. È fondamentale scattare molte foto da mostrare poi ai vari reparti, qualora questi avessero bisogno di precise indicazioni geografiche.
I costumi ed i trucchi si occupano di due fasi entrambe fondamentali per la riuscita e per l'arricchimento dell'immagine basata sulla caratterizzazione di ambienti e personaggi. La prima è la fase di preparazione in cui, in accordo con il regista, vengono delineati i tratti psicologici e sociali dei protagonisti da esprimere attraverso la scelta di stile degli abiti e dell'ambiente in cui vivono. Ne segue un momento di ricerca sia creativa che pratica, di materiali per costumi e scenografia. Da uno spoglio dettagliato della sceneggiatura, vengono poi decisi,trovati o creati i cambi per i costumi, dai protagonisti alle comparse, mentre per la scenografia si delinea la scelta delle locations,la creazione di nuovi ambienti o la modifica e l'arredamento di quelli già esistenti. La seconda fase di realizzazione va di pari passo al set e vi vengono preparati tutti i particolari che faranno parte della scena, dalla scenografia alla vestizione degli attori, al trucco. La realizzazione delle scene comprende anche il controllo e l'annotazione di ogni particolare, con l'aiuto di polaroid o fotografie digitali, per far coincidere i diversi tagli o le continuazioni di scene legate tra loro.
Ripresa: è la ripresa del film, ciò può avvenire nei luoghi prescritti nella sceneggiatura, con i propri attori, le proprie scene ecc..
Terminate le riprese, la pellicola giunge al laboratorio di sviluppo e stampa, dove si ricava il negativo scena che viene stampato su una pellicola positiva (positivo scena). Questo procedimento avveniva fino a pochi anni fa, quando i film erano interamente realizzati in pellicola e venivano montati con la moviola meccanica. Oggi, si preferisce il sistema Digital Intermediate (D.I.) una lavorazione sempre su pellicola ma realizzata con l' ausilio di potenti macchine informatiche. Il negativo scena viene sviluppato e viene preparato per il telecinema, quindi si rimuove la polvere attraverso una lavatrice ad ultrasuoni. Al telecinema, il negativo viene riversato in modalità "luce unica" su due distinti videonastri: Digital Beta e BetaSP, con codici di riferimento (labroll, videotape, keycode e timecode). Il Digital Beta rimane al laboratorio di sviluppo e stampa come master per eventuali copie lavoro, mentre il BetaSP viene inviato al reparto montaggio assieme ad un floppy disk contenente il log del nastro, necessario per il montaggio.
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Il montaggio è fattore fondamentale per la riuscita artistica del film, e consiste nella scelta delle scene girate da utilizzare nel prodotto finito, attraverso un vero e proprio "montaggio" in sequenza degli spezzoni di pellicola. Oggi il montaggio è, nella maggior parte dei casi, digitale: la pellicola è cioè trasposta in dati informatici per poi essere più facilmente modificata ed anche lavorata attraverso l'uso di effetti speciali. Una volta il processo era artigianale, fatto attraverso forbici e colle speciali, ed altri strumenti che molti nostalgici rimpiangono. Il montaggio è componente artistica, abbiamo detto, ecco perché alcuni grandi registi (quali ad esempio Chaplin e Kubrick) montavano di persona il film in apposite sale costruite anche in casa. Un cattivo montaggio, infatti, può peggiorare di molto il materiale girato. Il grande regista russo Eizenstejn fu il primo a teorizzare il montaggio quale vero e proprio strumento artistico, che attraverso la correlazione o l'opposizione di due immagini in sequenza può dare un diverso senso ed assetto al film girato. Anche nel primo espressionismo tedesco (Wiene, Murnau, Lang) e nel surrealismo di Buñuel, il montaggio assume uno spessore fondamentale nella valenza del significato e del simbolismo interno al film. Un montatore molto famoso in Italia è stato Ruggiero Mastroianni.
è colui il quale cerca di rendere il film più realistico aggiungendo dei disturbi tipici, come il traffico, la gente che parla ecc..
Il film, nella fase delle riprese, viene "girato" su un supporto di pellicola negativa, esattamente come un rullino fotografico viene usato per le immagini riprese da una macchina fotografica. Una volta terminate le riprese giornaliere il materiale viene consegnato ad un laboratorio dove viene sviluppato. Dopo questa fase si passa, utilizzando una macchina che si chiama videoanalyzer, a dare la posa al negativo originale, cioè a determinare la quantità di luce e le dominanti cromatiche con cui ogni singola scena sarà stampata. Questo avviene di concerto con il direttore della fotografia, unico responsabile di questo processo. Attraverso una macchina che legge le indicazioni date in precedenza si arriva all stampa dell'interpositivo, il quale servirà per avere, tramite stampa a contatto, l'internegativo che verrà utilizzato per stampare la copia da proiezione (positiva) cioè l'immagine che poi tutti gli spettatori vedranno al cinema.
È il processo inverso del negativo-positivo, ossia la stampa di molteplici copie fotografiche da un'unica fonte negativa; l'internegativo fa si che si possano ottenere immagini positive da altre positive, creando da quella positiva un'immagine negativa, che verrà usata poi per gli scopi citati all'inizio.