Provincia di Catania

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Provincia Regionale di Catania
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Stato: bandiera Italia
Regione: Sicilia
Capoluogo: Catania
Superficie: 3.553 km²
Abitanti:
1.076.972 01.2007
Densità: 303,1 ab./km²
Comuni: Elenco di 58 comuni
Targa: CT
CAP: 95100, 95010-95049
Pref. telefonico: 095, 0933, 0942
Codice ISTAT: 087
Presidente: Giuseppe Castiglione  16.06.2008
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Sito istituzionale

La Provincia di Catania (Pruvincia di Catania in lingua siciliana) è una provincia della Sicilia di 1.076.972 abitanti[1]. Si estende su una superficie di 3.553 km² e comprende 58 comuni.

Affacciata ad est sul Mar Ionio, confina a nord con la Provincia di Messina (il cui confine è segnato in buona parte dal corso del fiume Alcantara), ad ovest con la Provincia di Enna e la Provincia di Caltanissetta, a sud con la Provincia di Ragusa e la Provincia di Siracusa.

Indice


Il castello di Aci
Il castello normanno di Adrano

[modifica] Geografia

La provincia di Catania è meravigliosa ed è caratterizzata da una grande varietà di paesaggi dall'orografia quanto mai varia. Fanno parte infatti del territorio provinciale sia buona parte della più vasta pianura della Sicilia, la Piana di Catania, che il più elevato monte dell'isola, l'Etna (il maggiore vulcano attivo d'Europa, alto 3.340 metri s.l.m.). È anche la provincia siciliana con uno dei più vasti bacini idrografici, costituito da consistenti tratti del fiume Simeto e dei suoi affluenti, il Salso, il Dittaino e il Gornalunga, tutti e quattro condivisi con la provincia di Enna.

A nord è delimitata dal corso del fiume Alcantara, che segna il confine con la Provincia di Messina; il confine segue poi una piccola parte dell'ampio Parco dei Nebrodi (situato quasi del tutto in Provincia di Messina) con la Riserva naturale Lago Trearie, ai piedi dell'omonimo monte (1.609 mt). Riposto a Catania, con Acitrezza e il borgo di Santa Maria la Scala, contornato dal verde della Riserva naturale orientata La Timpa) che ricade in territorio di Acireale, alle sabbie dorate della lunga spiaggia della Plaia. Presso Fiumefreddo di Sicilia, sulla costa, si trova la Riserva naturale Fiume Fiumefreddo. Andando verso l'interno dell'isola, la provincia è incorniciata dalle catene montuose dei Monti Erei e dei Monti Iblei a ridosso dei quali si alternano calanche desertiche e fertili terre come quelle della piana.

La zona che contorna il vulcano è caratterizzata da boschi di castagni ed ombrose pinete e dalla rigogliosa, anche se molto ridotta dall'esasperata urbanizzazione degli anni passati, vegetazione del Parco dell'Etna e, ancora, dalle rarefatte atmosfere del deserto lavico delle alte quote con le nere sciare e il giallo delle ginestre. Ad ovest del vulcano si trova la Riserva naturale ingrottato lavico del Simeto; il corso del fiume, dopo aver contornato la riserva, piega decisamente ad est verso il mare e la sua foce costituisce parte della Riserva naturale Oasi del Simeto. Procedendo verso l'interno si incontrano i brulli paesaggi caratteristici della Sicilia centrale, con terreni gessoso-solfiferi, alternati a macchie di arbusti, zone a pascolo e a seminativo.

[modifica] I fiumi

La provincia di Catania è interessata dal più grande bacino idrografico della Sicilia costituito dal fiume Simeto e dagli affluenti Gornalunga e Dittaino; si tratta di un bacino di oltre 4.300 km quadrati che si snoda nella Piana di Catania provenendo dai monti Erei e dalle pendici dei Nebrodi. La portata del bacino è nel complesso molto variabile a seconda delle stagioni e della piovosità per lo più scarsa della Sicilia interna. Dagli stessi Nebrodi proviene anche il fiume Alcantara che segna il confine nord della provincia; quest'ultimo bacino è invece ben alimentato in tutte le stagioni, raccogliendo acqua dalle sorgenti etnee ben nutrite dal lento scioglimento delle nevi.

Una particolarità della provincia è quella dei fiumi sotterranei: il fiume Amenano seppellito dall'eruzione del 1669, il fiume Ognina (o Lognina) anch'esso coperto dalla lava fluita, nel 1381, da un cratere apertosi all'altezza di Mascalucia e il fiume Aci sul quale anticamente fiorirono tante leggende, citato ancora con le relative misure da Idrisi, il geografo di corte di re Ruggero nel suo "Il libro di Ruggiero", che scomparve in seguito alla spaventosa eruzione del 1169, la stessa che saldò alla terraferma il castello di Aci, oltre al già citato Alcantara che ha scavato il proprio alveo su di una colata lavica forse originata dal cratere di Mojo Alcantara (ME) o più probabilmente dal versante nord dell'Etna.

[modifica] I laghi

L'Etna in inverno con la nube circolare caratteristica

Il territorio della provincia di Catania, pur essendo percorso dal più grande bacino fluviale dell'Isola, non ha grandi laghi. Possiede tuttavia alcuni interessanti laghi naturali che sono racchiusi per lo più all'interno di aree protette.

Il territorio attualmente delimitato come Riserva naturale Oasi del Simeto è quel che resta di un più vasto ecosistema palustre che comprendeva diverse zone umide, quella di Agnone, quella di Valsavoia (Lentini) e quella di Pantano di Catania. Sono ad oggi sopravvissuti all'antropizzazione dell'area:

  • il lago Gornalunga, formato dall'omonimo affluente del Simeto;
  • il lago Gurnazza, formato dalle dune costiere;
  • le Salatelle, piccoli pantani di acqua salmastra.

Nell'area catanese del Parco dei Nebrodi:

  • Il Lago Trearie, laghetto naturale posto a 1.435 metri s.l.m. che è stato ampliato con uno sbarramento per aumentarne la capacità di invaso; si estende per 10 ettari, in territorio dei comuni di Tortorici e di Randazzo. Riveste particolare importanza dato che si tratta del luogo di sosta e nidificazione di varie specie avicole, stanziali e di passo ed è incastonato in un pittoresco paesaggio.

A sud di Randazzo, a nord-ovest dell'Etna:

  • Il Lago Gurrida, esempio unico in Europa di un lago di sbarramento naturale lavico formato da una colata del 1536 che ostruendo una parte della valle sottostante, ha determinato l'accumulo delle acque del fiume Flascio. Si trova in territorio comunale di Randazzo, a 835 metri s.l.m. su una depressione argillosa che raccoglie nel periodo invernale le acque piovane e quelle del fiume Flascio; il lago non ha emissari, ma in piena estate va in secca; si ritiene quindi che esistano emissari sotterranei dato che, in periodo di secca, diventano visibili cavità e crepe da cui si perde tutta l'acqua accumulata in una superficie di circa 800 metri quadrati. Ha un perimetro irregolare di circa 6 Km e una area di impluvio di 50 km².

Nei pressi di Palagonia inoltre vi sono i due laghetti mefitici di Naftìa, noti fin dall'antichità perché legati al culto delle divinità dette I Palici.

Oltre a questi laghi naturali vi sono anche due laghi artificiali di sbarramento fluviale:

[modifica] I monti

Per approfondire, vedi la voce Etna.

La provincia di Catania non ha grandi catene montuose, né alte montagne; l'unica montagna degna di tale nome è il vulcano Etna che è il più grande vulcano europeo e la più elevata vetta della Sicilia. Esso, con la sua mole ed il suo complesso e completo ecosistema costituisce il massiccio montuoso maggiore dell'isola; con le sue nevi contribuisce ad alimentare l'Alcantara, il Simeto con alcuni suoi affluenti e le sorgenti d'acqua potabile di una vasta area circostante. Il resto della provincia, fatta eccezione per l'area facente parte della piana di Catania, è a prevalenza collinare con cime ondulate che sfiorano appena i 700 metri di altezza e ciò solo a ridosso dell'avanpaese ibleo con rilievi a prevalenza calcarea e fenomeni carsici, e dei monti Erei a prevalenza gessoso-zolfifera.

[modifica] Il mare

Il Mar Ionio lambisce, per tutta la sua lunghezza, la costa della provincia di Catania per oltre 65 chilometri. Si alternano spiagge di sabbia e ghiaia e scogliere basaltiche, soprattutto fra Acireale e Catania. Dal porto di Catania verso Siracusa ha inizio la splendida spiaggia della Plaia, un arenile di sabbia fra i più belli del Mediterraneo. Al centro di questa costa è inserito il Golfo di Catania che va da Aci Castello fino ad Augusta nella costiera Siracusana dello Ionio. Molto caratteristici sono i centri rivieraschi presenti nella Timpa acese ed i centri di Aci Castello e la sua frazione Aci Trezza.

[modifica] Il clima

La provincia di Catania offre una grande varietà climatica in conseguenza dell'altitudine e della vicinanza o lontananza dalla costa. Nelle zone etnee e sulle propaggini dei Nebrodi è frequente la neve al di sopra dei 1.200 metri s.l.m. nel periodo invernale e le precipitazioni, nel loro complesso, raggiungono anche i 1.300 mm. Per contro, le zone della Piana di Catania hanno un regime di semi-aridità con precipitazioni modeste e per lo più concentrate durante la stagione autunnale sotto forma di nubifragio. Ciò, nel passato, era causa di disastrose alluvioni che rendevano molte zone impraticabili e formavano estese paludi nelle aree prossime alla costa jonica.

Le temperature medie annue si mantengono tra 17 e 19 gradi.L'area pianeggiante presenta inoltre una forte escursione termica notte-giorno in tutte le stagioni; ciò, a volte, è causa di intense nebbie improvvise che avvolgono tutta l'area sud-occidentale della provincia. Questa è una delle zone più calde della Sicilia,d'estate infatti la temperature medie di Catania e dei paesi dell'hinterland si aggira sui 35°C e durante le intense ondate di calore la temperatura sfiora i 48°C.L'opposto avviene durante le serene notti invernali quando il termometro riesce a scendere fino a -5°C anche in pianura(una vera eccezione per l'isola)

[modifica] Trasporti e collegamenti

[modifica] Collegamenti stradali principali

Il percorso dell'A18, la prima autostrada aperta in Sicilia.

[modifica] Autostrade

Il territorio provinciale è attraversato in senso nord-sud dall'autostrada A18, Messina-Catania a pedaggio con caselli, nel territorio provinciale, a Fiumefreddo, Giarre, Acireale e San Gregorio ed in senso est-ovest dall'A19, Catania-Palermo, gestita dall'ANAS e quindi con utilizzazione libera; i caselli ricadenti nel territorio provinciale sono quelli di Catania Zia Lisa, Tangenziale di Catania, Motta Sant'Anastasia e Sferro. Le citate autostrade A 18 e A 19 sono connesse tra loro mediante la Tangenziale di Catania che le collega anche alla S.S. 114 per Siracusa, alla S.S.192 per Enna e alla S.S. 385 in direzione Caltagirone (nella Sicilia centrale), alla S.S. 417 per Caltagirone e Gela e alla S.S. 194 per Ragusa. Queste strade costituiscono l'asse viario più importante del territorio provinciale.

[modifica] Strade statali

La provincia è attraversata da numerose strade i cui assi fondamentali sono la S.S. 114 Messina - Catania - Siracusa, che si snoda principalmente lungo la costa ionica attraversando luoghi di incomparabile bellezza come la Timpa di Acireale e l'Oasi del Simeto, e la S.S. 121 Catania - Caltanissetta - Palermo, che si inoltra in direzione ovest verso l'interno attraversando grossi centri come Misterbianco, Paternò, Adrano e costeggiando, inoltre il Parco Commerciale Etnapolis di recente costruzione.

Le strade statali che attraversano la provincia di Catania sono:

Il trasporto pubblico su strada viene assicurato da 20 aziende di trasporto su autobus, di cui alcune di grande rilevanza regionale come Etna Trasporti e Ferrovia Circumetnea (autoservizi). Tra queste anche l'AMT di Catania che assicura il trasporto pubblico verso alcuni comuni dell'area metropolitana.

[modifica] Collegamenti ferroviari

Per approfondire, vedi la voce Ferrovie della Sicilia.

[modifica] Ferrovie principali

Il trasporto ferroviario e metropolitano della provincia

L'asse ferroviario più importante è costituito dalla linea Messina - Siracusa, a trazione elettrica e in parte a doppio binario, nella tratta interessante la provincia, tra Catania Acquicella e Catania Bicocca e tra Catania Ognina e Fiumefreddo di Sicilia.

Dalla Stazione di Catania Bicocca si dirama la linea a semplice binario elettrificata per le stazioni di Enna, Caltanissetta, Agrigento e Palermo. Da tale linea, nella stazione di Motta Sant'Anastasia si dirama la linea secondaria, oggi usata solo per tradotte merci, per Paternò e Regalbuto. Quest'ultima fino alla metà degli anni settanta aveva un notevole traffico dovuto alla spedizione di agrumi dalle stazioni di Carcaci, Mandarano, Schettino, Paternò e Agnelleria, verso i mercati del nord Italia e dell'Europa continentale.

Nella stazione di Lentini Diramazione, sulla Catania-Siracusa ha origine la linea a trazione diesel per Caltagirone e Gela che attraversa in direzione sud-ovest tutto il territorio provinciale. Nonostante il calo del traffico pendolare, un tempo consistente soprattutto da Caltagirone, Grammichele, Militello e Scordia e la diminuzione della spedizione di agrumi da Scordia, la linea è percorsa dai treni merci da, e per, il Polo petrolchimico di Gela.

Importante per il traffico pendolare e turistico anche la pittoresca ferrovia Circumetnea che partendo da Catania Borgo effettua tutto il periplo dell'Etna fino a Riposto collegando al capoluogo grossi centri come Misterbianco, Paternò, Adrano, Bronte e Randazzo.

[modifica] Metropolitane e suburbane

Per approfondire, vedi la voce Metropolitana di Catania.
Fermata Italia della Metropolitana di Catania

La carenza di servizi su rotaia nell'ambito provinciale ha determinato un sempre più massiccio uso del mezzo privato. Ogni giorno, da ogni direzione, lungo le poche infrastrutture viarie della provincia, si riversano sul capoluogo centinaia di migliaia di veicoli d'ogni tipo determinando ingorghi sempre più incontrollati ed imprevedibili; ciò ha messo in luce la sempre più urgente necessità di un trasporto di massa e pendolare moderno ed efficiente e sono nati vari progetti di costruzione di ferrovie suburbane e metropolitane:

  • Un primo progetto, di cui è attivo solo un tratto interno alla città di Catania, prevede la trasformazione della Ferrovia Circumetnea in linea metropolitana e suburbana fino a Paternò, a doppio binario, a scartamento normale ed elettrificata; nonostante l'urgenza, sono interamente finanziate ancora solo le tratte fino a Nesima, alla periferia di Catania, e fino a Stesicoro, al centro della città. Se realizzata in tempi brevi alleggerirebbe notevolmente la pressione veicolare costituita dal traffico proveniente dalle aree commerciali di Etnapolis e Misterbianco e dalle decine di migliaia di pendolari provenienti dalle direttrici di Adrano, Bronte e Randazzo.
  • Un secondo progetto, non ancora in fase esecutiva, prevede la costruzione di una linea metropolitana pedemontana che partendo dal centro di Catania raggiunga i comuni dell'Etna confinanti a nord.
  • Un ulteriore progetto, in parte in fase di realizzazione con l'interramento della tratta a nord della Stazione di Catania Centrale, prevede l'utilizzo della tratta RFI attuale che attraversa la città per realizzare una linea suburbana di collegamento tra le zone dell'acese e il centro del capoluogo e il suo aeroporto.

[modifica] Collegamenti aerei

La nuova aerostazione

L'aeroporto internazionale di Catania Fontanarossa, intitolato il 5 maggio 2007, a Vincenzo Bellini, è il più grande aeroporto del Sud Italia. In tale data è stata inaugurata la nuova aerostazione, costruita a fianco della precedente che era intitolata a Filippo Eredia. L'aeroporto assicura il collegamento del territorio con i maggiori aeroporti d'Italia, d'Europa e di altri continenti. Il volume di traffico supportato lo colloca al terzo posto tra gli aeroporti nazionali. Adiacente ad esso si trova l'eliporto della Marina Militare Italiana.

Nell'area provinciale, esiste in località Sigonella, a sud di Motta Sant'Anastasia, anche il grande aeroporto della base militare Statunitense.

[modifica] Collegamenti marittimi

La provincia si avvale principalmente del porto artificiale di Catania che, per le sue dimensioni non molto grandi ha un'operatività limitata. Il porto mantiene tuttavia, un buon traffico commerciale e merci ed è collegato regolarmente con i porti di:

e con porti internazionali in America, Africa, Asia e Oceania. È collegato anche con traghetti a servizio passeggeri e trasporto auto per:

Una linea di catamarani lo collega con Malta. È in corso di sviluppo l'utilizzo come porto turistico, con un progetto, abbastanza fantasioso di demolizioni degli archi della ferrovia per riportare le banchine a ridosso delle vecchie mura di Catania.

Il secondo porto, per importanza è quello di Riposto, con un piccolo traffico commerciale e peschereccio. Un recente progetto in avanzato stato di realizzazione lo ha riqualificato come porto turistico a servizio dell'area catanese e di quella taorminese; esso rappresenta il più grande porto turistico della Sicilia ed uno dei più grandi del sud Italia.

Numerosi e caratteristici sono i porti delle frazioni a mare di Acireale, come Pozzillo, Stazzo, Santa Tecla e Santa Maria La Scala; quest'ultima località è un borgo marinaro ai piedi della Timpa in cui d'estate è possibile godere del mare più pulito dello Ionio, anche per il fondale ricco di numerose varietà coralline. I fondali custodiscono il relitto della nave da guerra italiana "Terni", affondata dagli inglesi durante la Seconda guerra mondiale. Altri porti, turistici e da pesca, sono quelli di Acitrezza, di Ognina e San Giovanni li Cuti a Catania.

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi le voci Storia della Sicilia greca e Storia della Sicilia dall'Unità d'Italia.

[modifica] I primi nuclei urbani

Mappa della colonizzazione della zona orientale della Sicilia

L'area della provincia di Catania risulta abitata in innumerevoli siti sin dalla notte dei tempi. Tracce di insediamenti preistorici si ritrovano dappertutto alle pendici dell'Etna nelle zone costiere e lungo le valli del Simeto e dei suoi affluenti, nel calatino e sulle alture circostanti gli Erei e gli Iblei. Quasi tutte le città e i paesi odierni mostrano evidenti o presunte tracce di insediamenti Sicani e poi Siculi; ma è del periodo greco che tutta la provincia mostra evidenti le tracce, storiche ed archeologiche, dello splendore raggiunto. Il periodo successivo, quello romano, che mirò soprattutto a trasformare l'isola in granaio di Roma, anche a causa delle pesanti imposizioni tributarie, portò ad un impoverimento del territorio nel suo complesso. Un certo sviluppo si ebbe a partire dal tardo impero romano dopo la concessione della cittadinanza romana ai siciliani nel 212 e viene testimoniato dai resti di acquedotti e terme, dalle vestigia di Catania, come l'Anfiteatro e il Teatro Romano.

L'eruzione del 1669 investe Catania Tela di G.Platania, Cattedrale di Catania

Fino alla fine del Settecento l'economia della provincia catanese aveva un suo mercato con interessi extraprovinciali, nel campo delle coltivazioni cerealicole e del grano, della coltivazione della vite e della produzione del vino, dell'allevamento dei bovini e nel campo dell'allevamento del baco per la produzione della seta, di cui sono testimonianza i sopravvissuti alberi di gelso bianco ancor oggi presenti nel territorio. Anche la città cominciava a crescere dal punto di vista demografico, con l'immigrazione di intere famiglie provenienti dall'interno dell'isola in cerca di lavoro nelle varie attività che fornivano la manodopera necessaria producendo sviluppo e ricchezza. Durante il XVII secolo la provincia fu colpita da due tremende sciagure: la colata lavica del 1669 che giunse sino al capoluogo (coprendo fra l'altro i centri di Nicolosi, Fenicia Moncada (Belpasso) e Misterbianco) ed il terribile terremoto del 1693 che cancellò i due terzi della popolazione di Catania, Trecastagni, Pedara, Occhiolà (oggi Grammichele), altri centri ebbero moltissime vittime ma quasi tutti vennero accomunati da una distruzione delle costruzioni e degli opifici pressoché totale. La ricostruzione e la politica, attuata dai governanti di allora, della concessione di terre e di sgravi fiscali permisero la rinascita della provincia che manifestò una vitalità inaspettata. Ripresero così i commerci e le coltivazioni.

Il 24 febbraio 1853 iniziava l'attività la Camera consultiva commerciale di Catania in un contesto difficile quale lo era quello burocratico del governo borbonico. Le sue iniziative e le sue pressioni portarono al potenziamento delle infrastrutture essenziali delle poste, delle banche e dei collegamenti marittimi e stradali (al tempo era molto difficile la comunicazione via terra anche con Messina e Siracusa). Nello stesso periodo venne tentata, con la costituzione di una Società di irrigazione del Simeto del barone Spitaleri, la coltivazione del cotone in alcune zone della Piana di Catania e la coltivazione del riso, ma soprattutto quest'ultima si rivelò un'iniziativa poco felice e la società nel 1859 andò fallita. L'attività imprenditoriale cercò allora altre alternative introducendo nelle aree provinciali più idonee la coltivazione su vasta scala degli agrumi, trasformando ampie zone fino ad allora coltivate a vigneto.

[modifica] L'unità d'Italia

Giuseppe Garibaldi

Durante l'impresa dei Mille la città di Bronte fu teatro di un episodio controverso, noto come la Rivolta di Bronte. Nell'agosto del 1860, i contadini di Bronte, si ribellarono occupando le terre dei latifondisti, dando credito alle promesse di equa ripartizione delle terrre da parte di Garibaldi. La rivolta fu soppressa nel sangue da Nino Bixio forse perché timoroso di una eventuale rivoluzione repubblicana.

Per approfondire, vedi la voce Strage di Bronte.

A seguito dell'unificazione d'Italia con la creazione della provincia etnea del nuovo regno, con R.D. 929 del 16 ottobre 1862, anche la Camera consultiva di commercio venne trasformata in Camera di Commercio ed Arti e nel dicembre dello stesso anno istituita la Borsa valori. Fu un risultato brillante per l'economia della provincia attirando gli investimenti di finanzieri del più ricco nord Europa interessati all'attività mineraria zolfifera che facendo capo al porto di Catania ne permetteva l'agevole esportazione. Vennero quindi impiantate banche e finanziati progetti di ferrovie minerarie. La crescita economica e sociale si riscontrava soprattutto nel capoluogo, Catania che alla fine dell'Ottocento appariva dotata di una veste cittadina molto elegante, pur con differenze macroscopiche riguardo ai quartieri di sud-ovest, quelli classici dell'immigrazione della manodopera. Gli anni settanta del XIX secolo vedono Catania divenire la capitale dello zolfo isolano; le ferrovie attirano ormai sulla città e sul suo porto anche gli zolfi di Villarosa che prima venivano trasportati ad Agrigento e anche grazie a questo il porto di Catania ottiene la categoria di porto di 1° classe in virtù del volume di merci movimentate. Oltre 20.000 tessitori ormai lavoravano nelle filande del capoluogo, immigrati da tutta la provincia e il Banco di Sicilia vi aprì la sua prima filiale. La popolazione di Catania passò dai 52.000 abitanti del 1834 ai 101.000 del 1881. Un rapporto del 1887 del Gentile Cusa registra l'assenza di emigrazione verso l'estero dal catanese, a differenza del resto della Sicilia.

Verso la fine del secolo, anche grazie all'apporto di capitale straniero e ai finanziamenti delle banche, si svilupparono le raffinerie di zolfo e le industrie chimiche ad esso collegate, le attività molitorie, come i grandi Mulini Prinzi che importavano grano ed esportavano farine; il cotonificio De Feo impiegava oltre 480 addetti e nel 1897 produceva 1500 Kg. di filati al giorno; estesa era anche la produzione di mobili e di carrozze. La fine del secolo vide anche la costruzione della Ferrovia Circumetnea che trasportava merci e viaggiatori dalle zone attorno all'Etna verso Catania e il suo porto e contribuiva all'export dei vini etnei tramite il porto di Riposto. Vengono anche approntati progetti di linee tranviarie a servizio delle zone minerarie come la tranvia a vapore Raddusa Scalo-Assoro Scalo-Sant'Agostino e in seguito la tranvia elettrica Catania-Acireale.

[modifica] L'industrializzazione del XX secolo

Gli Archi della Marina all'inizio del Novecento.

Nei primi decenni del Novecento il movimento complessivo delle merci nel porto, indice di sviluppo e benessere della provincia e dell'area siciliana orientale, era in netta crescita e Catania divenne il riferimento economico dell'intera Sicilia con lo sviluppo nel campo industriale, nelle concerie e nel tessile, ma soprattutto nella raffinazione e commercializzazione dello zolfo che proveniva dall'interno e gravitava per la maggior parte nel capoluogo tanto da far parlare di Catania come della Milano del Sud. Secondo una statistica di fine secolo la provincia di Catania esportava zolfi, cereali e frutta dal porto di Catania e vini dal porto di Riposto verso le destinazioni di Stati Uniti, Francia, Austria e Gran Bretagna e importava cotone grezzo e ferro dalla Gran Bretagna, pelli per le concerie dalla Francia, lana da Austria e Francia, grano dalla Russia e alcool dagli Stati Uniti.

Le Ciminiere di Catania
Nell'antichità lo zolfo grezzo veniva raffinato fuori dalla Sicilia. In seguito si iniziò a raffinarlo sul luogo di produzione e Catania divenne il polo di raffinazione del prezioso prodotto. Tra le ragioni che motivarono questa scelta il fatto che a Catania c'era la ferrovia e si stava costruendo il nuovo porto. Alla fine dell' Ottocento erano attive in Sicilia 500 miniere e l'indotto dava lavoro a oltre 200.000 persone.

Così accanto alla ferrovia, a Catania sorse la città dello zolfo, a nord della stazione lungo la via Messina con forni di fusione e mulini di raffinazione in grandi capannoni rettangolari con le ciminiere in mattoni alte anche trenta metri. Le raffinerie di zolfo furono costruite fino al 1905, anno in cui l'applicazione, negli USA, del metodo Frasch che estraeva lo zolfo già fuso dal sottosuolo dagli immensi giacimenti solfiferi texani, causò la fine del sogno siciliano e dello sviluppo industriale zolfifero della provincia di Catania. La produzione del "fiore di zolfo" ebbe il suo massimo nel 1899 quando la produzione siciliana raggiunse gli 8/10 di quella mondiale, grazie alle estrazioni massicce condotte nella Sicilia interna, soprattutto nelle grandi miniere di Pasquasia, di Floristella e di Grottacalda. Le ciminiere, oggi restaurate a cura della Provincia Regionale di Catania, danno nome al centro fieristico e congressuale sito nell'attuale viale Africa, esempio mirabile di archeologia industriale.

Lo scoppio della prima guerra mondiale fece crollare rapidamente il traffico mercantile a causa della chiusura dei mercati orientali interessati dall'economia catanese e del traffico marittimo con l'Austria. La città e l'intera provincia entrarono quindi in una seria crisi. Anche il commercio dello zolfo andava sempre più ridimensionandosi a causa della concorrenza dello zolfo del Texas prodotto con metodi più moderni e a costi inferiori.

[modifica] Il primo dopoguerra

Nel primo dopoguerra vennero individuati alcuni punti fermi per il rilancio dell'economia con un vasto programma di bonifiche e raccolta e canalizzazione dell'acqua d'irrigazione e nella produzione indispensabile di energia elettrica. Vennero quindi approntate e messe in opera le bonifiche del Pantano d'Arci, del Biviere di Lentini, e del corso dell'alto Simeto. Importanti fattori di ripresa dello sviluppo furono inoltre gli interventi di riassetto del porto di Catania con la costruzione del nuovo molo centrale e di attrezzature per il carico e lo scarico delle navi. Il periodo fascista produsse comunque globalmente una terziarizzazione della società catanese ed a una stagnazione produttiva della provincia, anche a causa della perdita dei suoi commerci verso i paesi esteri, con i quali le relazioni diventavano sempre più difficili a causa dell'embargo e dalla perdita dei mercati orientali seguita ai mutati assetti politici del dopoguerra.

Nel 1926 la Provincia di Catania venne anche decurtata di una parte del suo territorio nell'ambito della creazione della nuova Provincia di Enna, perdendo la sua giurisdizione sui comuni della sponda occidentale del Simeto fino a Nicosia e della Piana di Catania oltre Catenanuova.

Nel novembre del 1928 una eruzione dopo aver minacciato i centri di Sant'Alfio e Nunziata, investì e sommerse Mascali. L'eruzione provocò ingenti danni alla economia agricola e la chiusura della tratta della Ferrovia Circumetnea e della direttrice Catania-Messina delle ferrovie e la strada carrabile statale. La cittadina mascalese venne quindi interamente ricostruita in una area adiacente, nello stile dell'allora nascente regime fascista.

[modifica] Il secondo dopoguerra

Il secondo conflitto mondiale interessò particolarmente l'area della provincia quando, a seguito dello sbarco in Sicilia, da parte delle truppe americane nel 1943, fu sottoposta a intensi e disastrosi bombardamenti alleati che distrussero gravemente le infrastrutture portuali e ferroviarie nelle due direttrici fondamentali Catania - Palermo e Catania - Messina e Siracusa. Bombardati e distrutti anche gli aeroporti di Catania, Gerbini e Vizzini. La dura resistenza prima alla piana di Catania e poi sull'asse Troina - Randazzo - Mar Ionio (direttrice della ritirata della divisione tedesca di SS "Göring") oltre a migliaia di vittime di entrambe le parti lasciò il territorio provinciale e cittadino in condizioni disastrose. Proprio il territorio provinciale vide perpetrarsi la prima rappresaglia nazista nei confronti della popolazione civile italiana: la Strage di Castiglione. Dopo il greve periodo dell'occupazione alleata, nel quale si pensò piuttosto alla sopravvivenza e nel quale ebbero origine attività, non proprio pulite di mercato nero, iniziò la ricostruzione. La fine del regime ed il caos politico seguito alla caduta di Mussolini, fecero risorgere le istanze autonomiste e proprio Catania divenne una delle roccaforti dell'EVIS. L'esercito autonomista, che aveva la sede operativa nel capoluogo, vi organizzò la lotta armata ed i sabotaggi sino al 17 giugno 1945, quando, in uno scontro a fuoco con i carabinieri in contrada "Murazzu ruttu" (Randazzo) veniva ucciso Antonio Canepa, insieme ad altri due esponenti. La I legislatura dell'Italia repubblicana fu caratterizzata dall'opera di ricostruzione e dalla realizzazione di un piano di riforme. La legge n. 43 del 28 febbraio 1949, tramite il Piano INA-Casa, favorì il rilancio dell'attività edilizia, la riduzione della disoccupazione con la costruzione di alloggi popolari. Un'altra riforma fu quella agraria del 1950 predisposta da Antonio Segni, ministro dell'Agricoltura che il 27 dicembre, la Regione Siciliana, con un'altra legge di riforma, adeguò al territorio dell'isola. Vennero espropriati ettari ed ettari di terreni realizzando così uno degli obiettivi politici di De Gasperi: creare una classe di piccoli proprietari, migliorare le arcaiche condizioni dell'agricoltura in alcune parti del paese. La Cassa per il Mezzogiorno fu l'altra riforma approvata all'inizio degli anni cinquanta. Il disegno di legge, che fu deliberato dal Consiglio Nazionale della D.C. presieduto da don Luigi Sturzo, produsse la legge 10 agosto 1959, n. 646. Essa prevedeva un programma finalizzato di lavori pubblici per un decennio e individuava, come priorità, la sistemazione idraulico-forestale e la bonifica, anche per favorire la riforma fondiaria e assicurare lo sviluppo del meridione. Vennero così costituiti consorzi ed enti di bonifica per completare i mai finiti progetti dell'anteguerra; Il consorzio di bonifica del Simeto rese utilizzabili nuove aree da coltivare, canalizzando le acque irrigue e regolò il corso dei fiumi principali che straripando periodicamente riformavano i pantani di sempre, nella Piana di Catania. Negli anni cinquanta nacque la Zona industriale di Catania in quello che era stato il Pantano d'Arci, l'edilizia iniziò a svilupparsi su larga scala costituendo le basi per un settore ancor oggi trainante attraendo tuttavia sempre più popolazione, in cerca di lavoro, verso la città di Catania . A seguito della riforma agraria vennero spezzettati i vecchi latifondi e costruite migliaia di case coloniche nella piana di Catania; tuttavia l'esiguità dei frazionamenti non sortirà l'effetto sperato e molte case coloniche verranno abbandonate non molti anni dopo a causa dell'emigrazione verso il nord Italia e spiccatamente a Milano ed a Torino. Le aree ricche saranno ancora quelle della produzione agrumaria della zona pedemontana dell'Etna e delle colline a sud della piana.

[modifica] Caltagirone e Acireale

La provincia di Catania, dopo la riduzione del suo territorio avvenuta nel 1926, quando venne istituita la provincia di Enna, (ufficializzata dal Regio Decreto n°1 del 2 gennaio 1927) aggregando territorio sottratto alla provincia di Caltanissetta e alla provincia di Catania, potrebbe subire un ulteriore cambiamento nei prossimi anni: da molto tempo Caltagirone vorrebbe costituire la decima provincia siciliana incorporando tutti i paesi dell'area a sud di Catania (il cosiddetto calatino). La richiesta è stata già al vaglio di un referendum istitutivo negli anni ottanta, non passato, e negli anni novanta è stata riformulata e riproposta in seno all'Assemblea Regionale Siciliana. Il progetto - che prevede una provincia composta da tutti i comuni dell'area sud del Simeto ed in parte di Ragusa e Caltanissetta - ha avuto un iter travagliato ed è attualmente fermo, pur avendo i requisiti previsti dalla apposita legge regionale.

Dal 1999 è attivo anche un comitato "Pro Acireale provincia". Il progetto della provincia di Acireale prevederebbe una nuova realtà comprendente gli antichi casali di Aci (Aci Catena, Aci Castello, Aci Bonaccorsi, Aci sant'Antonio e Valverde) ed altre città del versante orientale dell'Etna (come Zafferana Etnea, Giarre e Riposto). Una idea innovativa prevederebbe una nuova provincia autonoma comprendente pure Taormina, insomma quello che è il distretto Taormina-Etna, un distretto di natura economico-culturale e turistico si trasformerebbe in una nuova realtà provinciale dal nuovo nome provincia delle Aci e Taormina

[modifica] Presidenti della Provincia di Catania

Il primo presidente dell'Amministrazione Provinciale dopo l'unificazione d'Italia fu Giacomo Bellia dal 22 aprile 1861 al 14 novembre1862. Ebbero più di un mandato:

  • Gabriello Carnazza (10 gennaio 1867 - 5 febbraio 1868; 10 settembre 1868 - 6 settembre 1869)
  • Salvatore Marchese (6 febbraio 1868 - 9 settembre 1868; 5 settembre 1870 - 1º settembre 1872)
  • Domenico Bonaccorsi di Casalotto (2 settembre 1872 - 11 agosto 1895; 13 agosto 1906 - 3 febbraio 1908)

Un periodo di particolare fervore politico e amministrativo vi fu con Giuseppe de Felice Giuffrida (10 agosto 1914 - 19 luglio 1920) a cui successero Vincenzo Lo Giudice e Girolamo Longhena e Roberto Giuffrida nel difficile periodo bellico e post-bellico.

Dal 19 ottobre1946 a capo della provincia vi fu un Commissario Prefettizio e si successero Umberto Mondio e Salvatore Ferro, fino al 18 giugno 1947). La provincia venne poi retta da un Delegato Regionale Provvisorio fino al 22 dicembre 1964: e in successione Carlo Amico, Salvatore Papale, Antonino Drago (9 aprile 1958 - 5 dicembre 1958; 16 ottobre 1961 - 22 ottobre 1964), Orazio Condorelli e Armando Palazzo (Assessore Anziano Reggente) Ebbe doppio mandato anche Nicolò Nicoletti (23 dicembre 1964 - 25 gennaio 1972; 7 novembre 1973 - 5 agosto 1975); durante il mandato di Antonio Torrisi (4 giugno 1984 - 5 marzo 1986) la provincia si trasformò in Provincia Regionale.

Presidenti della Provincia Regionale sono stati nell'ordine:

  • Antonio Torrisi (6 marzo 1986 - 1º febbraio 1987)
  • Alfredo Bernardini (2 febbraio 1987 - 27 marzo 1987; 27 novembre 1987 - 11 giugno 1989)
  • Onofrio Zaccone (28 marzo 1987 - 26 novembre 1987) - Commissario Regionale
  • Giulio Sascia Tignino (12 giugno 1989 - 9 ottobre 1991)
  • Diego Di Gloria (10 ottobre 1991 - 20 novembre 1991)
  • Carmelo Rapisarda (21 novembre 1991 - 16 marzo 1993)
  • Francesco Altamore (17 marzo 1993 - 10 agosto 1993)
  • Antonino Pennisi (11 agosto 1993 - 18 febbraio 1994) - Commissario Regionale
  • Nello Musumeci (19 febbraio 1994 - 02 giugno 2003)
  • Raffaele Lombardo (03 giugno 2003 - 13 aprile 2008) -> diventa Governatore della Sicilia
  • Giuseppe Castiglione (16 giugno 2008 -)

[modifica] Economia

La provincia di Catania presenta una grande varietà di attività economiche e produttive che la rendono la più attiva e dinamica dell'intera isola.

[modifica] Agricoltura

Agrumeti a Palagonia

L'agricoltura catanese deve la sua prosperità soprattutto alla fertilità del suo suolo. Le grandi opere di bonifica e di assetto idrogeologico fluviale, realizzate nella Piana di Catania e nei suoi fiumi come il Simeto, il Gornalunga e il Dittaino, ne hanno incentivata la produzione cerealicola. La costruzione di laghi artificiali ottenuti con lo sbarramento dei fiumi, per l'utilizzazione delle acque, ha consentito un ulteriore sviluppo delle varie tipologie di coltura. Le attività agricole, anche se progressivamente in riduzione, lenta ma costante, rivestono ancora un ruolo di primo piano. Nel 1961 le aziende agricole della provincia catanese erano censite in 87.091, delle quali 62.166 a conduzione diretta, 17.527 con salariati e compartecipanti e il resto a colonia parziaria appoderata.

Alla base delle attività si collocano due colture fondamentali: l'agrumicoltura e la viticoltura.

La prima si estende intorno al perimetro dell'Etna, soprattutto lungo la costa ionica nell'acese e nel giarrese, a nord della città di Catania dove è prevalente la coltivazione del limone; scendendo verso la Piana di Catania fino ad oltre Catenanuova e abbarbicandosi lungo le colline che la circondano, si trovano le zone nelle quali invece prevale la coltivazione dell'arancio nelle sue varietà a polpa gialla come a Palagonia, Scordia e Francofonte ed a polpa rossa come a Paternò. Fino a qualche decennio fa la coltivazione era soprattutto delle varietà Tarocco e Sanguinello, ma negli ultimi anni, le richieste del mercato hanno orientato le scelte verso degli ibridi selezionati. La vite cresce invece per due terzi lungo i versanti collinari dell'Etna da circa 300 m.s.l.m. a oltre i 1000 m.s.l.m. specialmente nel versante nord. La zona di Solicchiata (Castiglione di Sicilia) è la più importante per la produzione vinicola dell'Etna Rosso doc, vino caratterizzato da una elevata gradazione alcoolica e ottenuto da uve di Nerello mascalese (anche dette Negrello o Niereddu). Grandi estensioni di coltura di uva da tavola si trovano nell'area del calatino, soprattutto nella zona di Mazzarrone. Abbastanza diffusa ovunque è anche l'orticoltura. Notevole anche la presenza di vivai nell' acese.

Numerosi prodotti agricoli della provincia sono ben noti in tutt'Italia e all'estero: come le arance a polpa rossa, i fichi d'India di San Cono e di Militello, i limoni verdelli di Aci Catena, le fragole di Maletto, i pistacchi di Bronte e tante altre produzioni agricole.

[modifica] Industria

In campo industriale, la Provincia di Catania occupa il primo posto in Sicilia. Un forte sviluppo ha assunto l'industria alimentare prevalentemente quella della lavorazione dei cereali, della fabbricazione di conserve alimentari e della produzione di vini da tavola e da dessert oltre che a distillati e liquori in genere.

Importante è anche la produzione chimica con la produzione di concimi chimici e farmaceutica con imprese di rilevanza nazionale e internazionale soprattutto nel campo della produzione dei colliri.

Ma è soprattutto l'edilizia che rappresenta il settore industriale più importante e maggiormente attivo. L'industria edile ha tratto giovamento dallo sviluppo dei lavori pubblici e dall'espansione urbana dei vari centri e del capoluogo etneo.

La zona di maggior localizzazione delle attività industriali della provincia è la zona industriale di Pantano d'Arci, a sud di Catania, ove trovano insediamento attità del calibro della ST Microelectronics e della Nokia, che in virtù di tali insediamenti prestigiosi è stata soprannominata Etna Valley; sono presenti anche acciaierie, mobilifici e industrie di trasformazione del legno, industrie ceramico-sanitarie, chimiche e farmaceutiche. Un altro polo importante è l'area di Piano Tavola a nord ovest del capoluogo con industrie alimentari e dolciarie, elettrotecniche, meccaniche ed agroalimentari sparse anche nella zona ad est del vulcano tra Acireale e Giarre. Da non dimenticare la zona industriale di Misterbianco con aziende di prefabbricati in cemento e di carpenteria metallica, ma recentemente trasformata nel polo commerciale più importante della provincia etnea.

[modifica] Commercio

Immagine:Etnapolis Prospetto Catania Fuksas.jpg
Prospetto del Centro commerciale

Ancor oggi, importante nei traffici commerciali catanesi è il commercio degli agrumi e dei prodotti alimentari che si servono sempre meno dei treni e sempre più dei Tir attrezzati. Il porto di Catania è al servizio dei traffici anche di gran parte della produzione delle province di Siracusa, di Ragusa e di Enna destinata al resto d'Italia ed all'estero; tali province utilizzano il porto di Catania anche per le loro importazioni. Scambi commerciali avvengono con Germania, Francia, Inghilterra e Stati Uniti, ma sono in crescita anche le destinazioni mediterranee ed orientali. Il rapporto import-export si attesta a 2:1 a vantaggio delle esportazioni. Notevole importanza riveste il commercio al dettaglio, fiorente soprattutto nel capoluogo e nelle principali località turistiche.

Negli ultimi tempi la provincia ha favorito la nascita e l'insediamento di grandi centri commerciali, al dettaglio e all'ingrosso che si sono insediati soprattutto nelle aree di Catania sud, Misterbianco, Piano Tavola, Valcorrente, dove è sorta Etnapolis, San Giovanni la Punta, Acireale e Giarre calamitando anche un certo indotto di negozi al dettaglio nelle rispettive gallerie e pertinenze e lo stanziamento nelle aree circostanti di attività produttive e commerciali.

[modifica] Cultura

[modifica] Università

La provincia di Catania si avvale della presenza dell'Università di Catania. La sua istituzione risale al 1434 quando Alfonso d'Aragona emanò il privilegio istitutivo assunto nella tradizione dell'Ateneo come la data di fondazione. L'inizio dell'attività avvenne il 26 luglio1445 . L'università offre oggi ottanta corsi suddivisi nelle 12 Facoltà, a Catania e nelle sedi decentrate di Ragusa, Siracusa, Enna e Caltanissetta. Dal 1998 è attiva la Scuola Superiore di Catania (sostenuta da un Consorzio tra Enti pubblici, aziende private e Istituti di cultura), con l'obiettivo di assicurare a studenti e laureati meritevoli un percorso formativo di eccellenza. Ad Acireale, inoltre, nell'edificio del prestigioso Collegio Pennisi, ha sede una delle cinque sezioni italiane della Scuola superiore della pubblica amministrazione.

[modifica] Scuole superiori

Gli Istituti Scolastici superiori statali sono presenti nei maggiori centri della provincia; ve ne sono 24 a Catania, 9 ad Acireale, 7 a Caltagirone e Giarre, 5 a Paternò, 4 a Riposto, 3 a Biancavilla, 2 ad Adrano, Bronte e San Giovanni la Punta, ed uno a Grammichele, Militello, Nicolosi, Randazzo e Scordia. Oltre a questi esistono numerose realtà scolastiche private che assicurano insieme un'ampia offerta formativa.

[modifica] Uomini illustri

Vincenzo Bellini
  • Vincenzo Bellini (Catania, 3 novembre 1801 - Parigi, 23 ottobre 1835). Sin da piccolo mostrò predisposizione alla musica. A sette anni compose un "Salve Regina" e un "Tantum ergo".A 18 anni ottenne un sussidio per frequentare il Conservatorio di San Sebastiano a Napoli. Qui sotto la cura del maestro Nicola Zingarelli, trascorse sei anni di studio e attività, nei quali si dedicò alla musica lirica. Nel 1826, al San Carlo, il melodramma "Carlo, duca di Agrigento" ebbe unanimi consensi e Bellini fu invitato nel 1827 alla Scala di Milano riportando grandissimo successo. Fra 1827 e 1831 scrisse sette opere liriche, fra cui "Norma" e "La sonnambula". Nel 1834 a Parigi prima della, ormai prossima fine scrisse "I Puritani".
  • Luigi Capuana (Mineo, 28 maggio1839-Catania, 29 novembre 1915). Scrittore e critico letterario, professore di Letteratura italiana all'Istituto Superiore di Magistero di Roma. Tra le sue opere, Malìa, C'era una volta, Scurpiddu, Cardello. Nel 1902 torna a Catania dove insegna all'Università fino alla morte.
  • Mario Rapisardi,(Catania, 25 febbraio 1844- 4 gennaio1912. Poeta e scrittore cantò gl'ideali; nella "Palingenesi" propose una conciliazione tra fede e progresso scientifico, in seguito nel Lucifero, sulle orme del Carducci, fede professione di ateismo ed esaltò la libera ragione. Tradusse in versi l'ideologia socialista in Giustizia, e in termini pessimistici la condizione umana in Giobbe.
  • Giovan Battista Nicolosi, (Paternò, 1610 - Roma, 1670) insigne geografo e scrittore, trattò anche d'architettura e d'arte militare, ha il merito dell'introduzione dei paralleli nella cartografia, col calcolo di latitudine e longitudine.
Angelo Musco ne «Lo smemorato»
  • Giovanni Grasso (Aci Catena, 1875- Catania, 1930) Ereditò dal padre (e dal nonno, fondatore a Catania del teatro dei pupi) la passione per il teatro. Nino Martoglio lo fece esordire nel suo dramma La solfara: ciò gli aprì le porte della carriera e fu interprete di temi a carattere popolaresco e di testi classici.
  • Concetto Marchesi (Catania, 1° febbraio 1878 - Roma, 12 febbraio 1957). Filologo di valore, tenne la cattedra di Letteratura latina a Messina poi si trasferì all' Università di Padova. Tra le sue opere la "Storia della letteratura latina" e le biografie di Seneca e Tacito.
  • Luigi Sturzo (Caltagirone, 16 novembre 1871- Roma 8 agosto 1959. Ordinato sacerdote nel 1894, fu uomo politico, scrittore e sociologo. Nel 1896 entrò a far parte del primo movimento democratico italiano. Nel 1919 fu il fondatore del Partito Popolare Italiano. L'avvento del Fascismo, a cui si oppose decisamente, lo costrinse nel 1924 ad abbandonare l'Italia, esule a Londra e poi a New York. Ritornò in Italia nel 1946 partecipando attivamente alla vita politica e parlamentare. Ebbe un'attività culturale intensa con numerose pubblicazioni in varie lingue.
« Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra. La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perché soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo. »

[modifica] Musica

Carmen Consoli.

Il rilancio culturale della città e della provincia è passato anche per la musica. Dagli anni settanta-ottanta, sono sorti decine di nuovi cantautori e gruppi musicali, che hanno rilanciato l'immagine della città in Italia. Il più importante è probabilmente Franco Battiato, le cui sperimentazioni musicali hanno influenzato molti altri autori.

Successivamente sono arrivati Vincenzo Spampinato, i Denovo di Mario Venuti e Luca Madonia, Carmen Consoli, lanciata dalla casa di produzione di Francesco Virlinzi, gli Sugarfree, Mario Biondi e molti altri autori minori. Nella scena rock ottanta-novanta spiccano nomi storici come gli Schizo, autori di un genere più hard, e poi gli Uzeda e i Flor de Mal, che nacquero negli anni in cui Catania veniva addirittura paragonata alla Seattle europea. Importante è stato anche il lavoro di cantanti popolari come BriganTony, le cui "opere" sono oggi riprese dai Brigantini, e ai più contemporanei Lautari.

Nella musica classica contemporanea meritano menzione i compositori Aldo Clementi e Francesco Pennisi (1934-2000) e gli esecutori Maurizio Ciampi e Francesco Nicolosi.

[modifica] Teatro

Catania è la città a più alta densità teatrale della Sicilia. Molteplici le compagnie teatrali che vi operano, sia professionali che amatoriali. Il più importante teatro della città è il Teatro Massimo Bellini, costruito dall'architetto Carlo Sada alla fine del secolo XIX ed inaugurato nel 1890. Oggi è un teatro lirico di tradizione, vanta un'orchestra sinfonica ed un coro stabile ed è sede di stagione operistica e concertistica. Da alcuni anni dispone della sala del Teatro Sangiorgi che viene utilizzata per concerti di musica da camera e per prove di spettacoli. Molto attivi sono inoltre il Teatro Stabile diretto da Pietrangelo Buttafuoco che ha sostituitoPippo Baudo e il Teatro Metropolitan, nonché il Piccolo Teatro di Gianni Salvo.

[modifica] Tradizioni popolari

Fra le tradizioni popolari più note della provincia di Catania, vi è sicuramente quella dell'Opera dei pupi, che nel 2001 è stata dichiarata, dall'UNESCO, patrimonio orale ed immateriale dell'umanità.

[modifica] Dialetto

Nella provincia è parlata la lingua siciliana, nella variante orientale non metafonetica [2].

Soprattutto a Catania il dialetto ha un accento caratteristico, simpatico alle orecchie degli altri siciliani ed italiani (cioè spiega in parte il grande successo di comici cittadini come Giuseppe Castiglia) e con una forte assimilazione della liquida r alla n o alla m nei gruppi consonantici rm o rn.

Rispetto al capoluogo i comuni a sud-est e soprattutto Vizzini, Licodia Eubea e Grammichele sono influenzati dalla parlata ragusana (variante metafonetica sud-orientale) mentre quelli a nord lungo l'Alcantara e specie Calatabiano da quella messinese.

In alcuni centri resistono le parlate di matrice gallo-italica specie a Randazzo, Paternò, Caltagirone, Mirabella Imbaccari e San Michele di Ganzaria.

Minime tracce di greco rimangono invece a Biancavilla, popolata sul finire del XV secolo da genti di origine greco-albanese.

[modifica] Miti e leggende

Il territorio è molto ricco di miti e leggende.

  • La Fontana dell'Elefante (Catania) (Liotru, è il simbolo della città ed è di fattura romana. È un manufatto in pietra lavica porosa, che raffigura un elefante sormontato da un obelisco egiziano in marmo bianco. Il nome deriva probabilmente dalla storpiatura del nome Eliodoro, personaggio legato alla storia della statua. A Catania inoltre si narrano le leggende di Colapesce, dei Pii fratres, di Gammazita ed Uzeta con molte varianti.
  • Al territorio delle Aci si lega fortemente l'idillio d'amore fra il pastore Aci e la ninfa Galatea, della quale, a sua volta, era innamorato il ciclope Polifemo che schiacciò il rivale sotto un masso. Dal sangue del pastore nacque un fiume[3] chiamato Akis dai greci, oggi "scomparso" sottoterra, ma che riaffiora nei pressi di Santa Maria la Scala, in una sorgente chiamata "u sangu di Jaci" ( il sangue di Aci)[4]. Sempre ad Acireale si narra che l'eruzione del 396 a.C., che storicamente investì e stravolse il territorio a nord, avrebbe anche terrorizzato e messo in fuga la flotta cartaginese comandata da Imilcone che si preparava ad uno sbarco. Nel vicino Bosco d'Aci sarebbero caduti i Giganti, per punizione di Zeus dopo aver tentato la scalata all'Olimpo. Claudiano scrisse che le pelli e le teste dei Giganti rimasero infisse ai tronchi degli alberi, in espressioni terrificanti, tanto che persino il ciclope Polifemo se ne teneva lontano.[5]
  • Secondo alcuni storici nel tratto di costa ionico, fra Acireale e Catania, sarebbe approdato Ulisse con i suoi compagni, come narrato nell'Odissea da Omero, ed avrebbe incontrato il ciclope Polifemo figlio del dio Nettuno. Il ciclope li imprigionò in un antro, che usava come dimora, e gli sfortunati viaggiatori riuscirono a liberarsi solo accecando Polifemo con un palo arroventato. Per l'ira il ciclope scagliò enormi massi contro Ulisse ed i suoi compagni in fuga, massi che sono stati leggendariamente identificati con i faraglioni di Acitrezza.
  • Al Castello di Nelson (Bronte) si venera una raffigurazione della Madonna di fattura bizantina dipinta, secondo una leggenda, da San Luca e donata dal generale Giorgio Maniace quale ringraziamento alla Madonna per una vittoria militare.
  • Nel Santuario Maria Santissima di Valverde si tramanda la leggenda del brigante Dionisio convertito da una apparizione della Madonna e del Prodigio del Pilastro, nel