Regime talebano

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Bandiera dei Talebani

Il termine Talebani (in pashto: طالبان, Ṭālibān, pronunciato Ṭālebān, plurale di ṭālib "studente"), indica chi studia nelle scuole coraniche. Sviluppatisi come movimento politico e militare in seguito all'invasione sovietica dell'Afghanistan, i Talebani sono noti per essersi fatti portatori dell'ideale politico-religioso che vorrebbe recuperare tutto il portato culturale, sociale, giuridico ed economico dell'Islam (almeno come da essi stessi inteso e interpretato) per costituire uno stato teocratico.

Dopo una sanguinosa guerra civile che li ha visti prevalere sui Tagiki e gli Uzbeki, essi hanno governato su gran parte dell'Afghanistan (escluse le regioni più a occidente e a settentrione) dal 1996 al 2001, ricevendo un riconoscimento diplomatico solo da parte di tre nazioni: Emirati Arabi Uniti, Pakistan e Arabia Saudita.

I membri più influenti, tra cui il Mullah Mohammed Omar, capo religioso del movimento, erano ulema (studiosi religiosi islamici), il cui livello d'istruzione islamica era peraltro estremamente limitato[senza fonte]. Ostili ad adattare la loro patria alle realtà più moderne del pianeta, essi respinsero ogni tentativo di interpretazione che non fosse inquadrato nella più conservatrice tradizione spirituale e culturale del pensiero islamico, adottando un atteggiamento ferocemente repressivo nei confronti degli oppositori e facendo arretrare la condizione femminile a uno stadio assai peggiore di quello esistente nella fase monarchica dell'Afghanistan, precedente all'invasione da parte dell'Armata Rossa.

Indice

[modifica] Ascesa al potere

Dopo la caduta nel 1992 della Repubblica Democratica dell'Afghanistan appoggiata dai Sovietici, l'Afghanistan piombò in una lunga guerra civile tra i vari combattenti della resistenza islamica (mujaheddin). I Talebani emersero come una forza armata in grado di portare il loro particolare "ordine" in un paese devastato sotto il profilo umano e politico. Eliminarono i numerosi pagamenti che erano richiesti dai vari "signori della guerra" e imposero con la forza una tregua richiamandosi ai valori dell'Islam, riducendo certamente i combattimenti tra le varie fazioni in lotta con l'eliminazione di non pochi gruppi combattenti che non si allineavano supinamente al loro ordine.

I Talebani godettero di notevole supporto da parte degli Afgani di etnia pashtun e dei Pakistani. Secondo Ahmed Rashid la ragione andrebbe individuata nell'appoggio che i Talebani avevano fornito alla lobby pakistana dei trasportatori. Finita la guerra con i Sovietici, emissari pakistani si recarono in Afghanistan per riattivare i collegamenti automobilistici tra il Pakistan e le ex repubbliche sovietiche. Il tragitto tradizionale che attraversa l'Afghanistan a nord si rivelò impraticabile a causa della guerra civile e nessuna delle parti voleva che ai nemici giungessero soldi dai Pakistani. Così i Pakistani offrirono ai Talebani, che controllavano il sud del paese, denaro e appoggi per transitare attraverso i territori da loro controllati. I Talebani accettarono e usarono quegli aiuti per conquistare poco per volta il paese con l'uso delle armi.

Gli Stati Uniti sperarono inizialmente che i Talebani potessero spingere i signori della guerra a risolvere le loro divergenze e scelsero una politica di non intervento. Benché l'ideologia dei Talebani fosse chiaramente radicale, tale da alienare loro simpatie e appoggi, diversi osservatori inizialmente considerarono l'entrata sulla scena politica e militare dei Talebani come uno sviluppo potenzialmente molto positivo.

Si dice (senza possibilità di riscontri autorevoli) che nella primavera del 1994, venendo a conoscenza del rapimento e dello stupro di due ragazze a un posto di blocco dei mujaheddin nel villaggio di Sang Hesar, vicino Kandahar, il locale mullah Muhammad ‘Omar, un veterano della fazione dei mujaheddin definita Ḥarakat-i Inqilāb Islāmī (Movimento dell'Insurrezione Islamica), organizzasse trenta taliban in un gruppo di combattimento e con esso avesse salvato le ragazze facendo impiccare il comandante dei mujaheddin. Dopo questo incidente, prosegue la diceria, i servizi di questi combattenti pii e religiosi vennero sempre più richiesti dai contadini, afflitti dai soprusi dei mujaheddin.

A seguito di questo evento, Omar scappò nella vicina provincia del Belucistan, in Pakistan, dalla quale tornò nell'autunno del 1994, apparentemente con una milizia ben armata e ben finanziata di 1.500 Talebani, che avrebbe fornito protezione a un convoglio pakistano che trasportava merci via terra in Turkmenistan. Comunque, molti rapporti suggeriscono che il convoglio fosse in realtà carico di combattenti pakistani che si fingevano Talebani, e che i Talebani avessero ottenuto un considerevole rifornimento di armamenti, usufruendo di addestramento militare e aiuti economici da parte dei Pakistani.

Dopo aver preso il potere a Kandahar e nei suoi dintorni, attraverso una combinazione di vittorie militari e diplomatiche, i Talebani attaccarono e infine sconfissero le forze di Ismā‘īl Khān (un "signore della guerra") nell'ovest dell'Afghanistan, catturando Herat il 5 settembre 1995. Quello stesso inverno i Talebani cinsero d'assedio la capitale Kabul, bersagliandola con razzi e bloccando le vie d'accesso. Nel marzo 1996 gli avversari dei Talebani, il presidente afgano Burhanuddin Rabbani e Gulbuddin Hekmatyar, smisero di combattersi e formarono una nuova alleanza anti-talebana. Ma il 26 settembre abbandonarono Kabul e si ritirarono a nord, permettendo ai Talebani di occupare la sede del governo e di fondare l'Emirato Islamico dell'Afghanistan.

Il 20 maggio 1997, i due generali fratelli, Abdul Malik Pehlawan e Mohammed Pehlawan, si ribellarono al "signore della guerra" uzbeko Rashid Dostum e formarono un'alleanza con i Talebani. Tre giorni dopo, Dostum abbandonò gran parte del suo esercito e fuggì dalla sua base a Mazar-i-Sharif, riparando in Uzbekistan. Il 25 maggio le forze talebane, assieme a quelle dei generali ammutinati, entrarono nella indifesa Mazar-i-Sharīf. Lo stesso giorno il Pakistan riconobbe i Talebani come rappresentanti del governo dell'Afghanistan, seguito il giorno dopo dall'Arabia Saudita. Il 27 maggio scoppiarono feroci combattimenti di strada tra i Talebani e le forze di Abdul Malik Pehlawan. I Talebani, non abituati alla guerriglia urbana, vennero sconfitti pesantemente e a migliaia persero la vita in battaglia o nelle esecuzioni di massa che seguirono.

L'8 agosto 1998, i Talebani ricatturarono Mazar-i-Sharif. Il 20 agosto, gli Stati Uniti lanciarono missili Cruise su quattro siti in Afghanistan, tutti nei pressi di Khost. Questi siti ne comprendevano uno diretto da Osama bin Laden, il capo di al-Qāʿida, che era accusato di aver diretto gli attentati del 7 agosto alle ambasciate statunitensi in Africa (Kenya e Tanzania).

L'emirato venne riconosciuto da Pakistan, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Esso controllava tutto l'Afghanistan ad eccezione di piccole regioni a nord-est che erano in mano alla cosiddetta Alleanza del Nord. Gran parte del resto del mondo e le Nazioni Unite continuarono a riconoscere Rabbani come legittimo capo di Stato dell'Afghanistan, anche se veniva generalmente riconosciuto che egli non aveva in realtà alcun potere sulla nazione.

I Talebani ricevettero aiuto dall'Arabia Saudita e dal Pakistan, comprendente supporto logistico ed umanitario, durante la loro ascesa al potere: un impegno che continuò anche nelle fasi successive. Si stima che 2 milioni di dollari annui provennero dalla principale organizzazione di beneficenza saudita, e vennero dedicati al sovvenzionamento di due università e di sei cliniche, e all'assistenza di 4.000 orfani. Il Re saudita Re Fahd inviò un carico annuale di doni. Le relazioni con l'Iran furono molto cattive a causa delle forti politiche anti-sciite dei sunniti Talebani.

[modifica] Ideologia talebana e sue applicazioni

[modifica] Cultura religiosa

Il pensiero dei Talebani, estremamente rigido ed arcaista, è stato descritto come "un'innovativa combinazione di Sharia e Pashtunwali", il codice d'onore delle tribù pashtun, ispirandosi all'interpretazione dell'Islam della corrente sunnita Deobandi, che enfatizza la solidarietà, l'austerità e la famiglia (saldamente gestita dagli uomini). Tale ideologia è portata avanti anche dai membri dell'organizzazione fondamentalista pakistana Jamiat Ulema-e-Islam (JUI) e da gruppi ad essa associati. Altre importanti influenze per i Talebani sono altresì quella dalla setta islamica Wahhabita, cui aderiscono i loro finanziatori sauditi, e quella del jihadismo e del pan-islamismo dell'alleato militare Osama bin Laden. L'ideologia talebana si distingue dall'Islam praticato dai mujaheddin reduci dalla guerra anti-sovietica, essendo maggiormente legata al misticismo sufi e ad un'interpretazione tradizionalista del Corano ispirata da gruppi come gli Ikhwan.
Come i wahhabiti e i deobandi, infatti, anche i Talebani avversano ferocemente l'islam sciita, al punto da dichiarare ufficialmente gli afghani di etnia hazara (di ceppo mongolo, che costituiscono circa il 10% della popolazione) "non musulmani". Tale deriva ideologica - del tutto incoerente rispetto alla plurisecolare storia islamica - ha trovato varie conferme in tutto il mondo islamico che si rifà alle teorie dell'Islam più integralista, paricolarmente diffuse in Egitto, in cui "dotti" spesso poco qualificati emettono "fatwa" in cui gli sciiti sono considerati "kāfir" ("empi", di cui è teoricamente legittimo "versare il sangue").
Essi si oppongono inoltre a qualsiasi forma di dibattito e discussione con gli altri musulmani riguardo alla dottrina coranica e alla loro interpretazione, impedendo perfino ai giornalisti di formulare domande a tema religioso durante le interviste.

La loro interpretazione della sharia impone la proibizione di qualsiasi svago o attività ludica, riduce la condizione della donna ad una quasi totale assenza di diritti fondamentali e nega qualsiasi attivismo politico.
Nonostante le somiglianze con il pensiero wahhabita, però, i talebani non rinnegano le pratiche tradizionali popolari (ad eccezione della nota vicenda dei Buddha di Bamiyan, fatti esplodere in quanto forme di idolatria, anche se non più oggetto di culto da lungo tempo): non distruggono le tombe dei pirs (uomini ritenuti santi) e riconoscono i sogni come mezzo di rivelazioni.
Con la loro salita al potere in Afghanistan, i Talebani hanno generato una nuova forma di radicalismo islamico che si è diffusa rapidamente anche oltreconfine, soprattutto in Pakistan. Dal 1998-99, infatti, si sono diffusi anche nella cintura pashtun e nel Kashmir pachistano numerosi gruppi di ispirazione talebana, che proibiscono la visione di film e televisione ed obbligano la popolazione, in particolare le donne, a cambiare abbigliamento e stile di vita, conformandosi a quelli talebani di estrazionepashtun.
Alcune fra le numerose critiche al regime talebano, dopo l'applicazione di tali norme in gran parte dell'Afghanistan a partire al 1996, riguardavano proprio il fatto che la maggior parte degli afghani non appartenessero all'etnia pashtun di ceppo indoeuropeo e che fino ad allora nel paese si fosse osservata una forma di Islam meno radicale e oppressiva.

[modifica] Politica interna

I Talebani funti nozentisi possono essere riconosciuti sia come anti-nazionalisti (per l'assenza di un vero e proprio capo di stato politico), sia come ultra-nazionalisti, nei confronti della "nazione Pashtun". Secondo il giornalista Ahmed Rashid, almeno nei primi anni di esistenza, essi hanno seguito l'interpretazione coranica deobandi anti-nazionalista, ostile alla struttura sociale di tipo feudale delle tribù pashtun, messa in pratica rimuovendo dalle loro cariche i leaders tradizionali. Come riportato da Ali A. Jalali e Lester W.Grau, proprio per questi motivi i Talebani "ricevettero un notevole sostegno dalla comunità pashtun di tutto il paese, desiderosa di ripristinare la sua posizione dominante nel panorama politico nazionale (che da sempre detenevano). Perfino gli intellettuali di etnia pashtun residenti in Occidente, anche i più distanti ideologicamente, diedero il loro appoggio all'espansione talebana su base puramente etnica."
Nonostante gli appoggi esterni, i Talebani hanno però sempre mostrato grande riluttanza nel condividere il potere con altri gruppi etnici. Poichè provenienti da un'area a stragrande maggioranza pashtun, la loro conquista dell'Afghanistan significò una presa di potere ai danni delle altre etnie del paese: in tutti gli uffici i funzionari hazara, tagiki e uzbeki furono sostituiti da pashtun, fossero essi competenti o no. A causa di questa perdita di know-how, i ministeri statali finirono per cessare le loro funzioni. Erano in mano ai Talebani anche importanti municipalità come Kabul ed Herat, nonostante in queste zone si parlasse in lingua farsi o in dari (idiomi di origine persiana) ed essi non fossero in grado di parlare altro che il pashtu. Proprio la loro mancanza di rappresentatività nelle amministrazioni locali li faceva apparire, agli occhi della popolazione, alla stregua di una forza di occupazione straniera.

[modifica] La vita sotto i Talebani

[modifica] Legge islamica

Talebani ad Herat, Luglio 2001.

Una volta al potere, i Talebani istituirono la shari'a (legge islamica), interpretandola alla luce di una profonda e crudele intolleranza verso il "Diverso". La riforma talebana del governo fu in parte diretta da "studiosi" di diritto. In base a un decreto emanato nel dicembre del 1996 e che si richiamava esplicitamente al classico precetto di "comandare il bene e punire il male" (al-amr bi-l-ma‘rūf wa al-nāḥi ‘an al-munkar), si tornò a far ricorso alla medievale amputazione di una o di entrambe le mani per il reato di furto e alla lapidazione per gli adulteri conclamati. I Talebani bandirono inoltre tutte le forme di spettacolo televisivo, immagini, musica e danza, fosse anche in occasione delle tradizionali cerimonie nuziali. Indossare scarpe bianche (il colore della bandiera talebana) era illegale, così come portare la barba troppo corta o radersi del tutto mentre era severamente punita la moda occidentale di tagliare i capelli. Il gioco d'azzardo fu bollato come "stregoneria" e fu severamente punito il non pregare nei momenti di elezione della salat. Fu infine istituita una polizia religiosa, sull'esempio dei tristemente noti muṭawwi‘īn (arabo مطوعين) sauditi.

[modifica] Oppio

I Talebani vietarono la coltivazione dei papaveri da oppio nel 2000 (formalmente per motivi religiosi, in realtà per prevenire una crisi di sovrapproduzione e un sensibile calo del prezzo dell'eroina). Secondo alcune fonti la produzione diminuì da 4000 tonnellate nel 2000 (circa il 70% del totale mondiale) a 82 tonnellate nel 2001, gran parte delle quali si disse furono raccolte nelle parti dell'Afghanistan controllate dall'Alleanza del Nord. Dopo che i Talebani persero il potere, alla fine del 2002, si è detto che la produzione di oppio sia aumentata drammaticamente.

Il ruolo dell'Afghanistan come principale produttore di oppio del mondo è ben documentato. Fino alla fine del governo talebano, la maggioranza della produzione d'oppio si svolse in aree controllate dai Talebani. Secondo il rapporto strategico dell'"International Narcotics Control" del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (INCSR), del marzo 2001, l'Afghanistan rimaneva il principale produttore mondiale di papavero da oppio, nonostante una protratta siccità e la guerra civile in corso.

Il rapporto segnalava inoltre che "i Talebani, che controllano il 96% del territorio dove vengono coltivati i papaveri, ne promuovono la coltivazione per finanziare l'acquisto di armi e le operazioni militari". Secondo questo rapporto, stilato però dal dipartimento di stato di una nazione contrapposta in guerra, anche se i Talebani apparentemente bandirono la coltivazione dei papaveri da oppio alla fine del 1997, la produzione dello stesso aumentò durante tutto il 2000, ammontando al 72% delle forniture illegali di oppio.

Il 27 luglio 2000, i Talebani emisero un altro decreto che vietava la coltivazione dei papaveri da oppio. L'annuncio del divieto provocò una salita dei prezzi da 30 dollari al kg a 500 dollari al kg.

[modifica] Donne

Per approfondire, vedi la voce Condizione femminile sotto i Talebani.

La politica dei Talebani prevedeva la proibizione del lavoro femminile e l'esclusione delle ragazze da qualsiasi forma di istruzione. Alle donne era negato il trattamento ospedaliero per impedire il loro contatto con medici e personale ospedaliero di sesso maschile.

Il ministro talebano alla religione, al-Hajj Maulwi Qalamuddin, dichiarò al The New York Times che: "Ad una nazione in fiamme il mondo vuol dare un fiammifero. Perché c'è tutta questa preoccupazione per le donne? Il pane costa troppo. Non c'è lavoro. Anche i ragazzi non vanno a scuola. Eppure sento solo parlare delle donne. Dov'era il mondo quando qui gli uomini violavano tutte le donne che volevano?".

Questo è ciò che i Talebani avevano da dire circa l'istruzione:

"Contrariamente a quanto riportato dalla stampa circa l'istruzione delle ragazze, le cifre ottenute dal settore dell'educazione in Afghanistan, rivelano che l'istruzione femminile nell'Afghanistan rurale è in crescita. Secondo una ricerca condotta dal "Comitato Svedese per l'Afghanistan" (SCA), quasi il l'80% delle scuole femminili situate nelle aree rurali sotto l'amministrazione dello Stato Islamico dell'Afghanistan sta operando a pieno regime."

Comunque, un rapporto dell'UNESCO dichiarò che: "L'editto dei Talebani sull'educazione femminile ha portato ad un calo del 65% nelle loro iscrizioni. Nelle scuole gestite dal Direttorato dell'Educazione, solo l'1% degli studenti è composto da ragazze. Anche la percentuale di insegnanti donne è scivolata dal 59,2 per cento del 1990 al 13,5 per cento del 1999."

Un portavoce dei Talebani sostenne che: "Le strutture sanitarie per le donne sono aumentate del 200% durante l'amministrazione dei Talebani. Prima che il Movimento Islamico dei Talebani prendesse il controllo di Kabul, c'erano solo 350 letti negli ospedali della città. Attualmente ci sono più di 950 letti per le donne in ospedali a loro riservati."

I sostenitori dei Talebani suggeriscono che la depressione e gli altri problemi che affliggevano le donne afgane erano il risultato della estrema povertà, degli anni di guerra, dell'economia disastrata, e del fatto che molte si trovavano ad essere vedove di guerra, e non potevano più provvedere alle loro famiglie senza qualche forma di aiuto internazionale.

Per uscire di casa dovevano utilizzare il burka, un abito molto spesso e lungo che copre tutto il corpo fino ai piedi. Lascia solo una piccola reticella davanti agli occhi per vedere. Le bambine dovevano usare il chador, un velo che copre solo il capo. Le donne per uscire di casa dovevano essere accompagnate da un uomo.

[modifica] I Buddha di Bamiyan

Per approfondire, vedi la voce Buddha di Bamiyan.

Nel marzo 2001, i Talebani ordinarono la distruzione delle due statue del Buddha scolpite sulle pareti di roccia nella valle di Bamiyan, una alta 38 m e vecchia di 1.800 anni, l'altra alta 53 m e vecchia di 1.500. L'azione fu condannata dall'UNESCO e da molte nazioni di tutto il mondo, compreso l'Iran. L'azione - in palese contraddizione con un precedente restauro dei due capolavori, attuato dal governo talebano - fu giustificata con l'intenzione di distruggere "idoli" di culti "non ammessi" (solo Ebraismo, Cristianesimo e Zoroastrismo godono, entro certi limiti, del diritto di albergare in territorio islamico), in totale spregio della plurisecolare e stratificata tradizione islamica di non eliminare tracce di passate culture religiose, specialmente se valide sotto un generale profilo culturale (è il caso dell'Egitto faraonico, greco-romano e tolemaico, della Siria aramaica e nabatea, dell'Iraq, dell'Iran e di molti altri paesi in cui i monumenti religiosi del passato godono di vigile protezione da parte dei governi e dalla stragrande maggioranza delle popolazioni).

La distruzione delle statue del Buddha a Bamiyan sembra quindi ricollegabile alle forti polemiche col mondo occidentale (particolarmente attento ai valori dell'arte, sacra o profana) e alle tensioni derivanti dalla politica dell'ONU collegata alla produzione dell'oppio in Afghanistan.

[modifica] Relazioni con Osama bin Laden

Nel 1996, il saudita Osama bin Laden si spostò in Afghanistan su invito del leader dell'Alleanza del Nord, Abdur Rabb ar-Rasul Sayyaf. Quando i Talebani presero il potere, bin Laden riuscì a forgiare un'alleanza tra i Talebani e la sua organizzazione (al-Qā‘ida). È generale convinzione che i Talebani e bin Laden avessero legami molto stretti.

[modifica] L'invasione statunitense

Per approfondire, vedi la voce Invasione statunitense dell'Afghanistan.

Il 22 settembre 2001, alla luce della crescente pressione internazionale a seguito degli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, gli Emirati Arabi Uniti e successivamente l'Arabia Saudita, ritirarono il loro riconoscimento dei Talebani come governo legittimo dell'Afghanistan, lasciando il confinante Pakistan come unica nazione restante a riconoscerli, quando gli USA incolparono i Talebani di proteggere gli autori dell'attacco.

Gli Stati Uniti, aiutati dal Regno Unito e appoggiati da una piccola coalizione di altre nazioni, iniziarono un'azione militare contro i Talebani nell'ottobre 2001. L'intento dichiarato era di rimuovere i Talebani dal potere a causa del loro rifiuto di consegnare Osama bin Laden, per via del suo coinvolgimento negli attacchi dell'11 settembre 2001, e come rappresaglia per l'aiuto fornito a bin Laden dai Talebani. La guerra terrestre fu combattuta principalmente dall'Alleanza del Nord, gli elementi restanti delle forze anti-talebane che erano state da questi sconfitte negli anni precedenti.

Mazar-i-Sharif si arrese alle forze USA e dell'Alleanza il 9 novembre, portando alla caduta a ripetizione di una serie di province che opposero una resistenza minima, e a molte forze locali che passarono dai Talebani all'Alleanza del Nord. Nella notte del 12 novembre, i Talebani si ritirarono ordinatamente a sud, lasciando Kabul. Il 15 novembre, essi rilasciarono 8 operatori umanitari occidentali, dopo averli tenuti per 3 mesi in prigionia.

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, il 16 gennaio 2002, stabilì all'unanimità un embargo sugli armamenti e il congelamento dei beni identificabili come appartenenti a bin Laden, al-Qā‘ida, e al resto dei Talebani.

I Talebani si ritirarono successivamente da Kandahar, e si raggrupparono nella regione di confine tra Afghanistan e Pakistan. La maggior parte dei combattenti talebani del dopo-invasione erano nuove reclute, ancora una volta provenienti dalle madrasa ("scuola" in arabo) del Pakistan. Le più tradizionali scuole coraniche sono ritenute essere la fonte primaria dei nuovi combattenti.

I combattenti talebani sono oggi[1] fra i 6000 e i 12000, dislocati soprattutto nel sud dell'Afghanistan. La prima stima è fatta dai militari della coalizione NATO, mentre la seconda cifra è stata resa nota direttamente dall'organizzazione talebana. Va tuttavia aggiunto che le forze della coalizione NATO e i militari afghani uccidono -con bombardamenti a tappeto o azioni da terra- una media di 700-800 Talebani al mese.

[modifica] Note

  1. ^ info immessa in it.Wikipedia il 12 nov 2006

[modifica] Bibliografia e riferimenti

  • Michael Barry, Le Royaume de l'insolence, l'Afghanistan: 1504-2001, Flammarion, 2002, ISBN 2082101029.
  • Gilles Dorronsoro, La Révolution afghane, des communistes aux tâlebân, Khartala, 2000.
  • Bernard Dupaigne, Gilles Rossignol, Le carrefour afghan, Gallimard (folio, le Monde actuel), 2002, ISBN 2070425959.
  • Marc Epstein, «Afghanistan. Voyage au coeur de la barbarie», dans 'L'Express, 28/06/2001.
  • Sylvie Gelinas, L'Afghanistan, du communisme au fondamentalisme, L'Harmattan, 2000.
  • Alberto Masala, Taliban. Trente-deux preceptes pour les femmes, N&B, Collection Ultima Verba, ASIN 2911241304.
  • Griffin, Michael, Reaping the Whirlwind: Afghanistan, Al Q'aida and the Holy War, Londra, Pluto Press 2003. ISBN 0745319165
  • Maddalena Oliva, Fuori Fuoco. L'arte della guerra e il suo racconto, Bologna, Odoya 2008, ISBN 978-88-628-8003-9.
  • Jones, Owen Bennett Pakistan: Eye of the Storm, 2nd Ed., New Haven, Yale University Press 2002. ISBN 0300097603. Note pp. 9-11.
  • Rashid, Ahmed Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia, 2000, ISBN 0300089023.
  • Ahmed Rashid, L'Ombre des Taliban, Autrement, 2001, ISBN 2746701731.
  • Asne Seierstad, "le libraire de kaboul"
  • Encyclopedia of Islam and the Muslim World. The Taliban has also been known to discriminate against the rights of women, saying that men cannot be "trusted" around them (2004).
  • Ahmed Rashid, Taliban, (2000), p.132, 139
  • Ahmed Rashid, Taliban, (2000), p.87
  • Roy, Olivier, Globalized Islam, Columbia University Press, 2004, p.239
  • Ahmed Rashid,Taliban (2000), p.92
  • Foreign Military Studies Office, "Whither the Taliban?" by Mr. Ali A. Jalali and Mr. Lester W. Grau
  • 42% of Afghanistan's population is Pashtun Pashtun people#Demographics
  • Ahmed Rashid, Taliban (2000), p.101
  • Ahmed Rashid,Taliban (2000), p.98
  • Ahmed Rashid, Taliban (2000) p.39-40
  • Ahmed Rashid, Taliban (2000), p.101-2
  • Human Rights Watch Report, `Afghanistan, the massacre in Mazar-e-Sharif`, November 1998. INCITEMENT OF VIOLENCE AGAINST HAZARAS BY GOVERNOR NIAZI
  • Ahmed Rashid,Taliban (2000), p.107
  • Ahmed Rashid, Taliban, p.93, 137

[modifica] Voci correlate

  • Politica dell'Afghanistan
  • Elenco di capi talebani

[modifica] Collegamenti esterni


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