Regno unito

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Coordinate: 52°N 1°W / 52, -1

Regno Unito
Regno Unito - Bandiera
Regno Unito - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: Dieu et mon droit
(Dio e il mio diritto)

Generalità
Nome completo: Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord
Nome ufficiale: United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland
Lingue ufficiali: inglese
Capitale: Londra  (7 355 400 ab. / 2007)
Politica
Governo: Monarchia parlamentare
Regina: Elisabetta II
Primo Ministro: Gordon Brown
Indipendenza: 1801[1]
Ingresso nell'ONU: 24 ottobre 1945 . È membro permanente del Consiglio di Sicurezza [2]
Ingresso nell'UE: 1° gennaio 1973
Superficie
Totale: 244 820 km²  (76º)
 % delle acque: 1,3 %
Popolazione
Totale (31.12.2007): 60 975 000 ab.  (22º)
Densità: 249 ab./km²  
Geografia
Continente: Europa
Fuso orario: UTC Estate UTC +1
Economia
Valuta: Sterlina inglese
PIL (PPA)  (2006): 2.148.069 milioni di $  ()
PIL procapite (PPA)  (2006): 35.051 $  (12º)
ISU  (2005): 0,946 (alto)  (16º)
Energia:
Varie
TLD: .uk, .eu, .gb (inutilizzato)
Prefisso tel.: +44
Sigla autom.: GB
Inno nazionale: God Save the Queen
Festa nazionale:  

  1. ^ Il Regno Unito non è mai stato assoggettato ad uno Stato estero; inoltre esisteva già di fatto quando i Regni di Scozia, Inghilterra, Galles e Irlanda erano sotto la stessa corona. Nel 1801 fu formalmente creato uno Stato unico che comprendeva tutti i territori elencati. L'attuale Stato, inoltre, è il risultato dell'indipendenza del 1929 della Repubblica d'Irlanda
  2. ^ È uno dei 51 Stati membri che nel 1945 diedero vita all'ONU.
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(Guida alla compilazione della tabella)

Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland in inglese), comunemente abbreviato in Regno Unito, anche scritto UK (sigla dell'originale inglese United Kingdom), spesso designato dagli italofoni con le sineddochi Inghilterra e Gran Bretagna, è uno stato dell'Europa occidentale.

Il Regno Unito nasce con l'Atto di Unione del 1800 che univa il Regno di Gran Bretagna e il Regno d'Irlanda. Gran parte dell'Irlanda si separò poi nel 1922 costituendo lo Stato Libero d'Irlanda (l'attuale Repubblica d'Irlanda). Il Regno Unito è uno stato unitario, costituito da quattro Nazioni costitutive (Home Nations) sono: Inghilterra, Irlanda del Nord, Scozia e Galles.[1] E' governato da un sistema parlamentare, e la sede del governo è a Londra, la capitale.

Il Regno Unito è situato al largo delle coste occidentali dell'Europa settentrionale circondato a est dal Mar del Nord, a sud dal Canale della Manica, e a ovest dall'oceano Atlantico e dal mare d'Irlanda. Sono sottoposti alla sovranità del Regno Unito un cospicuo numero di territori d'oltremare. Le Isole del Canale e l'Isola di Man invece sono sottoposte all'autorità della Corona Britannica ma non fanno parte del Regno Unito..[2]

La Gran Bretagna è l'isola comprendente la maggior parte del territorio dell'Inghilterra, del Galles e della Scozia. Le isole britanniche invece sono l'arcipelago comprendente la Gran Bretagna, l'Irlanda, l'Isola di Man, l'Isola di Wight, le isole Orcadi, le isole Ebridi, le isole Shetland le Isole del Canale e altre isole minori.

Il Regno Unito possiede anche quattordici territori rimasti in eredità dall'antico impero coloniale come Bermuda, Gibilterra, le isole Pitcairn, le isole Falkland e i territori britannici in Antartide e nell'oceano Indiano.[3] Il Regno Unito è una monarchia costituzionale e la regina Elisabetta II è tuttora capo dello stato di ben 15 Paesi membri del Commonwealth tra i quali il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda e la Giamaica.

E' stato il primo paese del mondo ad essere industrializzato[4] e fu una potenza di primordine, suprattutto durante il XIX e gli inizi del XX secolo,[5] ma il costo economico delle due guerre mondiali e il declino del suo grande impero coloniale, nella seconda metà del XX secolo segnarono il declino della sua influenza nel mondo. Membro del G8, il Regno Unito è un paese tra i più sviluppati del globo; la sua economia, con un PIL stimato sui 2800 miliardi di dollari, è la quinta a livello mondiale e la seconda in Europa. È il terzo Stato più popoloso dell'Unione europea dopo Germania e Francia con una popolazione di 60,6 milioni di abitanti, membro fondatore della NATO e dell'ONU dove è membro permanente del Consiglio di sicurezza con diritto di veto. Il Regno Unito è una delle maggiori potenze militari mondiali, ed è dotato di armi nucleari. È, infine, uno Stato membro dell'Unione europea dal 1971.

Indice

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia del Regno Unito.

La Scozia e l'Inghilterra esistevano come entità separate già a partir dal X secolo. Il Galles, passò sotto il controllo dell'Inghilterra dal 1284, ed entrò a far parte del regno di Inghilterra tramite l'Atto di Unione del 1536.

Il 1 maggio 1707 venne creato il Regno di Gran Bretagna,[6][7] dall’unione politica del Regno d'Inghilterra (che comprendeva il Galles) e il Regno di Scozia. Questo evento fu il risultato dell’Atto di Unione che era stato concordato il 22 luglio 1706,[8] e successivamente ratificati dal Parlamento d'Inghilterra e dal Parlamento di Scozia. Quasi un secolo più tardi, il Regno d'Irlanda, che era stata messo sotto controllo inglese tra il 1541 e 1691, entrò a far parte del Regno Unito di Gran Bretagna con l'Atto di Unione del 1800.[9] L'Inghilterra e la Scozia sebbene separate prima del 1707, avevano già sperimentato l'Unione delle Corone nel 1603, quando Giacomo VI, Re di Scozia aveva ereditato il trono del Regno d'Inghilterra e aveva trasferito la sua corte da Edimburgo a Londra.[10][11] Era l’inizio della dinastia Stuart, che terminerà nel 1714.

Nel suo primo secolo di vita, il Regno Unito svolse un ruolo importante nello sviluppo delle idee in Occidente, dello sviluppo del sistema parlamentare, nonché nel contributo significativo nel campo della letteratura, delle arti e delle scienze. La rivoluzione industriale portò alla trasformazione del paese e alimentò il crescente impero britannico. Durante questo periodo, come le altre grandi potenze, il Regno Unito venne coinvolto nello sfruttamento coloniale, compreso il commercio degli schiavi attraverso l'Atlantico, anche se con lo Slave Trade Act del 1807 fu il primo paese a vietarne la pratica.[12]

Dopo la sconfitta di Napoleone nelle guerre napoleoniche, il Regno Unito emerse come principale potenza navale del XIX secolo e rimase una potenza di rimordine per tutta la prima metà del XX secolo. L’Impero britannico raggiunse la sua massima estensione nel 1921, guadagnando dalla Lega delle Nazioni il mandato su buona parte delle ex-colonie tedesche e ottomane dopo la Prima Guerra Mondiale.

L'Impero britannico nel 1897. Raggiungerà la sua massima estensione nel 1922.

Tensioni in Irlanda portarono alla separazione di tutta l'isola nel 1920, seguita dall’indipendenza nel 1922 con 26 contee irlandesi, comprese tre contee dell'Ulster (Cavan, Monaghan e Donegal) formando il libero Stato di Irlanda. Le rimanenti sei contee dell'Ulster rimasero parte del Regno Unito Come risultato nel 1927 il nome formale del Regno Unito venne cambiato nel suo nome attuale: Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.[13]

Negli anni ’20 venne creata la BBC, prima grande rete di diffusione internazionale. Il Regno Unito fu una delle principali potenze alleate a combattere la Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale e contribuì con la sua politica a pianificare il dopoguerra. La guerra causò al paese gravi perdite, sia umane che finanziarie, ma attraverso il Piano Marshall e ai costosi prestiti di Canada e Stati Uniti riuscì a risollevarsi.

L'immediato dopoguerra vide l'istituzione del Welfare State britannico, tra cui uno dei primi e più completi sistemi sanitari pubblici, mentre l’economia della ricostruzione richiamò persone da tutto il Commonwealth, che contribuì a creare una società multietnica. Sebbene il nuovo dopoguerra pose in chiaro i limiti del ruolo politico della Gran Bretagna, confermati dalla crisi di Suez del 1956, la diffusione internazionale della lingua inglese assecondò l’influenza della sua letteratura e della sua cultura.

Dopo un periodo di rallentamento economico mondiale e le lotte operaie degli anni ‘70, gli anni ‘80 videro un periodo di crescita, aiutato dalle entrate derivanti dalle estrazioni petrolifere del Mare del Nord. Il governo di Margaret Thatcher segnò un significativo cambiamento di direzione nella politica e nell’economia del periodo post-bellico; un percorso che continuò sotto il nuovo governo laburista di Tony Blair e Gordon Brown dal 1997.

Il Regno Unito fu uno dei 12 membri fondatori dell'Unione europea al suo lancio nel 1992 con la firma del Trattato di Maastricht. In precedenza, era stato un membro della Comunità economica europea (CEE), a partire dal 1973.

La fine del XX secolo ha visto grandi cambiamenti per il governo del Regno Unito con la creazione di amministrazioni nazionali decentrate per Irlanda del Nord, Scozia e Galles seguenti da referendum.[14]

[modifica] Geografia

Cartina topografica del Regno Unito.
Per approfondire, vedi la voce Geografia del Regno Unito.

Il Regno Unito si sviluppa sull'intera isola di Gran Bretagna e su un sesto dell'isola d'Irlanda. È diviso in quattro nazioni, conosciute in patria come Home Nations

L'unica nazione che confina col Regno Unito è la Repubblica d'Irlanda

La maggior parte del territorio d'Inghilterra è caratterizzato da colline e pianure divise da est a ovest da alcune catene collinari. Da Nord a Sud le più rilevanti sono: le Cumbrian Mountains, i monti Pennini, le colline del Peak District, le Cotswolds e le Chilterns. I fiumi principali sono il Tamigi, il Severn, il Trent, l'Humber e il Tyne. Città principali sono Londra, Birmingham, Manchester, Sheffield, Liverpool, Lincoln, Leeds, Bristol e Newcastle upon Tyne.

Il Galles è principalmente montuoso, a nord-ovest si elevano i monti di Snowdonia che raggiungono la massima altezza del Galles con il monte Snowdon, alto 1.085 metri. Nella regione centrale si elevano i monti Cambrici ed a sud-est quelli del Brecon Beacons. A nord del Galles si trova l'isola di Anglesey. Capoluogo e città principale è Cardiff situata nella parte meridionale del paese.

Il territorio della Scozia è contraddistinto da pianure nelle parti meridionale orientale e da montagne, tra le quali il Ben Nevis 1.343 metri, e altipiani nelle parti settentrionali e occidentali. Vi sono numerosi laghi e profondi fiordi. La Scozia comprende un vasto numero di isole situate al largo delle coste occidentali e settentrionali: Le Ebridi, le Orcadi e le isole Shetland. Le città principali sono Edimburgo, Glasgow e Aberdeen.

L'Irlanda del Nord situata nella parte nord-orientale dell'isola irlandese è principalmente collinare. Le maggiori città sono Belfast e Derry.

[modifica] Lingue parlate

Nel Regno Unito non si parla un'unica lingua. Sebbene la più parlata, di fatto, sia l'inglese, tuttavia la Carta Europea delle lingue Regionali ha ufficialmente riconosciuto come lingue autoctone e regionali il gallese, il gaelico scozzese, il gaelico irlandese, il cornico, lo Scots e l'Ulster Scots.

[modifica] Demografia

Un censimento della popolazione viene svolto ogni dieci anni in ogni parte del Regno Unito.[15] L'Office for National Statistics è responsabile per la raccolta dei dati in Inghilterra e Galles con il General Register Office for Scotland e il Northern Ireland Statistics and Research Agency responsabili per i censimenti nei rispettivi paesi.[16]

[modifica] Popolazione

Al censimento più recente nel 2001 la popolazione totale del Regno Unito ammontava a 58.789.194 abitanti, il terzo paese più popolato dell'Unione europea (dopo Germania e Francia), il quinto del Commonwealth e il 21° del mondo. A metà del 2007 la stima era cresciuta fino a 60.975.000 di abitanti.[17] L’attuale crescita della popolazione è dovuta principalmente al saldo migratorio netto, ma anche ad un aumento del tasso di natalità e all'aumento della speranza di vita.[18] Il 2007 ha segnato anche il sorpasso del numero di persone in età pensionabile sul numero di abitanti al di sotto dei 16 anni.[19]

A metà 2007 l’Inghilterra contava una popolazione stimata a 51,1 milioni di persone.[20] Rappresenta una delle aree più densamente popolate del mondo con 383 persone residenti per chilometro quadrato a metà del 2003, con una particolare concentrazione nella regione di Londra e nel Sud-Est del paese.[21] Sempre nel 2007 le stime rivelavano come la Scozia possedesse una popolazione di 5,1 milioni di abitanti, il Galles 3 milioni e l’Irlanda del Nord 1,8 milioni di abitanti,[20] tutte con una densità di popolazione di gran lunga più bassa rispetto all’Inghilterra. Si contano 142 abitanti/km² in Galles, 125 abitanti/km² nell'Irlanda del Nord e solo 65 abitanti/km² in Scozia (a metà del 2003).[21]

Nel 2007, il tasso di fecondità medio nel Regno Unito era di 1,90 figli per donna.[22] Si stima che nel 2008 la fertilità nel Regno Unito sia salita a 1,91 figli per donna,[23] cifra che rimane comunque al di sotto del tasso di sostituzione che è di 2,1, ma comunque superiore al minimo registrato nel 2001 di 1,63. Inghilterra e Galles hanno tassi di natalità rispettivamente di 1,92 e 1,90. La Scozia presenta la più bassa fertilità, con soli 1,73 figli per donna, mentre l'Irlanda del Nord il tasso più elevato, con 2,02 figli.[22] I tassi di fertilità più elevati si rilevarono negli anni ’60 durante il 'baby-boom', con un massimo di 2,95 figli per donna nel 1964.[22] Il tasso di natalità è più elevato tra le donne straniere, rispetto a quelle nate in Gran Bretagna.[22]

[modifica] Migrazione

I cittadini dell'Unione europea hanno il diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito[24] anche se disposizioni transitorie si applicano ai rumeni e bulgari i cui paesi hanno aderito all'UE nel gennaio 2007.[25]

Similmente ad altri paesi europei, l'immigrazione sta contribuendo in maniera significativa all’aumento della popolazione,[26] rappresentando circa la metà dell’aumento tra il 1991 e il 2001. Le cifre ufficiali hanno dimostrato che 2,3 milioni di migranti si sono trasferiti in Gran Bretagna dal 1997,[27][28] l’84% delle quali provenienti da fuori Europa,[29] e ulteriori 7 milioni sono previsti per il 2031.[30] Le ultime cifre ufficiali (2006) mostrano un saldo migratorio netto verso il Regno Unito di 191.000 persone, a fronte di 185.000 nel 2005.[31][32][33] Uno su sei proviene dai paesi dell'Europa orientale.[34] L'immigrazione dal Subcontinente indiano, alimentato principalmente dal ricongiungimento familiare, ha rappresentato i due terzi della crescita in materia di immigrazione. A causa dell’emigrazione, almeno 5,5 milioni di inglesi vivono all'estero, principalmente Australia, Spagna, Francia, Nuova Zelanda e Stati Uniti.[35][36]

Tuttavia la percentuale di popolazione nata da cittadini stranieri nel Regno Unito resta leggermente inferiore rispetto a quella di altri Paesi europei.[37] Si stima che la popolazione immigrata in Gran Bretagna raddoppierà nei prossimi due decenni, raggiungendo i 9,1 milioni di cittadini.[38]

Nel 2004 il numero di persone che sono diventate cittadini britannici ha toccato la cifra record di 140.795, un aumento del 12% rispetto all'anno precedente. Questo numero è salito drasticamente dal 2000. La stragrande maggioranza dei nuovi cittadini proviene da Africa (32%) e Asia (40%), e i principali paesi sono Pakistan, India e Somalia. Nel 2006, ci sono state 149.035 domande di cittadinanza, il 32% in meno rispetto al 2005. Il numero di persone a cui è stata concessa la cittadinanza nel corso del 2006 è stato 154.095, il 5% in meno rispetto al 2005. Il gruppo più numeroso a cui è stata concessa la cittadinanza britannica sono i cittadini provenienti da India, Pakistan, Somalia e Filippine.[39]

Il 21,9% dei bambini nati in Inghilterra e in Galles nel 2006 sono nati da madri che sono nate al di fuori del Regno Unito, (146.956 dei 669.601 bambini nati) in base alle statistiche ufficiali rilasciate nel 2007, che mostrano anche i più alti tassi di natalità da 26 anni.[40]

[modifica] Etnie

La popolazione del Regno Unito discende da diversi popoli, precelti (conosciuti come Pitti), Celti, Romani, Anglosassoni, e Normanni. 54,153.898 milioni (92,1%) sono bianchi, 677,117 (1,2%) sono di etnia mista, 1,055.411 milioni (1,8%) sono Indiani, 747,285 (1,3%)Pakistani, 283,063 (0,8%) Bengalesi, 247,644 (0,4%) altri asiatici (non Cinesi, 565,876 (1,0%) Neri caraibici, 485,277 (0,8%) Neri africani, 97,588 (0,2%) altri neri, 247,403 (0,4%) Cinesi, e il restante 230,615 (0,4%) appartengono ad altre etnie.

[modifica] Religioni

La libertà religiosa è largamente garantita dallo Stato, sebbene la Chiesa Anglicana sia considerata culto ufficiale. Essa è divisa in 2 arcidiocesi (York e Canterbury) e 43 diocesi e vi aderisce il 45% dei britannici.

Con il Moment Act of Union del 1707 in Scozia è considerata religione ufficiale quella della Chiesa di Scozia (presbiteriana). Questa e gli altri gruppi protestanti rappresentano il 10% della popolazione.

Al cattolicesimo aderisce il 23% della popolazione, nonostante il duro colpo subito nel Cinquecento con la Riforma Anglicana. Dopo essere stato bandito, fu restaurato in Inghilterra e Galles nel 1850 e in Scozia nel 1878 ed è da sempre molto forte nell'Irlanda del Nord.

Le numerose comunità straniere professano i culti di origine: islamismo tra Arabi e Pakistani, induismo tra gli Indiani, buddhismo ecc. Gli ebrei sono 267.000 è rappresentano la maggiore comunità dell'Europa occidentale dopo quella francese.

Consistente la percentuale di atei e agnostici (9%).

[modifica] Politica

Per approfondire, vedi le voci Sistema politico del Regno Unito e Suddivisioni del Regno Unito.

Il Regno Unito è una monarchia parlamentare retta dalla casa dei Windsor. Il parlamento è diviso in due Camere (Houses): la Camera dei Lord (House of Lords), non elettiva e di fatto senza sessun potere e la Camera dei Comuni (House of Commons) a cui spetta il potere legislativo. In entrambi i rami del parlamento vi sono rappresentanti dell'Inghilterra, della Scozia, del Galles e dell'Irlanda del nord.

Il Regno Unito comprende inoltre alcuni altri territori, talvolta in regime post coloniale:

L'isola di Man, a dispetto di quanto credono molte persone, non fa parte del Regno Unito ma è una dipendenza della corona britannica, mentre le Isole del Canale (Isole Anglo-Normanne) hanno uno status simile appartenendo al re d'Inghilterra in qualità di duca di Normandia. Le Isole Orcadi e Shetland, invece, fanno semplicemente parte della Scozia. Il Regno Unito ha rapporti politici e commerciali con numerose altre nazioni del Commonwealth.

Il Regno Unito ha un ruolo trainante fra le economie occidentali sia sotto l'aspetto finanziario sia sotto quello commerciale. Negli ultimi due decenni il paese ha fatto fronte ad un intenso processo di privatizzazione. L'agricoltura è di tipo estensivo e altamente meccanizzata e la produzione copre circa il 60% del fabbisogno interno.

Il Regno Unito è ricco di riserve di carbone, gas e petrolio. La maggior parte del Prodotto Interno Lordo viene dal terziario; banche, assicurazioni e servizi finanziari mentre la parte di PIL dell'industria è in costante declino. Con oltre 9 milioni di visitatori all'anno il turismo è uno dei settori più importanti: il Regno Unito è il sesto paese più visitato al mondo.

Il Regno Unito è tra i paesi più industrializzati del mondo. In termini di prodotto nazionale lordo (PNL) è il quarto paese – seguito da Francia e Italia – dopo Stati Uniti, Giappone e Germania. Nel 2002 il prodotto interno lordo del paese fu di 1.566.283 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 26.440 dollari.

A partire dal secondo dopoguerra il paese ha dovuto affrontare numerosi problemi economici quali la pressione valutaria, il deficit della bilancia totale dei pagamenti, l'inflazione e, fino a poco tempo fa, una scarsa capacità produttiva. Durante la recessione verificatasi nel 1974, la situazione si fece ancor più critica: il numero di disoccupati superò il milione, vi fu un declino della produttività, i salari aumentarono e la moneta toccò minimi storici. Nel luglio 1975 il governo adottò severe misure anti-inflazione, con l'appoggio del mondo economico e dei sindacati, in modo da contenere gli aumenti salariali e l'inflazione.

Verso la fine degli anni settanta la scoperta di giacimenti di petrolio nel Mare del Nord consentì un'importante riduzione del deficit nella bilancia dei pagamenti. A partire dal 1979 la politica economica del paese ha promosso una maggior delega al settore privato, mettendo un freno alla spesa pubblica e ai servizi statali. Obiettivo prioritario rimaneva il contenimento dell'inflazione, a costo però di un tasso di disoccupazione storicamente elevato. Intorno alla metà degli anni ottanta vi erano nel paese oltre tre milioni di lavoratori senza impiego e dieci anni dopo ne rimanevano ancora circa 2,6 milioni. Il deficit di bilancio annuo all'inizio degli anni novanta era pari a circa l'1,1% del prodotto interno lordo. Nel gennaio del 1973 il Regno Unito aderì alla Comunità Europea (ora Unione Europea).

La struttura del lavoro è oggi significativamente cambiata. Nel 2002 la forza lavoro ammontava complessivamente a 29.602.654 lavoratori. Nel settore dei servizi è attualmente impiegato il 73% dei lavoratori, mentre nel 1955 lo era solo un terzo della forza lavoro. L'industria, che rappresentava un tempo il settore principale in termini di occupazione (42% della forza lavoro nel 1955), assorbe oggi solo il 25% della popolazione attiva. Il problema della disoccupazione è oggi meno grave che in passato: il tasso di disoccupazione del paese ha raggiunto infatti il 5,1% (2002).

[modifica] Economia

[modifica] Agricoltura e allevamento

Nonostante il 23,7% del territorio britannico sia coltivato, il settore riveste una modesta importanza in termini di occupazione e di partecipazione al PIL, come riflesso della precoce industrializzazione conosciuta dal paese. Nel 2001 l'agricoltura impiegava appena il 1% della popolazione attiva e partecipava alla formazione del PIL per l'1%. Il settore raggiunge tuttavia alti livelli di efficienza e produttività. In vaste zone del paese, soprattutto in Scozia e in Galles, i terreni possono essere sfruttati soltanto per il pascolo; oltre la metà delle aziende agricole è impegnata nell'allevamento di bovini e ovini e nella produzione lattiero-casearia. Dalla metà degli anni novanta del XX secolo il settore della zootecnia si è trovato ad affrontare, come altri paesi europei, il problema della crescente diffusione di casi di encefalopatia spongiforme bovina, che ha avuto gravi conseguenze sull'esportazione di carne bovina. La produzione di bovini rimane comunque molto consistente (10,4 milioni di capi nel 2003). L'arativo è concentrato perlopiù nell'Inghilterra orientale e centromeridionale e nella Scozia orientale. Le colture principali sono frumento (oltre 14,3 milioni di tonnellate prodotti nel 2003), barbabietola da zucchero (circa 9 milioni di tonnellate), orzo (oltre 7 milioni di tonnellate), patate e avena. L'alta produttività del settore è stata raggiunta grazie all'estensione dei campi, attraverso opere di diboscamento (vedi Deforestazione), la meccanizzazione e l'impiego intensivo di fertilizzanti e pesticidi.

[modifica] Risorse forestali e pesca

Lo sfruttamento delle risorse forestali non è una voce rilevante dell'economia britannica; la produzione di legname fu, nel 2002, di 7.577.000 m³. La pesca praticata in alto mare ha conosciuto un certo declino a partire dagli anni sessanta del Novecento, in parte a causa della legislazione restrittiva adottata dall'UE per la tutela delle specie; rimane un'attività economicamente importante in Scozia e in alcune zone dell'Inghilterra sudoccidentale, e rappresenta la principale fonte di occupazione in alcune città portuali. Nel 2001 la produzione totale di pesca marina ammontava a 595.124 tonnellate. Le specie maggiormente pescate sono lo sgombro, il merluzzo, la sogliola, l'aringa e i crostacei. Importanti porti di pesca sono Hull, Grimsby, Fleetwood, North Shields, Lowestoft, Plymouth, Brixham e Newlyn in Inghilterra; Aberdeen, Peterhead, Lerwick, Ullapool e Fraserburgh in Scozia; Kilkeel, Ardglass e Portavogie in Irlanda del Nord. Dotato di una consistente flotta di pescherecci, il Regno Unito è stato particolarmente colpito dalle misure imposte dall'Unione Europea. Per tutelare la fauna ittica e consentirne la riproduzione, le navi devono rimanere forzatamente inattive per numerosi giorni all'anno, e il governo ha dovuto adottare piani di finanziamento per incoraggiare l'abbandono di questa attività. All'inizio del 1996 alcune aree, tradizionalmente riservate alla pesca britannica e irlandese, sono state aperte ai pescherecci spagnoli in base a un accordo del dicembre 1994. Ratificato da un'esigua maggioranza del Parlamento, questo accordo ha provocato nel corso dell'anno considerevoli tensioni e incidenti; il malcontento si è ulteriormente diffuso dopo la riduzione delle quote di pescato britannico indicata dai programmi europei.

[modifica] Risorse energetiche e minerarie

Il Regno Unito è un paese ricco di risorse minerarie, soprattutto carbone e minerali di ferro, sfruttate sin dai tempi più antichi. L'estrazione del sale, specialmente nel Cheshire, risale all'epoca preistorica, mentre mercanti fenici visitarono l'odierna Inghilterra per acquistare lo stagno di cui era ricca la Cornovaglia. Oggi questi giacimenti di stagno sono completamente esauriti, così come quelli di minerali di ferro nell'Inghilterra settentrionale. Oggi si estraggono zinco, piombo e oro. Le riserve d'oro, situate soprattutto in Galles, e d'argento, come quelle di petrolio e gas naturale, sono proprietà della Corona e ai produttori possono solo essere concesse licenze di sfruttamento. La produzione di minerali comprende inoltre calcare e dolomite, sabbia e ghiaia, arenaria, argilla, sale e caolino. Di rilievo è l'estrazione del carbone, le cui riserve sono sfruttate fin dall'epoca romana. Le tasse sul commercio di carbone contribuirono a finanziare la ricostruzione di Londra dopo il Grande Incendio del 1666 ed esso rappresentò una risorsa energetica di grande importanza nel corso della rivoluzione industriale. Il vertice della produzione fu raggiunto nel 1913 (292 milioni di tonnellate), ma da allora essa ha subito un graduale declino. Il numero degli occupati in questa industria è sceso da circa 200.000 persone nel 1985 a circa 11.000 nel decennio successivo, con pesanti conseguenze per l'economia delle comunità di minatori quali lo Yorkshire, il Nottinghamshire e il Derbyshire. Quasi i tre quarti del carbone britannico provengono da giacimenti profondi, il resto da miniere all'aperto e, nonostante i problemi che il settore ha dovuto affrontare in epoca recente, esso provvede tuttora a circa il 25% dell'energia del Regno Unito. Nel 2001 il paese ha prodotto 34,7 milioni di tonnellate di carbone. Il petrolio fu scoperto nel 1969 nel Mare del Nord, al largo della costa della Scozia nordorientale; la produzione iniziò nel 1975. Nel 1980 vi erano 15 giacimenti, che producevano 1,6 milioni di barili al giorno, tanto da soddisfare il fabbisogno interno e rappresentare una nuova voce nel mercato delle esportazioni. Nuovi giacimenti di petrolio e gas naturale sono stati scoperti a partire dal 1980, in particolare nel Dorset, nell'Inghilterra meridionale. Nel 2001 il Regno Unito era al nono posto tra i produttori mondiali di petrolio (2.586 migliaia di barili di greggio al giorno). Il Regno Unito è stato tra i primi paesi a sviluppare impianti per la produzione di energia nucleare che oggi provvede nella misura del 18% al fabbisogno energetico del paese. La prima centrale nucleare per la produzione di energia su scala commerciale entrò in funzione nel 1956 a Calder Hall, in Cumbria, nell'Inghilterra nordoccidentale. Nei primi anni novanta le centrali nucleari producevano circa il 18% dell'elettricità britannica. Il governo del Primo Ministro Gordon Brown ha deciso recentemente (2008) di rilanciare i programmi nucleari con la costruzione di 22 nuovi reattori di varia capacità ed un investimento finanziario di 100 miliardi di Euro.

[modifica] Industria

Già intorno alla metà del XIX secolo il Regno Unito era una nazione industrializzata, la prima al mondo. Tra le cause principali di questo precoce sviluppo vi furono: l'antica posizione di preminenza britannica nel commercio mondiale della lana; l'abbondanza di risorse minerarie; lo sviluppo della navigazione e del dominio navale dei mari; l'acquisizione di mercati coloniali; una maggiore libertà politico-religiosa e un minor impegno bellico rispetto agli altri paesi d'Europa; lo sviluppo di tecniche manifatturiere più efficienti; infine, la rivoluzione agraria. Quest'ultima, che precedette e accompagnò la rivoluzione industriale, fu molto importante, in quanto, grazie all'introduzione di nuove tecniche produttive, permise un'enorme crescita della produzione alimentare che poté far fronte allo sviluppo urbano. Essa rese inoltre disponibili migliaia di lavoratori per le nuove fabbriche. Nel XVI e XVII secolo l'immigrazione di fiamminghi e ugonotti diede grande impulso all'industria laniera, che costituì la base dell'economia britannica medievale. Grazie all'invenzione di nuovi macchinari l'industria tessile si sviluppò rapidamente fino a diventare una delle più importanti del paese. Lo sviluppo e le migliorie apportate dal motore a vapore, ideato dagli ingegneri scozzesi James Watt e George Stephenson, furono di capitale importanza per l'industrializzazione britannica, soprattutto nei settori carbonifero e siderurgico.

Il Regno Unito rimane un paese altamente industrializzato, nonostante i molti problemi che il settore ha incontrato fin dagli anni settanta del Novecento, tra cui la concorrenza straniera e gli effetti negativi della recessione degli anni ottanta. Nel 2002 l'industria contribuiva nella misura del 26,4% alla formazione del PIL, mentre l'82% delle esportazioni consisteva di prodotti manufatti. Ciononostante, il numero degli occupati nel settore è diminuito in seguito alla chiusura degli stabilimenti o all'introduzione di nuove tecnologie per aumentare la produttività. Nel 2001 il comparto industriale occupava il 25% della forza lavoro.

I settori tradizionali tessile e automobilistico(Aston Martin,Rolls Royce), anche se ancora fiorenti, hanno subito un lieve ridimensionamento, mentre un più rapido sviluppo hanno avuto le industrie farmaceutiche, chimiche, elettroniche, aerospaziali e di strutture per l'industria petrolifera. Nei primi anni novanta il Regno Unito produceva circa il 40% dei personal computer d'Europa ed era uno dei maggiori produttori mondiali di apparecchiature per comunicazioni, tra cui cavi in fibre ottiche. Fiorenti sono inoltre l'industria editoriale e della carta. La Scozia e l'Irlanda del Nord vantano una lunga tradizione nella produzione di whisky e tessili (tweed e lino). I maggiori distretti industriali del paese si trovano nei pressi di Londra, Manchester, Birmingham e Tyne and Wear.

[modifica] Commercio e finanza

L'unità monetaria del Regno Unito è la lira sterlina (pound), divisa in centesimi (penny, plurale pence). La Bank of England, creata per concessione nel 1694 e nazionalizzata nel 1946, è la sola banca autorizzata a emettere moneta in Inghilterra e Galles. Alcune banche in Scozia e Irlanda del Nord possono emettere moneta in limitate quantità. Nel paese esistono inoltre molti istituti finanziari, come la Borsa valori di Londra e la Borsa delle assicurazioni dei Lloyd's, che fanno del Regno Unito uno dei più importanti centri della finanza mondiale. I servizi bancari, finanziari, assicurativi e di credito costituiscono circa il 20% dell'attività economica britannica. Tradizionale centro dei servizi finanziari è il noto Square Mile (il “miglio quadrato”) nella City di Londra, che ospita la maggior concentrazione al mondo di banche e un gran numero di istituti assicurativi. Da centinaia di anni il commercio ha per il Regno Unito un'importanza vitale. La posizione dominante del paese nel commercio mondiale durante il XVIII e XIX secolo fu dovuta in gran parte all'isolamento geografico delle isole britanniche rispetto ai conflitti e ai problemi politici che affliggevano il continente. Lo sviluppo delle grandi compagnie mercantili (Compagnia delle Indie Orientali; Compagnia della Baia di Hudson), l'espansione coloniale e il controllo navale dei mari furono fattori conseguenti. Prima del XVII secolo il commercio estero dell'Inghilterra era gestito quasi interamente da operatori stranieri. La lana era il principale prodotto di esportazione e le importazioni erano rappresentate soprattutto da manufatti. Con il mercantilismo, la dottrina economica prevalente in Inghilterra nei secoli XVII e XVIII, lo stato promosse il commercio estero, lo sviluppo della flotta e delle compagnie mercantili. Con l'aumento dei possedimenti coloniali britannici nel XVIII e XIX secolo, l'allevamento ovino per la produzione di lana e carne divenne un'attività importante nelle colonie, mentre cotone, ferro, acciaio e carbone divennero i principali prodotti di esportazione. Oggi il Regno Unito è la quinta nazione al mondo per volume di scambi, con un valore pro capite delle esportazioni superiore a quello degli Stati Uniti e del Giappone. I principali beni di importazione sono generi alimentari, legno e prodotti cartacei, macchinari, prodotti chimici e mezzi di trasporto. Tra le esportazioni britanniche figurano macchinari, mezzi di trasporto, manufatti di base, petrolio, prodotti chimici, strumenti di precisione, attrezzature aerospaziali ed elettroniche. Nel 2002 le esportazioni ammontavano a 288.647 milioni di dollari USA; le importazioni a 351.709 milioni di dollari USA. Il 50% circa degli scambi avviene con i paesi dell'Unione Europea, soprattutto con Germania, Paesi Bassi e Francia, il 13% circa con Stati Uniti e Canada.

[modifica] Trasporti e vie di comunicazione

La presenza di numerose insenature lungo la costa e la navigabilità dei fiumi, che hanno consentito la costruzione di funzionali centri portuali, hanno contribuito a fare del Regno Unito una potenza marittima. Gli Atti di navigazione del XVII e XVIII secolo furono emanati per favorire al massimo le navi inglesi nel trasporto di prodotti nazionali. Con le vittorie navali sulla Spagna e la Francia, le principali rivali nel commercio mondiale, l'Inghilterra si assicurò il controllo dei mari e la preminenza mondiale della sua flotta mercantile (vedi Imperi coloniali). La sua leadership durò fino alla seconda guerra mondiale, quando la distruzione della flotta britannica e la crescita della capacità produttiva dei cantieri navali statunitensi permisero alla marina mercantile americana di superare quella britannica, la cui importanza ha da allora conosciuto un ulteriore declino. Oggi i principali porti britannici sono Londra, Tees e Hartlepool, Grimsby e Immingham, Sullom Voe, Milford Haven, Southampton, Liverpool, Felixstowe, Forth, Dover e Portsmouth. Nelle isole Shetland e Orcadi hanno sede porti a servizio dell'industria petrolifera. Vi sono oggi nel Regno Unito circa 3.200 km di canali e fiumi navigabili alcuni dei quali, costruiti nel XVIII secolo, rappresentano ancora importanti vie di comunicazione: tra questi, il canale di Manchester e il canale di Caledonia, nella Scozia settentrionale, che consente collegamenti tra l'oceano Atlantico e il Mare del Nord. Nel Regno Unito fu inaugurata nel 1825 la prima ferrovia del mondo percorsa da treni a vapore, la Stockton and Darlington Railway. Nel 1923 la rete ferroviaria del paese era gestita da quattro compagnie, che furono nazionalizzate nel 1948, mentre nel 1955 fu avviato un programma di modernizzazione. Oggi le ferrovie, gestite dalla compagnia Railtrack, recentemente privatizzata, dispongono di una rete di 17.067 km, di cui circa il 30% elettrificato. A questi si aggiungono i circa 400 km della rete metropolitana londinese che si sta estendendo con la costruzione di nuove linee nella parte orientale e sudorientale della città. Il progetto per la costruzione di un tunnel sotto la Manica risale alla fine del XIX secolo. Ripresi nel 1957 e nuovamente interrotti nel 1973 per ragioni finanziarie, i lavori ricominciarono definitivamente nel 1987 e un primo tunnel di servizio venne completato nel 1990. Il tunnel (chiamato Eurotunnel), lungo 50,4 km e situato a 40 m sotto il livello del mare, collega Folkestone, in Inghilterra, a Calais, in Francia. È stato ufficialmente inaugurato il 6 maggio 1994.

Il Regno Unito ha un ruolo trainante fra le economie occidentali sia sotto l'aspetto finanziario sia sotto quello commerciale. Negli ultimi due decenni il paese ha fatto fronte ad un intenso processo di privatizzazione. L'agricoltura è di tipo estensivo e altamente meccanizzata e la produzione copre circa il 60% del fabbisogno interno. Il Regno unito è ricco di riserve di carbone, gas e petrolio. La maggior parte del Prodotto Interno Lordo viene dal terziario; banche, assicurazioni e servizi finanziari mentre la parte di PIL dell'industria è in costante declino.

Il Regno Unito è tra i paesi più industrializzati del mondo. In termini di prodotto nazionale lordo (PNL) è il quarto paese – seguito da Francia e Italia – dopo Stati Uniti, Giappone e Germania. Nel 2002 il prodotto interno lordo del paese fu di 1.566.283 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 26.440 dollari. A partire dal secondo dopoguerra il paese ha dovuto affrontare numerosi problemi economici quali la pressione valutaria, il deficit della bilancia totale dei pagamenti, l'inflazione e, fino a poco tempo fa, una scarsa capacità produttiva. Durante la recessione verificatasi nel 1974, la situazione si fece ancor più critica: il numero di disoccupati superò il milione, vi fu un declino della produttività, i salari aumentarono e la moneta toccò minimi storici. Nel luglio 1975 il governo adottò severe misure anti-inflazione, con l'appoggio del mondo economico e dei sindacati, in modo da contenere gli aumenti salariali e l'inflazione. -- Verso la fine degli anni settanta del Novecento la scoperta di giacimenti di petrolio nel Mare del Nord consentì un'importante riduzione del deficit nella bilancia dei pagamenti. A partire dal 1979 la politica economica del paese ha promosso una maggior delega al settore privato, mettendo un freno alla spesa pubblica e ai servizi statali. Obiettivo prioritario rimaneva il contenimento dell'inflazione, a costo però di un tasso di disoccupazione storicamente elevato. Intorno alla metà degli anni ottanta vi erano nel paese oltre 3 milioni di lavoratori senza impiego e dieci anni dopo ne rimanevano ancora circa 2,6 milioni. Il deficit di bilancio annuo all'inizio degli anni novanta era pari a circa l'1,1% del prodotto interno lordo. Nel gennaio del 1973 il Regno Unito aderì alla Comunità Europea (ora Unione Europea). La struttura del lavoro è oggi significativamente cambiata. Nel 2002 la forza lavoro ammontava complessivamente a 29.602.654 lavoratori. Nel settore dei servizi è attualmente impiegato il 73% dei lavoratori, mentre nel 1955 lo era solo un terzo della forza lavoro. L'industria, che rappresentava un tempo il settore principale in termini di occupazione (42% della forza lavoro nel 1955), assorbe oggi solo il 25% della popolazione attiva. Il problema della disoccupazione è oggi meno grave che in passato: il tasso di disoccupazione del paese ha raggiunto infatti il 5,1% (2002).

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

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