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La segregazione razziale è caratterizzata dalla separazione di razze differenti nella vita quotidiana, ad esempio mangiare in un ristorante, bere da una fontana, usare i servizi igienici, frequentare la scuola, andare al cinema, o affittare o acquistare una casa. [1] La segregazione può essere obbligatoria per legge o può derivare da abitudini sociali. La segregazione può essere mantenuta attraverso la discriminazione di certe razze nell'affitto e vendita di una casa oppure con la violenza come il linciaggio; la situazione che si verifica quando i membri di razze differenti preferiscono associarsi e fare affari con membri della loro stessa razza è generalmente descritta come separazione o separazione de facto delle razze anziché segregazione. La segregazione legale sia in Sudafrica sia negli Stati Uniti d'America era stabilita dalle leggi razziali, che proibivano i matrimoni interrazziali e le leggi che proibivano di assumere persone di una certa razza se non per posizioni subalterne.
La segregazione nelle assunzioni contribuisce alla sperequazione economica fra le razze. La segregazione, tuttavia, spesso ha permesso contatti ravvicinati in situazioni gerarchiche, come il permesso di lavorare come domestico per i membri di un'altra razza. La segregazione può coinvolgere la separazione geografica delle razze e/o l'utilizzo separato di istituzioni sociali come scuole e ospedali.
Indice |
La prima parte del visigotico periodo fu caratterizzata da un sistema di apartheid. I matrimoni misti fra i Visigoti e nativi abitanti dell'Impero romano furono proibiti in Gallia e Spagna fra la fine del V secolo e l'inizio del VI secolo.[2] I Visigoti e gli Ispano-Romani erano separati; ciascun popolo aveva i propri sacerdoti e le proprie chiese, i propri tribunali, giudici e i propri magistrati. [3]
Gli ebrei in Europa occidentale generalmente erano costretti, dalla legge oppure dalle usanze, a vivere nei ghetti e nelle shtetl (parola yiddish che significa cittadina).[4][5] Nell'Impero russo, gli ebrei erano obbligati a risiedere in speciali Zone di insediamento speciali, alla frontiera occidentale dell'Impero, correspondente oggi a Polonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina e Moldavia.[6]. Già all'inizio del XX secolo, la maggioranza degli ebrei europei viveva nelle Zone di insediamento.
In Marocco gli ebrei furono confinati nelle mellah a partire dal XV secolo. Nelle città la mellah era circondata da mura e da porte. Invece, le mellah rurali erano villaggi separati abitati solo da ebrei.[7]
A metà del XIX secolo, J. J. Benjamin descrisse la vita degli ebrei in Persia:
"…sono obbligati a vivere in una parte separata della città…; perché sono considerati creature impure… Con il pretesto della loro impurità, sono trattati con la massima severità e se dovessero entrare in una strada, abitata da musulmani, ne sarebbero cacciati dai ragazzi e dalla folla con pietre e sporcizia… Per la stessa ragione, si proibisce loro di uscire quando piove; perché si dice che la pioggia che li laverebbe potrebbe insudiciare i piedi dei musulmani… Se un ebreo viene riconosciuto come tale in strada, è soggetto ai peggiori insulti. I passanti gli sputano in faccia, e a volte lo percuotono… senza pietà… Se un ebreo entra in un negozio per acquistare qualsiasi merce, gli è proibito di esaminarla… Se la sua mano toccasse accidentalmente qualcosa, dovrebbe acquistarla a qualsiasi prezzo richiesto dal venditore... A volte i persiani s'introducono nelle abitazioni degli ebrei e s'impossessano di ciò che gli piace. Se il proprietario facesse la minima rimostranza a difesa della sua proprietà, corre il rischio di pagare con la vita... Se... un ebreo si mostra in strada durante i tre giorni di Katel (Muharram)…, è sicuro di essere ucciso."[8]
Dopo la loro conquista della Cina e l'affermazione della dinastia Qing nel 1644, i manciù erano profondamente consapevoli della loro minoranza. Perseguirono una severa politica di segregazione razziale fra i manciù e i mongoli da una parte e gli Han dall'altra. Questa segregazione etnica ebbe ragioni culturali ed economiche: i matrimoni misti furono proibiti per preservare le tradizioni manciù e minimizzare la sinizzazione. Inoltre, nel 1668 a tutti i cinesi Han fu vietato di insediarsi in Manciuria.[9]
La politica di segregazione trovava applicazione direttamente nelle Banner garrisons (speciali divisioni amministrative riservate ai manciù, la maggior parte delle quali occupava una zona separata e recintata all'interno di una città. In città in cui c'erano limiti di spazio, come a Qingzhou (青州), una nuova città fortificata fu appositamente costruita per ospitare la Banner garrison con le famiglie. A Pechino, residenza imperiale, il reggente Dorgon dispose che l'intera popolazione cinese fosse forzosamente trasferita nella parte meridionale della città, che divenne nota con il nome di "Cittadella Esterna" (外城 wàichéng). La parte settentrionale circondata da mura era chiamata la "Cittadella Interna" (內城 nèichéng) e suddivisa fra i restanti otto Banners manciù, ognuno responsabile della sorveglianza di un settore della Cittadella Interna attorno alla Città Proibita (紫禁城 Zǐjìnchéng).
Mentre i manciù seguivano la struttura di governo della precedente dinastia Ming, la loro politica etnica prevedeva le divisione delle cariche fra nobili manciù e dignitari Han che avevano ottenuto i massimi voto negli esami di stato. Gli imperatori Qing fecero sì che tutte le decisioni importanti fossero decise dalla "Corte Interna", che era dominata dalla famiglia imperiale e dalla nobiltà manciù ospitata nella parte settentrionale della Città Proibita.
Fu solo nel XIX secolo che la segregazione iniziò ad infrangersi e nel XX secolo i manciù si fusero con il resto della popolazione cinese.
Molti paesi dell'America latina hanno caste basate sulla classificazione per razza e miscugli di razze. Si è sviluppata un'intera nomenclatura, che include i termini familiari "mulato" (mulatto), "mestizo" e "zambo". Il sistema delle caste fu imposto durante il dominio coloniale dagli Spagnoli, che avevano utilizzato una forma di divisione in caste in Spagna prima dell'espulsione di ebrei e mussulmani (1492). Mentre molti paesi latinoamericani hanno da molto tempo resa la divisione in caste ufficialmente illegale mediante la legislazione, generalmente al tempo dell'indipendenza dalla Spagna, il pregiudizio basato sui gradi di distanza razziale dagli antenati spagnoli combinato allo status socioeconomico rimane un'eco del sistema delle caste coloniale. [10][11]
Il bando dei matrimoni interrazziali era parte delle leggi di Norimberga promulgate dai nazisti in Germania contro gli eberi tedeschi negli anni 1930. Le leggi proibivano i matrimoni fra gli ebrei e gli ariani, considerati appartenenti a razze diverse.[12][13]
Nel Governatorato di Polonia nel 1940, la popolazione fu divisa in gruppi differenti, ciascuno con diversi diritti, razioni alimentari, quartieri urbani, mezzi di trasporto pubblico, ecc.
Tali gruppi erano:
Durante gli anni '30 e fino al 1945, gli ebrei in Germania e negli stati occupati dai nazisti avevano l'obbligo di indossare un distintivo giallo o la stella di Davide, ed erano, insieme agli zingari discriminati dalle leggi razziali. I dottori e i professori ebrei non potevano rispettivamente curare pazienti ariani o insegnare ad allievi ariani.
Gli ebrei non potevano neppure servirsi dei mezzi pubblici, eccetto dei traghetti e potevano acquistare solo in negozi per ebrei. Dopo la Notte dei cristalli, gli ebrei furono multati di 1.000.000 di Reichsmark. Gli ebrei e gli zingari subirono il genocidio come gruppi razziali durante la Shoah/Porajmos.
I nazisti istituirono i ghetti per confinare gli ebrei e tavolta i rom in quartieri sovraffollati delle città dell'Europa orientale, trasformandoli di fatto in campi di concentramento. Il Ghetto di Varsavia era il più grande, con 400.000 persone, ed era seguito dal Ghetto di Łódź, con 160.000.[14]
Fra il 1939 e il 1945, almeno 1,5 milioni di cittadini polacchi furono trasferiti nel Reich per i lavori forzati, contro la loro volontà (in tutto, furono impiegati circa 12 milioni di forzati nella Germania nazista[15][16]). Sebbene la Gemania nazista ricorresse anche a lavoratori forzati dall'Europa occidentale, i polacchi, come altri popoli dell'Europa orientale era considerati razzialmente inferiori,[17] ed erano sottoposti a più gravi forme di discriminazione. Erano obbligati ad indossare contrassegni viola con una P cuciti sui loro abiti, dovevano rispettare un coprifuoco ed erano esclusi dai mezzi di trasporto pubblico. Mentre il trattamento degli operai e dei braccianti spesso variava secondo il datore di lavoro, la manodopoera polacca di regola era obbligata ad orari di lavoro più lunghi e a salari minori — e, in molte città, erano obbligati a vivere in campi separati recintati da filo spinato. I rapporti sociali con i tedeschi al di fuori del lavoro era vietati, e i rapporti sessuali erano puniti con la condanna a morte.[18]
La colonia britannica della Rhodesia (oggi Zimbabwe), sotto Ian Smith, leader del governo della minoranza bianca, dichiarò unilateralmente l'indipendenza nel 1965. Nei seguenti 15 anni, la Rhodesia fu soggetta il governo della minoranza bianca fino a quando le sanzioni internazionali obbligarono Smith a indire elezioni multirazziali, dopo un breve periodo di dominio britannico nel 1979.
Le leggi di segregazione erano state promulgate prima del 1965, sebbene molte istituzioni le lasciassero inapplicate. Una battaglia legale fortemente pubblicizzata si ebbe nel 1960, in favore dell'apertura di un teatro aperto a tutte le razze ("The Battle of the Toilets").
L'apartheid era un sistema in vigore in Sudafrica per più di quarant'anni, sebbene la parola stessa risale agli anni 1910 e non ufficialmente a periodi ancora precedenti.L'apartheid fu formalizzato negli anni che seguirono la vittoria del National Party nelle elezioni del 1948 riservate ai soli bianchi, e fu applicato con maggiore sistematicità durante il governo del primo ministro Hendrik Frensch Verwoerd, rimanendo in vigore fino al 1994. Esempio di apartheid fu la proibizione di matrimoni misti nel 1951.
L'apartheid fu abolito in seguito ad un rapido mutamento dell'opinione pubblica circa la segregazione razziale e ad un boicottaggio economico contro il Sudafrica che incrinò e minacciò di distruggere l'economia del paese.
Dopo che il Tredicesimo emendamento abolì la schiavitù negli Stati Uniti, la discriminazione razziale fu regolamentata dalle cosiddette [leggi di Jim Crow, che prevedevano una severa divisione delle razze. Sebbene queste leggi fossero state istituite subito dopo la fine degli scontri, furono ufficialmente formalizzate dopo la fine della Ricostruzione repubblicana negli anni 1870 e 1880 durante il periodo noto come il nadir del razzismo americano. Questa segregazione legalizzata durò fino agli anni 1960, soprattutto a causa del potere dei Democratici sudisti.
La segregazione razziale istituzionalizzata terminò come pratica ufficiale grazie all'impegno degli attivisti per i diritti civili come Clarence Mitchell, Rosa Parks e Martin Luther King, operante durante il periodo fra la fine della Seconda guerra mondiale fino all'approvazione del Voting Rights Act e del Civil Rights Act del 1964 sostenuta dal presidente Lyndon Johnson. Molti dei loro sforzi si concretizzarono in atti di disobbedienza civile non violenti volti a ostacolare l'applicazione di regolamenti e leggi di segregazione razziale, come il rifiuto di cedere ad un bianco un posto a sedere su un autobus nella parte riservata ai neri (Rosa Parks) o sit-in di fronte a ristoranti riservati ai bianchi. Dal 1967, con il caso del matrimonio tra la donna di colore Mildred Loving e il bianco Richard Perry Loving, che fu permesso con una sentenza della Corte Suprema, si poterono eliminare in ogni stato le leggi contro i matrimoni misti.
Entro il 1968 tutte le forme di segregazione erano state dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema ed entro il 1970, il sostegno per la segregazione legale si era dissolto. La discriminazione razziale divenne illegale nelle scuole, sul lavoro, nell'esercito e nella pubblica amministrazione. Bagni, fontane e scuole separate sparirono e il movimento per i diritti civili ebbe il sostegno dell'opinione pubblica.[19]
Da allora, gli afro-americani hanno avuto un ruolo significativo come sindaci, governatori e magistrati sia negli stati del Sud sia in quelli del Nord e a livello nazionale come membri della Corte Suprema, della Camera dei Rappresentanti e del Senato e al governo.[20]
Non tutte le leggi razziali sono state abrogate, sebbene i pronunciamenti della Corte Suprema le abbiano rese prive di vigore e di applicazione illegale. Ad esempio, la costituzione dell'Alabama prevede ancora che siano istituite scuole separate per bambini bianhi e di colore e che a nessun bambino sia permesso di frequentare la scuola dell'altra razza.[21] Una proposta di abrogare l'articolo relativo fu sconfitta di misura nel 2004.
Il redlining è la pratica di negare o di esigere costi maggiorati per alcuni servizi, come servizi bancari, assicurazioni, accesso al lavoro,[22] accesso al sistema sanitario, o perfino supermercati[23] ai residenti di alcune, spesso connotate razzialmente. [24] La più devastante forma di redlining, e anche l'uso più diffuso del termine, si riferisce alla discriminazione sulle ipoteche. Nei successivi vent'anni, una serie di verdetti giudiziari e di leggi federali, compreso lo Home Mortgage Disclosure Act e misure per porre termine alla discriminazione sulle ipoteche nel 1975, resero de jure illegali la segregazione razziale e la discriminazione negli Stati Uniti, sebbene de facto la segregazione e la discriminazione si siano dimostrate più resilienti. Secondo il Civil Rights Project all'Università di Harvard, l'effettiva desegregazione nelle scuole pubbliche statunitensi raggiunse un picco alla fine degli anni Ottanta; in seguito, le scuole tornarono ad essere più segregate, a causa della segregazione urbana in cui i bianchi sono dominanti nelle zone residenziali e le minoranze nei centri urbani. Nel 2005, la proporzione di studenti neri nelle scuole a maggioranza bianca inferiore era la più basa registrata dal 1968." [senza fonte]
Nessuno degli immigrati haitiani può avere accesso alla nazionalità dominicana, impedendo l'accesso all'istruzione e ai servizi economici. Secondo il New York Times, gruppi per i diritti umani [1] e Amnesty International, non vengono rilasciati certificati di nascita per i figli nati da entrambi i genitori haitiani privi di permesso di residenza dominicano.[25] L'attivista per i diritti umani Solange Pierre ha vinto il Robert F. Kennedy Human Rights Award nel 2006 per la lotta contro questa discriminazione.[26] Sono state riportate tensioni fra le due nazionalità nella Repubblica Dominicana e periodici combattimenti ed episodi di violenza commessi da dominicani a danno degli haitiani.[27] Il fenomeno è descritto come antihaitianismo , dovuto alla tensione tra la Repubblica Dominicana e la confinante Haiti.[28] [29] Il documentario "The Price of Sugar" testimonia l'attuale situazione per la manodopera haitiana che vive nella Repubblica Dominicana. [30] In Europa ci sono state richieste per un boicotaggio turistico ed economico della Repubblica Dominicana. Ogranizzazioni non-governative minori hanno avanzato le stesse istanze negli Stati Uniti.
Tuttavia il presidente di Haiti e i suoi ambasciatori nella Repubblica Dominicana e in Francia hanno smentito le accuse sollevate dal film, eccependo che dominicani poveri senza origine haitiana vivono in condizioni uguali o peggiori a quelle degli haitiani.[31]
Due colpi di stato militari a Figi nel 1987 deposero il governo guidato dai figiani,[32] ma sostenuto anche dall'elettorato indo-figiano (etnicamente indiano). La nuova costituzione promulgata nel 1990 stabilisce Figi come una repubblica, con le cariche di presidente, primo ministro, due-terzi dei senatori e la maggioranza dei deputati riservati all'etnia figiana, cui è concessa anche l'esclusiva proprietà della terra.[33]
Il caso di Figi rappresenta una situazione di segregazione etnica de facto.[34] Figi ha una lunga storia con più di 3.500 anni di nazione divisa tribalmente. L'unità sotto il governo britannico per 96 anni incluse altri gruppi etnici, in particolare gli immigrati dal sub-continente indiano.
La giovane democrazia di Fiji indipendente è stata ostacolata dalle tensioni a livello politico fra i figiani autoctoni e gli indo-figiani e dalle differenze fra le provincie.
Alcuni attivisti ritengono che il sistema delle caste indù sia una forma di discriminazione razziale[35]. I partecipanti della Conferenza contro il Razzismo delle Nazioni Unite di Durban del marzo 2001, hanno condannato la discriminazione causata dal sistema delle caste e hanno appoggiato l'approvazione di una risoluzione dichiarante che le caste come base della segregazione e dell'oppressione dei popoli sulla base delle loro origini e del loro lavoro sono una forma di apartheid. Comunque, una risoluzione in questo senso non è stata approvata. [36]
L'atteggiamento dell'India verso i dalit è stato descritto da alcuni studiosi come "apartheid nascosto".[37][38] Critiche a queste accuse sono suffragate dal netto miglioramento dei diritti dei dalit (un tempo "intoccabili") previsti nella Costituzione indiana (scritta principalmente da un dalit, Ambedkar) [39] e dal fatto che l'India abbia avuto un presidente dalit, K.R. Narayanan e la scomparsa di pratiche discriminatorie nella vita pubblica urbana.[40].
Queste accuse di apartheid sono considerate dai sociologi come un epiteto politico, perché l'apartheid comporta la discrimazione da parte dello stato, e una cosa simile non esiste in India. L'India è una repubblica democratica, la cui Costituzione sottolinea l'importanza dell'illegalità della discriminazione tra le caste, specialmente per quanto riguarda l'intoccabilità[41]. Inoltre, il codice penale indiano prevede gravi pene per chi discrimina sulla base delle caste. Il pregiudizio e la discriminazione contro i dalit è una malessere sociale presente soprattutto nelle zone rurali, dove piccole comunità possono tener traccia della discendenza delle persone e discriminarle di conseguenza. I sociologi Kevin Reilly, Stephen Kaufman, Angela Bodino, pur criticando il sistema delle caste, giungono alla conclusione che l'India odierna non pratica nessun tipo di apartheid, poiché nessuna forma di discriminazione è sancita dalla legge.[42] Questi sociologi scrivono che il sistema delle caste in India non è apartheid. Infatti, gli intoccabili, così come le popolazioni tribali e i membri delle caste inferiori beneficiano di programmi di "affirmative action" e stanno acquisendo un maggior peso politico.[42]
Le stesse accuse di apartheid sono state respinte da molti sociologi come Andre Béteille, che scrive che trattare il sistema delle caste come una forma di razzismo è politicamente scorretto e ancor peggio, una sciocchezza dal punto di vista scientifico, perché non c'è alcuna differenza razziale fra i brahmini e le caste inferiori. Lo stesso autore aggiunge che "Un gruppo sociale non può essere considerato come una razza solo per proteggerlo dal pregiudizio e dalla discriminazione"[43].
Anche la sociologa pakistano-americana Ayesha Jalal respinge queste accuse. Nel suo libro, "Democracy and Authoritarianism in South Asia" (Democrazia e autoritarismo nell'Asia meridionale) scrive che "Per quanto concerne l'induismo, i principi gerarchici dell'ordine sociale brahmanico sono sempre stati contestati dal'interno della società indù, suggerendo che l'eguaglianza è stata e continua ad essere apprezzata e praticata."[44]
L'articolo 53 della Costituzione della Malaysia prevede esplicitamente la segregazione dell'etnia malay e delle altre popolazioni indigene della Malaysia, chiamate bumiputra, dai non Bumiputra attraverso il contratto sociale malaysiano, con cui al primo gruppo vengono attribuiti diritti speciali e privilegi. Porre in dubbio questi diritti e privilegi è severamente proibito dalla Legge di Sicurezza Interna, legalizzata dall'articolo 10 della Costituzione della Malaysia[45]I suddetti privilegi si riferiscono ai diritti economici e all'istruzione dei malaysiani, ad esempio il Nuovo Piano Economico (NEP) (recentemente criticato da Thierry Rommel,che era a capo di una delegazione della Commissione Europea per la Malaysia) è un pretesto per un "significativo protezionismo"[46][47] e per il mantenimento di una quota che prevede l'accesso privilegiato dell'etnia malay nelle università pubbliche. Questo sistema di segregazione, visto come una forma di apartheid dai suoi oppositori[48] viene giustificato con il concetto della supremazia razziale del Ketuanan Melayu.
La schiavitù in Mauritania è stata finalmente penalizzata nell'agosto 2007[49] Era già stata abolita nel 1980 sebbene stesse ancora affliggendo i discendenti dei neri africani deportati da generazioni, che ora vivono in Mauritania come Mori neri o haratin e che in parte sono ancora schiavi a servizio dei "Mori bianchi" o bidhan (il termine significa letteralmente "bianchi"). Il numero degli schiavi nel paese non era noto con precisione, ma era stimato superiore a 600.000 uomini, donne e bambini, pari al 20% della popolazione.[50][51]
Per secoli, i cosiddetti Haratin, per lo più neri africani poveri residenti in zone rurali, sono stati considerati schiavi naturali dai mori bianchi di discendenza araba o berbera. Molti discendenti degli arabi e dei berberi ancor oggi condividono l'ideologia di supremazia razziale dei loro antenati. Quest'ideologia ha portato all'oppressione, alla discriminazione e alla riduzione in schiavitù di altri gruppi anche in Sudan e nel Sahara occidentale.[52][53] In alcuni villaggi della Mauritania ci sono moschee per aristocratici dalla pelle chiara e moschee per gli schiavi neri, che sono anmcora seppelliti in cimiteri separati.[54]
A partire dalla colonizzazione del XVI secolo, i protestanti loialisti e i cattolici irlandesi hanno vissuto in uno stato ad alta segregazione nell'Irlanda del Nord, con grandi divisioni ancor oggi esistenti nel campo dell'istruzione, dell'urbanistica, di matrimoni misti e dell'occupazione.
Nello Yemen, le elite delle tre principali tribù arabe della regione (beduini, fellahin e hadarrin) praticano una forma non ufficiale di discriminazione: la popolazione è divisa nel ceppo arabo (classe dominante) e in neri, ritenuti di origine etiopica, chiamati "al-Akhdham" o "Khadem" (classe subalterna).[55]
La segregazione razziale fra bianchi e neri è in netto declino nella maggior parte delle aree metropolitane degli Stai Uniti. A fronte di questa tendenza generale, molti cambiamenti per le singole aree sono lievi.[56] La segregazione o la separazione razziale può produrre tensioni sociali, economiche e politiche.[57] Trent'anni dopo le battaglie per i diritti civili, la società statunitense rimane residenzialmente segregata: neri, bianchi e ispanici abitano quartieri distinti di qualità notevolmente differente.[58][59][60]
Dan Immergluck scrive che nel 2002 la piccola impresa dei quartieri neri riceveva ancora meno mutui.[61] Gregory D. Squires scrisse nel 2003 che è evidente che l'appartenenza razziale ha per lungo tempo condizionato e continua a condizionare le politiche e le pratiche del settore assicurativo.[62] Gli operai che vivono in città hanno più difficoltà a trovare lavoro rispetto a quelli che vivono nei quartieri suburbani.[63]
Il desiderio di molti bianchi di evitare l'integrazione scolastica è stato un fattore importante nell'emigrazione bianca verso le aree suburbane.[64] Recenti studi su San Francisco hanno mostrato che gruppi di proprietari di case tendevano ad aggregarsi per vivere vicino a gente della stessa razza e con lo stesso livello di istruzione. [65] Nel 1990, le barriere legali a favore della segregazione erano state per lo più sostituite da un razzismo decentralizzato, in cui i bianchi pagano più dei neri per vivere in quartieri prevalentemente bianchi. Oggi, molti bianchi hanno il desiderio, e la possibilità economica, di pagare di più per vivere in un quartiere prevalentemente bianco. Abitazioni dello stesso livello nei quartieri bianchi esigono un canone di locazione più alto.[66] Attraverso il rialzo del prezzo delle abitazioni, molti quartieri bianchi riescono effettivamente a impedire l'insediamento dei neri, perché i neri non sono disposti o non possono pagare un sovrapprezzo per abitare in un quartiere bianco. Nel corso degli anni '90, la segregazione residenziale è rimasta ai massimi livelli ed è stata definita da alcuni sociologi "ipersegregazione" o "apartheid americano"[67]
Nel febbraio del 2005 la Corte Suprema emise un verdetto nella causa Johnson contro California secondo il quale la prassi della segregazione razziale dei detenuti da parte dell'amministrazione penitenziaria californiana — che la California rivendicò quale misura per garatire l'incolumità dei detenuti (le gang californiane generalmente sono divise razzialmente)— dev'essere soggetta allo "scrutinio severo", il supremo livello di appello previsto dalla Costituzione.