Shantaram

All you want to know about Shantaram

« Gli affamati, i morti, gli schiavi. Il ronzio quieto e ipnotico della voce di Prabaker. Esiste una verità più profonda dell’esperienza, che sta al di là di ciò che vediamo, persino di ciò che sentiamo. È una categoria di verità che separa ciò che è profondo da ciò che è soltanto razionale: la realtà dalla percezione. Di solito questa categoria di verità ci fa sentire inermi, e capita che il prezzo da pagare per conoscerla, come il prezzo da pagare per conoscere l’amore, sia più alto di ciò che i nostri cuori sono in grado di tollerare. Non sempre la verità ci aiuta ad amare il mondo, ma senza dubbio c’impedisce di odiarlo. L’unico modo di conoscerla è condividerla da cuore a cuore: proprio come Prabaker me l’ha raccontata, proprio come ora io la racconto a voi. »
Shantaram
Titolo originale Shantaram
Autore: Gregory David Roberts
Anno
(1ª pubbl.):
2003
Genere: romanzo
Sottogenere: autobiografico
Ambientazione:
Anno di ambientazione:
Protagonista:
Coprotagonisti:
Antagonista:
Personaggi secondari:
Serie:
Preceduto da:
Seguito da:
EDIZIONE DI RIFERIMENTO
Anno: 2006
Editore: Neri Pozza
Edizione:
Traduzione: Vincenzo Mingiardi
Collana: Le tavole d'oro
Pagine: 1174
Capitoli
ISBN 8854500577
ISSN
ALTRA EDIZIONE SEGNALATA
Titolo:
Anno:
Editore:
Edizione:
Traduzione:
Collana:
Pagine:
Capitoli
ISBN
ISSN
Progetto Letteratura

Shantaram è il titolo di un romanzo del 2003 scritto da Gregory David Roberts, un rapinatore australiano, eroinomane, evaso dal carcere di Pentridge e rifugiatosi in India, ove ha poi vissuto per dieci anni.

Indice

[modifica] Sinossi

Shantaram è la storia schietta e anti-retorica di un latitante - basata sull'esperienza di Roberts - in fuga a Bombay; un uomo che fonda una clinica gratuita in uno slum (baraccopoli) del terzo mondo, lavora per il principale boss della mafia di Bombay, opera come riciclatore di denaro sporco e come "soldato di strada" (una locuzione inglese che designa gli operatori volontari che assistono le persone socialmente svantaggiate, tentando di evitare che abbiano guai con la legge), affronta le armi russe nelle montagne dell'Afghanistan e si guadagna il soprannome - attribuitogli con acume dalla madre del suo migliore amico - di Shantaram, che in lingua marathi significa "uomo di pace" ovvero "uomo della pace di Dio".

[modifica] Trama

Shantaram è un romanzo basato sulla vita dell'autore, Gregory David Roberts. Egli, nel 1978, fu condannato a 19 anni di reclusione per varie rapine commesse quando era eroinomane. Nel luglio del 1980 evase dal carcere di massima sicurezza dello stato di Victoria in pieno giorno, divenendo in quel momento uno degli uomini più ricercati di Australia per tutto il decennio successivo.

Per la maggior parte di questo periodo, visse a Bombay. Dopo aver conosciuto un uomo del posto (Prabaker), destinato a diventare il suo miglior amico, organizzò una clinica gratuita negli slums, in cui imparò a conoscere la cultura indiana e le caratteristiche della gente che avrebbe poi finito per amare intensamente.

Subì la vendetta della più famosa e influente maitresse di Bombay, che lo fece arrestare senza un reale capo d'accusa. Rimarrà rinchiuso in carcere, picchiato selvaggiamente e maltrattato, per circa quattro mesi quando un suo amico, su input di Abdel Khader Khan, lo farà liberare.

Successivamente iniziò a lavorare per lo stesso Abdel Khader Khan, il capo di uno dei clan mafiosi più potenti di Bombay, operando nel riciclaggio di valuta e nella contraffazione di passaporti. Al contempo, condivideva le responsabilità dei suoi nuovi amici, incontrati nel lavoro che svolgeva presso gli slums. Ebbe poi molte avventure, tra cui parecchi scontri di gangs e l'ingresso negli affari di Bollywood (l'ambiente cinematografico indiano).

Più avanti si dedicò ad una missione finalizzata al contrabbando d'armi in favore dei mujahideen afghani e nel corso di questa lunga spedizione, durante la quale il suo gruppo fu coinvolto in alcuni episodi di guerriglia, arrivò fino alle porte di Kandahar. In tale contesto avvenne l'uccisione del suo mentore Khan. Gli apparve che tutto fosse orrore, e cadde in depressione (tutti i suoi amici, Prabaker compreso, erano morti[1]).

Conclude acquisendo la consapevolezza di dover combattere per ciò che crede giusto, e costruirsi una vita onesta a Bombay.


[modifica] Flashback, Islam e neoplatonismo

« Se il fato non ti fa ridere, vuol dire che non hai capito la barzelletta. »

Ostentando una brutalità narrativa in grado di richiamare lato sensu Guerra e pace, la seconda parte del libro rievoca inopinatamente ed al tempo presente la cennata fuga dal carcere, in tutta la sua folle temerarietà. Per un attimo (che dura alcune pagine) il lettore ha la netta impressione che l'orologio del romanzo sia incomprensibilmente tornato indietro di alcuni anni.

Tutto ciò, in realtà, è solo il frutto delle ricorrenti allucinazioni che perseguitano ogni notte il protagonista, perennemente in bilico tra il compiacimento derivantegli dalla contemplazione di un disegno provvidenziale che non può essergli intelligibile, e la disperazione conseguente al senso di colpa in cui si materializzano tanto il rimorso per i crimini commessi, quanto la vergogna per il fallimentare bilancio della propria vita sul piano morale ed affettivo. Come spesso avviene in questo ponderoso racconto, la svolta si manifesta, con apparente casualità, in un momento in cui la morte sfiora i personaggi (il protagonista confessa di raffigurarsi con malcelato piacere l'ipotesi del suicidio mediante annegamento il quel - metaforico ? - mare da cui è irresistibilmente attratto; per inciso, è impossibile non cogliere un nesso con l'analoga vicenda descritta in Siddharta). Proprio in quell'istante, la mano di un "futuro" amico lo trattiene con determinata dolcezza.

Da lì a poco entrerà in contatto con Abdel Khader Khan. È riduttivo definire quest'uomo come un capo-mafia. Egli è, prima di tutto, una sorta di guru, un filosofo, una persona dotata di palese carisma, capace di insegnare al suo ateo interlocutore che Dio (nella specie, Allah) esiste in quanto impossibile, rendendo sorprendentemente attuale un dialogo che caratterizzava la filosofia medievale sulla cosiddetta prova ontologica (dell'esistenza dell'Essere supremo). Con un ragionamento che non sarebbe certo dispiaciuto a Platone, Khader delinea in poche battute il primato di una sorta di mondo delle idee (ciò che possiamo "vedere" ad occhi aperti, in verità è pura illusione, laddove, l'impossibile, ciò che possiamo "vedere" ad occhi chiusi, è la realtà sostanziale).
Non possiamo credere in Dio. Possiamo conoscerlo, o non conoscerlo.

Indipendentemente dal riferito carattere di veritiera narrazione, questa situazione esemplifica mirabilmente bene uno dei più sbalorditivi, contraddittorii aspetti dell'India delle caste: il sincretismo.

[modifica] Adattamento televisivo

I diritti per lo sfruttamento cinematografico dell'opera letteraria sono stati acquistati dall'attore Johnny Depp e la Warner Bros. producerà per il cinema Shantaram, con lo stesso Depp nei panni del protagonista[2]. L'inizio delle riprese è stato annunciato per settembre 2008[3].

[modifica] Note

  1. ^ In realtà - come si scoprirà in seguito - questa considerazione non era del tutto esatta; ma non vogliamo svelare in anticipo ogni dettaglio della trama, riservandone il piacere a chi abbia il coraggio di affrontare il ponderoso volume qui commentato.
  2. ^ Johnny Depp in "Shantaram". FilmIT, 26-02-2007. URL consultato il 11-08-2008.
  3. ^ (EN) Hollywood's new scapegoat. Variety, 29-11-2007. URL consultato il 11-08-2008.

[modifica] Collegamenti esterni


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