|
È in corso un vaglio per migliorare la qualità di questa voce.
Segui l'apposita discussione formulando suggerimenti e critiche o proponendoti direttamente come revisore.
|
La parola Shekhinah (leggi: sce-chi-nà ) è una traslitterazione del sostantivo ebraico femminile singolare שכינה, reso talvolta dagli omofoni Shechinah, Shekina, Shechina, Schechinah. La sua etimologia è connessa al verbo שכנ (sciakhàn), dimorare, e può essere resa letteralmente come "dimora", "abitazione". All'interno della tradizione biblica e teologica ebraica indica la presenza fisica di Dio, Hashem (il Signore, appellativo con cui ci si riferisce alla divinità, altrimenti impronunciabile).
Di Shekhinah si parla, in particolare, relativamente a:
Il termine Shekhinah risale dalla radice della parola abitare, in Ebraico Shakhan, da cui Mishkan (Residenza), che designava il Sancta Sanctorum e, per traslato, l'intero Tempio. Già Maimonide dice nel testo "La guida dei perplessi" che in questo senso è utile accostarvi i concetti di Onnipresenza, Provvidenza e della luce di Dio diffusa sul mondo e quindi di origine divina.
Yehuda HaLevi scrive:
| « ...ed il primo di essi fu Adamo il quale non avrebbe avuto la conoscenza del nome del Signore se non avesse parlato con lui, annunciandogli il suo premio o la sua pena... e dopo di questo Caino ed Abele Lo conobbero per visione profetica, dopo che lo ebbero ricevuto per tradizione dal padre loro; e dopo di questi Noè e, dopo di lui, Avraham, Yitzchak e Yaakov fino a Moshè ed ai Profeti che vi furono dopo di lui; ed essi Lo chiamarono YHWH per loro visione profetica; ed il popolo ricevette la tradizione da loro, per la fede che aveva in loro, Lo chiamò YHWH perché la Sua parola e la Sua guida comunicavano con gli uomini, e gli uomini eletti comunicavano con Lui, cosicché Lo vedevano con qualche mezzo, che si chiama Gloria, Presenza Divina, Regno, Fuoco, Nube, Immagine, Somiglianza, Arcobaleno ed altre cose da cui constatava loro che il Signore parlava con loro; e chiamavano questi mezzi Gloria del Signore » | |
|
( Yehudah HaLevi, Il re dei Khàzari)
|
L'identità concettuale tra i termini Shekhinah e nube, termine metaforico che compare nella Torah, è palese nel testo Masseket Azilut; nei Salmi ci si riferisce alla Manifestazione divina utilizzando il termine gloria, termine di significato analogo a Malkhut, Regno; il termine Shekhinah risale alla Tradizione della Torah orale e deriva dal termine Mishkan che indica il Tabernacolo, la tenda del convegno dove la presenza divina, o gloria divina, si rivelava: qui Moshé, dopo aver ricevuto la parola divina del Signore, valutava anche i giudizi ed i verdetti di dinamiche intervenute all'interno del popolo d'Israele:
| « Sta scritto: chiunque porta il mio nome, io l'ho creato per la mia gloria, l'ho formato ed anche l'ho fatto (Is. 43. 7), vale a dire che il Signore creò quattro mondi a fronte del suo nome, come le quattro lettere YHWH. I quattro nomi sono: emanazione (azilah), a significare che il Santo e Benedetto attinse alla sua luce e si fece una sorta di abito e di veste; questo è il significato del versetto: Ti avvolgi di luce come un manto (Sal. 104. 2). E lì è il suo nome, lì la sua gloria, ma la sua gloria non è altri che la Shekhinah, come detto: Allora la gloria del Signore apparve (Num. 16. 19) » | |
|
( Masseket Azilut)
|
| « usa l'espressione la gloria del Signore per alludere alla Shekhinah » | |
|
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, Gli eletti dei figli d'Israel)
|
L'autore del testo Il re dei Khàzari Yehudah HaLevi spiega come questi termini siano simbolici: perché quella colonna (di nube/fuoco) agiva solo per Sua divina volontà e non era come le altre nubi e gli altri fuochi che possono essere nell'aria per mezzo di altre cause; ed era come la colonna di nube divina che non era dispersa dai venti.
Come metafora, questa espressione compare per la prima volta sul Tanakh ed in seguito anche in molti testi di Maestri ebrei nella forma plurale di un nome differente da quello del Tanakh stesso: Aravot; con questo termine nella forma plurale, Nubi, parola che deriva dalla concezione della Shekhinah, si intesero i poteri spirituali celesti di Dio sopra i quali Egli svetta e governa.
Sulla "Guida dei perplessi" del Maimonide è scritto:
| « Una prova di ciò che ti ho detto è il loro detto: "Nubi: ciò in cui vi è giustizia, comportamento giusto, giudizio, tesori della vita, tesori della pace, tesori di benedizione, le anime dei giusti, le anime e gli spiriti che saranno creati in futuro, e la rugiada con cui il Santo, sia benedetto, farà rivivere i morti" ...Essi ci informano che queste cose esistono nel Mondo, ma solo in virtù di potenze che procedono dalle nubi di Dio, il quale le ha poste come princìpi di queste cose, che vi ha fissato. Tra di esse rientrano i tesori della vita: infatti è corretto e assolutamente vero che ogni vita che si trova in un vivente proviene da questa vita, come dirò in ciò che segue... » |
Secondo HaLevi vi potrebbero essere due interpretazioni per il concetto di Gloria:
- la prima afferma che si tratti della manifestazione del Signore, così come apparve ai Profeti; in questo senso egli parla di corpo sottile che segue la volontà divina
- la seconda concentra la propria attenzione anche su tutti gli Strumenti divini più vicini a Lui, a cui Egli è legato e con i quali Egli provvede sul mondo: la gloria del Signore comprende gli Angeli e gli strumenti spirituali (Sefirot), il trono ed il carro (Merkavah), il firmamento, le ruote e le sfere, e le altre cose che sono perpetue e stabili
- anche in riferimento al versetto: La Terra è piena della Sua Gloria vi è poi una terza interpretazione secondo la quale per Gloria, in ebraico Kavod, si intende la magnificazione e la glorificazione del Potere divino su ogni cosa creata: nella Guida dei perplessi si fa l'esempio dei minerali che, soprattutto all'attenta osservazione unita alla speculazione del fedele che si appresti a conoscere l'Opera divina, solo per il fatto di essere stati creati ed esistere sono l'attestazione di una sorta di Glorificazione di Dio pur non potendo esprimere una lode tramite la parola. Questo tipo di glorificazione del divino viene definita nel testo stesso lode ponendo come termine di paragone il seguente versetto del Salmo di Davide: le mie ossa ti loderanno. Questo concetto si avvicina alla concezione di Maestà divina.
Viene insegnato che la Provvidenza venne rivelata soltanto a partire dalla liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù egiziana descritta nel libro del Tanakh Esodo: precedentemente prevalevano il nascondimento e la glorificazione della Gloria di Dio tramite l'esistenza stessa della Creazione. In seguito venne sancito anche il ruolo eterno e santo del popolo d'Israele, principale servitore di Dio, anche per la venuta del Messia ed il compimento del tikkun, tikkun che sigilla il legame tra l'uomo e la Creazione per il completamento dell'era messianica.
| « Per presentare la Creazione del mondo la Torah ricorre al mistero del Nome divino: E-lokim. In effetti tu troverai menzionato il Nome divino E-lokim 32 volte nel primo capitolo di Genesi (1, 1-31). Questo nome designa l'azione che Dio esercita nella Natura dopo averla creata. Il Nome divino E-lokim, menzionato 32 volte, ci conduce al mistero della parola Kavod (Gloria divina) il cui valore numerico è 32. Ci riferiamo dunque al mistero di ciò che è scritto: la Goria di Dio è di nascondere le cose. È il misteo delle "32 vie della saggezza" di cui parla il Sefer Yetsirah » |
Secondo questo versetto si vuole anche sottolineare il mistero della Creazione del mondo avvenuta con la Torah che fu per Dio come il piano per l'architetto.
| « Mi sono manifestato come apparizione visibile ...E guarderà la sembianza del Signore ...E videro il Signore d'Israele » | |
|
( Tanakh)
|
Su una discussione sull'Amidà, preghiera che l'Ebreo deve recitare almeno tre volte al giorno, Yehudah Ha-Lewì afferma:
| « ...e subito dopo pregherà che si manifesti la presenza divina alla vista degli occhi come un tempo ai Profeti, agli uomini pii ed a quelli che uscirono dall'Egitto, dicendo: Possano i nostri occhi vedere il Tuo ritorno a Sion, e terminerà: Colui che farà tornare la Sua divina presenza a Sion. E considererà in cuor suo che la presenza divina sta dinanzi a lui e si inchinerà davanti ad essa come si inchinavano i figli d'Israele quando vedevano la presenza divina; e si inchinerà con le parole: Ti ringraziamo, con una benedizione di ringraziamento che comprende il riconoscimento dei benefici del Creatore Benedetto ed insieme le grazie che per essi Gli rendiamo; aggiungendo a questo: Colui che fa la Pace che è la conclusione con la quale ci si diparte in pace dalla presenza divina... » | |
|
(Yehudah Ha-Lewi, Il re dei Khàzari)
|
Stando ai principali Testi rabbinici, quali il Talmūd, e secondo l'insieme dottrinario successivo alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., la Shekhinah è definita come presenza del Signore, la sua immanenza nel mondo: La Terra intera è piena della sua gloria (Is6,3). Dio si è rivelato in essa anche a Mosè: il termine biblico nube si riferisce alla parvenza della Shekhinah, la cui essenza viene descritta come luce e tenebra assieme, ovvero il denso della nube: e Mosè si avvicinò al denso della nube ove era il Signore (Es20,21); la gloria Divina riflette sprazzi di luce ambrata... metà della presenza Divina è fuoco e l'altra metà è grandine (Pirke di Rabbi Eliezer, 4). La nube è quindi intesa come nascondimento e insieme rivelazione del Signore. Molti Rabbini per Shekhinah intesero l'Essenza divina.
| « perché con i loro occhi vedono il ritorno del Signore a Zion » (Isaia 52.8) |
| « Si manifesterà la gloria del Signore e tutti gli esseri viventi insieme vedranno che la bocca del Signore ha parlato » (Isaia 40.5) |
Molti sono i cenni alla Shekhinah nella maggior parte dei testi di tradizione mistica che ne danno spiegazione, oltre al Talmud, nei Midrashim ed in gran parte dei testi della tradizione ebraica tra cui tutto il Tanakh: sia il fumo che avvolgeva e saliva dal Sinai, sia le colonne di nube e fuoco che accompagnarono il popolo d'Israel nel deserto sono metafore che alludono alla Shekhinah.
Il concetto della parvenza della Shekhinah come luce e tenebra assieme non riguarda la tenebra della notte o quella di una delle 10 piaghe divine inferte all'Egitto: si tratta infatti di una tenebra celeste e divina unita alla Sua luce.
| « Il Mistero ed i misteri che ne derivano saranno svelati quando, presto, il Suo Regno si manifesterà. I Maestri della Cabbalà auspicano che il Ghillui Shekhinah, la rivelazione della divina Presenza, della Malkhut, del Regno, abbia luogo <<presto, ai giorni nostri>>. Ma che tale rivelazione sia affrettata o ritardata dipende dal "lavoro" dell'uomo, dalla sua collaborazione con Dio, dalla perseveranza dell'ebreo nello studio approfondito della Torah di Dio e nell'osservanza sincera delle Sue Mitzvot » | |
|
( Alexandre Safran, Saggezza della Cabbalà)
|
| « Il Signore disse a Moshé: Ecco, io ti apparirò attraverso una densa nube affinché il popolo oda mentre ti parlo ed in tal modo avranno piena fiducia in te anche per l'avvenire » (Esodo 19.9) |
La funzione di Moshè come capo dei Profeti è sempre stata quella di intermediario tra Dio ed il popolo di Israele: la presenza divina parlò dalla sua bocca. Anche in una possibile variazione del rapporto tra Dio ed il popolo Moshè non manca mai di adempiere alla propria missione affidatagli da Dio; la differenza tra i primi quattro libri del Pentateuco e Deuteronomio, il quinto ed ultimo, consiste anche nel come Moshè riporta la parola di Dio: mentre nei primi Moshè la rivela in terza persona dicendo Così parlò il Signore a Moshè dicendo, in Deuteronomio viene utilizzata la prima persona.
Nella Bibbia, la rivelazione principale avviene durante il dono della Torah sul monte Sinai tramite Moshé,
| « Moshé salì al monte e questo fu avviluppato dalla nube. La maestà divina si fissò sul monte Sinai che fu avvolto dalla nube per sei giorni, ed il settimo giorno il Signore chiamò Moshé dal denso della nube. La maestà divina appariva come fuoco divorante alla sommità del Monte alla presenza dei figli d'Israel. Moshé penetrò nel denso della nube, salì sul monte restando là 40 giorni e 40 notti » (Esodo 24.15-18) |
e in seguito durante la pronuncia dei tredici Attributi di Dio rivelati dal Signore:
| « Il Signore discese nella nube, si fermò presso di lui e proclamò il nome del Signore. Passò la divinità davanti a lui e proclamò queste parole: Il Signore è... » (Esodo 34.5-6...) |
Il Talmud racconta che, ai tempi della schiavitù del popolo d'Israele in Egitto, la figlia del faraone trovò Moshè in una culla galleggiante che la madre Yochebed aveva fatto per salvarlo dal decreto del faraone stesso che ordinava la morte di tutti i figli maschi ebrei a causa della previsione di un futuro salvatore maschio ebreo che avrebbe liberato gli ebrei dalla schiavitù, previsione fatta al faraone dai maghi egiziani: nel Talmud è scritto che, quando colse Moshè dalle acque, la figlia del faraone vide che la Shekhinah era con lui.
Dopo la proclamazione dei dieci comandamenti è detto:
| « Queste parole disse il Signore a tutta la vostra radunanza nel monte, di mezzo al fuoco, alla nube ed alla nebbia... ...e diceste: ecco, il nostro Signore ci ha mostrato la sua gloria, la sua grandezza ed abbiamo udito la sua voce di mezzo al fuoco; oggi abbiamo visto che il Signore può parlare ad un uomo e questi rimanere in vita » (Deuteronomio 5.19-21) |
La Torah narra ancora della rivelazione della nube anche durante il cammino del popolo d'Israele nel deserto: si racconta che ogni volta che essa si posava il popolo si accampava, ed ogni volta che si rialzava il popolo ripartiva; si dice poi che tutto il popolo poté assistere alla sua rivelazione; i Maestri ebrei di sempre insegnano che il servizio al Signore connota un momento in cui unirsi a Lui tramite il culto ed un momento per ripartire finalmente purificati e ritemprati spiritualmente:
| « Nel giorno in cui venne eretto il Santuario la nube ricoprì la tenda della radunanza... Appena la nube si sollevava dal di sopra della tenda i figli d'Israele partivano e nel luogo dove si posava la nube, là si accampavano i figli d'Israele. All'ordine del Signore partivano i figli d'Israele ed all'ordine del Signore s'accampavano. Per tutto il tempo che la nube si posava rimanevano accampati. Quando la nube sostava sulla tenda per molti giorni i figli d'Israele osservavano l'ordine del Signore e non partivano. Avveniva talvolta che la nube rimanesse sopra la tenda per alcuni giorni... alle volte rimaneva dalla sera alla mattina... ...essi si muovevano, o per un giorno o per una notte... ...o per due giorni o per un mese... » (Numeri 9.15-23) |
| « Ogni volta dunque che Moshé si ritirava verso la tenda, tutto il popolo si alzava in piedi fermandosi alla soglia della propria tenda e seguiva Moshé con lo sguardo finché fosse entrato nella Tenda. Una volta entrato Moshé nella tenda, la colonna di nube discendeva arrestandosi all'entrata della Tenda ed il Signore allora si intratteneva con Moshé. Tutto il popolo poi, scorgendo la colonna di nube che si arrestava alla porta della Tenda, si alzava e si prostrava ciascuno dinanzi alla propria Tenda » (Esodo 33.8-10) |
Nel trattato del Talmud Sotah è scritto che nel Cantico del mare, quando gli ebrei cantarono a Dio con Moshè, anche i bambini posati sulle ginocchia delle loro madri alzarono la testa e quelli allattati lasciarono il seno per dire dinanzi alla Shekhinah che si stava manifestando: Questo è il mio Dio e lo loderò.
Nel Tempio di Gerusalemme, luogo principale e modello nel Mondo Inferiore della residenza divina, ogni parte rappresenta una modalità della Merkavah che, trono celeste del legame con la Shekhinah, rappresenta la presenza continua di Dio nel Mondo nell'Onnipotenza ed Onniscienza: parte dell'esegesi ebraica associa spesso la sapienza sulla Merkavah alla sapienza sulla Shekhinah, segno questo della residenza di Dio, manifesto come presenza divina soprattutto nel Tempio di Gerusalemme; per le Dodici tribù di Israele è scritto anche della conca d'oro, chiamata Grande mare, con dodici buoi d'oro che la sorreggono: ogni tribù di Israele possiede un'ascendente spirituale in essa inciso ed iscritto e che, nella collaborazione con Dio anche in rapporto ai Mondi ed alle creature, è anche portato ad esempio nella direzione dei dodici buoi d'oro che sorreggono la conca, tre rivolti ad Oriente, tre ad Occidente, tre verso il Meridione e tre verso il Settentrione. Oltre ad indicare la profusione e la presenza divina verso i quattro angoli del Mondo, ciò permette di comprendere come la molteplicità del Mondo sia comunque ordinata secondo il dominio divino ed il Regno celeste di cui il Tempio di Gerusalemme è esempio, segno e modello. Secondo la prospettiva della Torah si considera quindi che il Mondo Superiore e quello inferiore si corrispondono specularmente grazie ai legami mantenuti e sorretti da Dio nell'unità sancita dal patto con il suo popolo atto a questo compito, il popolo d'Israele.
Per esprimere la grandiosità del momento vissuto durante la Rivelazione sul Sinai è scritto che tutte le generazioni dei figli d'Israel furono presenti e che la Torah venne rivelata nelle 70 lingue principali corrispondenti ai 70 popoli, numero in quel periodo ancora invariato: anche per l'eccezionalità delle Visioni profetiche a cui molti assistettero, si dice che fu un assaggio dell'era messianica.
| « Israel poté vedere quanto sarà visto solo nei giorni del Re Messia » | |
Lo Zohar, uno dei principali testi della tradizione mistica ebraica conosciuta come Qabbalah, afferma come un suono di Shofar provenisse dalla nube e che il popolo d'Israele vide le voci: in effetti videro le voci si riferisce anche alla visione della Shekhinah e della sua parola e fu la vera e propria trasmissione della Torah.
| « ...allora tutti i misteri della Torah furono rivelati. Nessun mistero del cielo e della Terra fu loro nascosto, perché videro lo splendore della gloria del loro Signore; cosa che non era mai accaduta fin dalla creazione del mondo: la rivelazione della gloria del Santo e Benedetto sul monte Sinai... anche gli embrioni negl'uteri della loro madre poterono osservare la gloria del loro Signore » | |
| « Il Santo e Benedetto e la Shekhinah sono un'Unità » | |
Secondo la tradizione ebraica i versetti "Il Signore, prima che il mondo fosse creato, pervadeva il tutto", "Io sono, fui e sarò" e "Io sono il primo e l'ultimo" esprimono la sua eternità e la concezione di una sede divina anteriore anche alla Creazione.
| « Nella parte più elevata dell'universo è la Tua sede » |
Sempre il Maimonide dice che
| « ...Cavalca i cieli in tuo aiuto - che va intepretato: Colui che domina i cieli. Lo stesso vale per Colui che cavalca le Nubi - il cui senso è: Colui che domina le Nubi (aravot), ossia la sfera celeste più elevata, che avvolge l'Universo. Il detto dei sapienti ripetuto in ogni passo è che ci sono 7 firmamenti e che le Nubi sono il Cielo più elevato... 7 firmamenti ha creato il Santo, sia benedetto; e tra tutti non ha scelto come trono della Gloria del suo Regno altro che le Nubi, di cui si dice: Sollevate Colui che cavalca le Nubi » |
Diversi sono i Cieli al di sopra della Terra, alcuni "fisici" che comprendono la Terra e l'Universo propriamente detto, ed altri celesti o spirituali; secondo la Qabbalah vi sono anche 4 Mondi, tra i quali ve ne sono di eccelsi e totalmente spirituali sino a scendere di grado in grado sino al mondo materiale, tutti retti nel loro legame nel regno del Signore; secondo un'opinione differente, ma compatibile con la principale che ne conta 7,
| « Ci sono nove firmamenti e la Shekhinah è il decimo » | |
| « Una notte Rav Yitzchak e Rabbi Yehudah studiavano la Torah con fervore. Rabbi Yitzchak disse a Rabbi Yehudah: <<Abbiamo appreso che quando il Santo, Benedetto Egli sia, creò il mondo fece il mondo in Basso ad immagine del mondo in Alto. I due mondi si corrispondono. E Lui - la Sua Gloria - è in Alto ed in Basso>> » | |
L'Ebreo deve recitare tre preghiere quotidiane: Arvith, Shachrith e Minchah, quella della sera, del mattino e del vespro; nella parte conclusiva, precedente all'affermazione di fede che tutta l'umanità riconosca il regno divino, è scritto:
| « ...Noi invece ci prostriamo al Re dei re, al Santo e Benedetto, a Colui Che ha disteso i Cieli e fondato la Terra, la Cui sede gloriosa è in alto nel Cielo e la Sua presenza potente (la Shekhinah) è nel Cielo eccelso... E saprai oggi, e porrai nel tuo cuore che il Signore solo è il vero D-o, nel Cielo in alto e sulla Terra in basso, e non vi è nessun altro » |
La sede del Signore non è nota neppure agli angeli; eppure, per il legame diretto con la sua Volontà, essi affermano in lode:
| « Benedetta la gloria del Signore dal Suo luogo » | |
|
( Targum Yonatan)
|
Di Gerusalemme e poi del Tempio, sede della Shekhinah dalla Creazione del mondo, sempre Yehudah Ha-Lewì scrive:
| « Saggio:...perché erano uniti con la santità e la purezza; tanto più quelli che abitavano nella città della presenza divina, dove non incontravano altro che gente che possedeva vari gradi di santità: Sacerdoti, Leviti, Nazirei, savi, giudici ed ispettori; ...tanto più se era Sacerdote o Levita che vivesse del pane del Signore e stava nella Casa del Signore fin dall'infanzia, come Samuele; non avendo necessità di procurarsi il sostentamento, essendo occupato nel servizio del Signore tutta la sua vita: che pensi delle sue opere, della purezza della sua anima, della rettitudine delle sue opere? Khàzaro: Questo è il sommo grado di perfezione dopo il quale non vi è altro che il grado degli angeli; e con diritto possono sperare nella profezia coloro che hanno preso sopra di sé di fare tutto ciò quando in quel luogo si trovava la presenza divina; e tale deve essere il culto per il quale non è necessario separarsi ed appartarsi dal mondo... » |
| « ...invece il Creatore Benedetto crea le membra e dà loro le facoltà e le conserva in ogni momento; e se si potesse immaginare che Egli ritirasse la Sua provvidenza ed il Suo governo per un solo momento perirebbe tutto il mondo; e quando l'uomo pio avrà considerato questo in tutti i suoi movimenti, certamente riconoscerà in essi tutti la parte avuta dal Creatore che li creò dapprima, e poi li mantiene con il Suo continuo aiuto perché si perfezionino; e si comporterà sempre come se la presenza divina fosse con lui e gli angeli lo accompagnassero in potenza; e se crescerà in santità, e risiederà in luoghi confacenti alla presenza divina, gli angeli lo accompagneranno in atto e li vedrà con i suoi occhi, e si troverà in un grado inferiore alla profezia come i migliori dei nostri savi all'epoca del Secondo Tempio che vedevano figure e sentivano una voce soprannaturale (una Bat kol)... » | |
|
(Yehudah Ha-Lewi, Il re dei Khàzari)
|
| « La Sua gloria non si può misurare » |
Secondo le fonti la Shekhinah è dunque eterna presenza del Signore, è sua veste come medesimo aspetto della sua essenza; assioma dell'Unità divina è l'affermazione di Maimonide: Lui, la Sua volontà e la Sua sapienza sono una cosa sola.
Anche dell'Onniscienza divina Shabbatai Donnolo scrive:
| « Il Signore è Signore di Verità, Signore Vivente e Re Eterno, Misericordioso, Benevolo e Forte; Egli ha forza, potenza e grandezza senza limite, Egli è tutto vita, misericordia, grazia, benevolenza, sapienza, intelligenza, saggezza, azione, voce, parola, vista e udito e la Sua gloria ha posto in ogni luogo. Egli vede e sente in ogni luogo, nei cieli, sulla Terra e negli abissi; Egli è Tutto e tutto viene da Lui, tutto dipende da Lui e dalla Sua volontà » |
Non controversa è una tradizione secondo cui vi sono due Shekhinot, una celeste ed una in Terra: le due formano infatti una sola manifestazione divina; analoga è l'immagine di una Gerusalemme celeste ed una terrena, le due ovviamente strettamente connesse.
| « Un eretico disse a R. Gamliel: Voi affermate che dovunque sono riunite 10 persone per pregare, la Shekhinah risiede fra loro; quante Shekhinot ci sono! e R. Gamliel rispose: se il sole, che è soltanto uno dei milioni di miriadi dei Suoi servi, può trovarsi in tutti i luoghi del mondo, quanto più di così può la Shekhinah splendere nell'universo intero! » | |
|
( Talmud Sanh.39a)
|
| « La Sua Shekhinah è tanto nei Mondi Superiori quanto in Terra » | |
|
( Midrash Konen)
|
| « Tutto il popolo poi, scorgendo la colonna di nube che si arrestava alla porta della Tenda, si alzava e si prostrava ciascuno dinanzi alla propria tenda » (Esodo 33.10) |
| « E la Terra sarà piena della conoscenza della gloria del Signore come il mare è pieno d'acqua » (Abacuc 2.14) |
| « e benedetto sia in eterno il suo nome glorioso e si riempia della sua gloria tutta la Terra amen, amen » |
Rabbi Nachman di Breslov scrive che La Sua Gloria circonda tutte le nazioni; egli stesso interpreta questo alludendo al Governo divino sul mondo tutto e su ogni sua cosa. Ė scritto infatti che Moshè fece posare parte del proprio spirito sui 70 anziani del popolo d'Israele affinché anch'essi potessere valutare e giudicare dinamiche, anche giuridiche, intervenute all'interno del popolo; 70 è il numero originario dei figli d'Israele discesi per la prima volta in Egitto ed è strettamente connesso al numero delle Nazioni del mondo che si ritiene siano appunto 70, tutte con un principe angelico celeste ad ognuna corrispondente: la Shekhinah sta in mezzo ai 70 come presenza ed assistenza divina nelle cose del Mondo Superiore celeste legato al Mondo Inferiore materiale. 70 è quindi il numero delle Nazioni e la tradizione vuole che si conti sino a 72, numero delle lettere del Nome eccelso completo secondo l'elaborazione del Tetragramma, includendo il popolo d'Israele e la stessa Shekhinah.
I Maestri della tradizione mistica ebraica insegnano che una piccola parte della luce spirituale dei primi sei giorni della Creazione venne celata dopo il peccato di Adamo ed Eva: un aspetto di essa viene rivelata ogni giorno dello Shabbat che l'Ebreo è tenuto ad osservare e custodire; la più parte di questa luce è tenuta per i giusti nel Mondo Avvenire, intendendo l'era messianica o l''Olam Ha-Bah. Concordemente con la rettifica in vista dell'era messianica e che in essa verrà compiutamente realizzata, solo il legame con il Signore può favorire la manifestazione della luce santa che è racchiusa nella Sua rivelazione all'uomo: la fonte di questa luce è quindi la Shekhinah.
Nell'era messianica la rivelazione della Shekhinah sarà definitivamente sancita quando anche la luce della Torah celeste e della Torah terrena sarà completa e pienamente visibile così ché la realizzazione della Regalità divina sarà esaudita.
Questa luce spirituale, a cui pochi hanno accesso prima dell'era messianica, permette di vedere da un'estremità all'altra del mondo come fu per Adamo prima del peccato: Rabbi Shimon bar Yochay ammette che, al livello sublime dell'ascesi e diletto di pochi, questa luce è così intensa da non essere più contrapposta alla tenebra e che persino la misericordia ed il rigore divini sono per questi pochi eletti uniti in un'unica esperienza.
| « I Cieli raccontano la Gloria di Dio: perché le Sefirot si chiamano Sefirot? Perché è scritto: I Cieli messaprim (raccontano) la Gloria di Dio » | |
| « Proprio dalle tenebre si rivela ciò che è celato e capirai immediatamente che l'intento di tale affermazione è che tutte le Sefirot, chiamate segreti, non si rivelano che per mezzo della Shekhinah, che si chiama tenebre » | |
|
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, La lettera preziosa)
|
Si dice che la Shekhinah circonda tutte le Sefirot e ciò in merito al fatto che il Signore è il luogo del mondo mentre il mondo non è il suo luogo in modo unilaterale. Le Sefirot, definite anche emanazioni o strumenti di Dio, sono tutte legate tra loro e nessuna può mancare all'altra: la decima Sefirah Malkhut, a cui i Maestri mistici si riferiscono per la sapienza sulla Shekhinah, comprende infatti tutte e dieci le Sefirot indicando con ciò la completa unità di Dio con tutte e dieci le Sefirot che descrivono la sapienza, la volontà, le modalità ed i poteri divini.
Un'interpretazione rabbinica afferma che quando il Kohen Gadol, apprestandosi ad entrare nel Sancta Sanctorum del Tempio di Gerusalemme, pronunciava il Nome divino espresso nel Tetragramma doveva concentrare la propria attenzione su tutte le Sefirot in un medesimo momento.
La prima Sefirah è Keter: corona e volontà; ad essa si riferisce Ein Sof (Signore Iddio Infinito): essa non si può calcolare. La Sefirah Malkhut è invece la decima ed ultima ed è legata al Mondo Inferiore. Le due sono strettamente connesse: tutto fluisce ed è incluso nella decima Sefirah e puoi partire dalla prima sino alla decima... e dalla decima alla prima cosicché la decima diviene la prima. Il principio della Shekhinah in Malkhut esprime la piena manifestazione di Dio, che tutte le Sefirot comprende: chiunque separi una di queste Sefirot dall'altra è come se operasse una separazione in te.
Anche il Sefer haTemunah mette in relazione la Shekhinah ed il patto sancito con i tre patriarchi e con Re David, simbolo di Malkhut (Regno).
Lo Zohar dice che in questo modo i flussi di Khassadim (da cui Khessed) possono essere riversati sul mondo o sulla persona particolarmente legata al Signore. Ancora lo Zohar spiega che quando la Shekhinah accompagnava il popolo d'Israele durante il giorno era piena di Khessed: misericordia, bontà e gentilezza; durante la notte è un cenno al legame con Ghevurah, giustizia e potenza e timore, e con Malkhut, regno ed umiltà. Primi a fondare le radici del monoteismo, Avraham, Yitzchak e Yaakov corrispondono agli archetipi Khessed, Ghevurah e Tiferet.
Importante notare come tutte le 10 Sefirot corrispondano al corpo dell'uomo nella sua completezza, uomo che deve riuscire a rappresentare una dimora per la Shekhinah: così molti testi, tra cui lo Zohar ed il Sefer ha-Bahir, insegnano che i tre Patriarchi (Avraham, Yitzchak e Yaakov) sono il cocchio (lett. Merkavah) della Shekhinah per spiegare che come il corpo è veste dell'anima ed i precetti sono veste della volontà divina, così i Patriarchi rappresentano la perfezione dell'aderenza al Volere divino: infatti la Parola Avraham in Ghematriah vale 248, valore corrispondente ai 248 precetti positivi della Torah, inclusi anch'essi nel numero degli organi del corpo; aggiunti agli altri 365 precetti negativi che riguardano il numero delle vene del corpo si conta il numero dei 613 precetti iscritti nella Torah: è scritto infatti che Dio e la Torah sono una cosa sola.
Ciò permette infatti un miglioramento delle Sefirot di Khokhma (sapienza, saggezza), Binah (intelligenza) e Daat (conoscenza): non c'è verità senza spirito, la pace e la verità si abbracciano (si amano) (cfr. "La Shekhinah e lo Spirito Santo").
Dunque la Shekhinah fornisce il "cibo spirituale" all'anima in modo da far sussistere il corpo e vivificarlo maggiormente: così si acquisiscono saggezza, conoscenza ed intelligenza:
| « ...la gloria superna che è il segreto della saggezza nei 32 sentieri (della Torah)... Inserisce in lui un spirito della fonte di vita... » | |
La concezione secondo la quale a maggiore spirito corrispondano più sapienza, intelligenza e conoscenza è espressa anche dal versetto che afferma che chi trova sapienza trova pace; le due si sostengono l'una con l'altra. Ad esempio di ciò è la natura dei Profeti del popolo d'Israele che, oltre alla Profezia comunemente conosciuta come veggenza e possibilità di ammonire e corregere secondo la visione del periodo vissuto e delle conseguenti necessità spirituali e pratiche, possedevano anche sapienza e conoscenze incomparabili proprio per lo spirito che li permeava e li rendeva particolarmente distinti in mezzo agli altri uomini.
Viene insegnato che l'era messianica sarà principalmente e definitivamente legata alla Sefirah Tiferet, bellezza ed armonia, la cui sorgente è la Shekhinah (cfr. La palma di Debora di Cordovero); questa Sefirah sarà pienamente manifesta soltanto attraverso il tikkun.
| « Tiferet che è l'albero della vita... » |
| « La Shekhinah è chiamata Terra, mentre Tiferet è il Cielo » | |
Il tikkun avviene principalmente grazie a Yessod, il giusto: il giusto è il fondamento del mondo.
| « Così Aron entra nel luogo santo (dove è la Shekhinah) (Vayikra 16. 3): ciò conformemente al fine che il retto, che è Yessod, e la rettitudine, che è Malkhut, si uniranno insieme come una coppia, così che tutto sarà benedetto da loro » | |
Tu Ti rivesti di gloria e maestà viene interpretato in riferimento alle due Sefirot Hod e Nezakh.
La Kedusha è una delle principali parti della liturgia ebraica composta da un canto che si insegna gli ebrei effettuino assieme agli angeli come magnificazione e santificazione di Dio: ciascuna delle sue parti è stata rivelata soprattutto durante visioni profetiche, ed in particolar modo in accordo con la visione della Merkavah. Cantata in modo diverso secondo le diverse tradizioni delle varie Comunità ebraiche, esiste in forme differenti secondo i canoni liturgici delle differenti occasioni di preghiera e possono essere tutte effettuate unicamente alla presenza di un Minian di dieci uomini ebrei; recitata dal pubblico e dal Chazàn, il cantore della Sinagoga, quella che segue è la versione "Keter per Yom Tov" e viene cantata durante la ripetizione della preghiera aggiuntiva di Mussàf delle principali tre ricorrenze ebraiche di Pesach, Shavuot e Sukkot (con l'aggiunta di Sheminì 'Atzèret), quando gli ebrei si recavano in pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme dove i Kohanim compievano il sacerdozio:
| « Una corona Ti offriranno, Hashem nostro Dio, le moltitudini che sono in Alto con il Tuo popolo d'Israel in Basso. Tutti insieme proclameranno tre volte la Tua santità, come è detto dal Tuo Profeta: <<E si invitavano reciprocamente dicendo:
"Santo, santo, santo è Hashem, Dio delle schiere; tutta la Terra è piena della Sua gloria". Della Sua gloria è pieno il mondo e i Suoi servi domandano: "Dov'è il luogo della Sua gloria, per onorarlo?". Di fronte a questi, altri lodano e dicono: "Benedetta sia la gloria di Hashem dal Suo luogo">>. Dal Suo luogo Egli si volgerà, con la Sua misericordia, al Suo popolo che proclama l'unicità del Suo Nome sera e mattino, sempre ogni giorno dicendo due volte con amore: <<Ascolta o Israel, Hashem è il nostro Dio, Hashem è uno>>. Egli è il nostro Dio, Egli è nostro Padre, Egli è il nostro Re, Egli è il nostro Salvatore, Egli ci salverà e ci libererà una seconda volta e con la Sua misericordia ci dichiarerà, davanti agli occhi di ogni vivente, dicendo: <<Ecco, vi ho liberati alla fine come in principio, per essere il vostro Dio>>. <<Io sono Hashem vostro Dio>>. Nelle Tue sante parole è scritto così: <<Hashem regnerà in eterno, il tuo Dio, o Zion, per tutte le generazioni, Hallelu-yah>> » |
Come creature completamente aderenti alla volontà divina senza alcuna possibilità di ribelione, gli angeli eseguono soltanto il comando divino e sono creati per questo.
Anche il versetto gli angeli sono tenuti in vita solamente dallo splendore della Sua presenza (Esodo R. 32. 4): essi ricevono il proprio "cibo celeste" dalla Shekhinah e, nel momento in cui essa scende per nutrirli, si coprono il volto per non osservare a lungo la sua essenza; si racconta infatti che i due figli di Aronne morirono per aver osservato a lungo ed in modo troppo profondo l'Essenza della Shekhinah.
Nei testi dei Profeti del Tanakh vengono descritti molti ordini angelici che salgono assieme alla Shekhinah.
Si parla di 248 angeli particolari con un legame con la Shekhinah di maggiore rilevanza se messo a confronto con quello degli altri: 248 è il anche il numero dei precetti positivi della Torah rispetto ai 365 precetti negativi, le proibizioni.
Per la manna vi è la metafora della sua produzione tramite il "sudore" dell'ordine angelico delle Chayyot: queste, a capo delle quali sta l'angelo principe Metatron, sono legate alla Shekhinah ad uno dei livelli più alti tra tutti gli angeli.
Al passaggio del Mar Rosso tutto Israel poté assistere alla rivelazione della gloria splendente del Signore con tutti i suoi angeli:
| « ognuno cantò il canto... e lo Spirito Santo era nella bocca di ognuno » | |
Il Profeta Elia, precursore dell'era messianica, secondo i testi biblici ebbe la concessione di essere visitato dal Signore con lo Spirito Santo anche per aver effettuato il tikkun della completa unità con la Shekhinah e tutti gli angeli, cosa che mantenne per il resto della vita. È scritto inoltre che, come Moshé che poteva essere avvolto dalla nube, così anche Elia ascese al Cielo trasformato in un angelo e compreso nell'essenza della Shekhinah: sempre lo Zohar spiega infatti che i molti casi di apparizione del Profeta Elia a differenti Maestri a distanza di secoli dalla sua ascesa sono dovuti alla sua inclusione nell'onnipresenza dell'Eterno.
| « Dal primo giorno in cui il Santo e Benedetto creò l'universo desiderò abitare fra le Sue creature nelle Regioni Inferiori, ma non fece così. Ma quando il Tabernacolo fu eretto, il Santo e Benedetto fece che la Shekhinah si posasse su di esso, disse: Sia scritto che in questo giorno fu creato il mondo » | |
|
( Num.R.8.6)
|
La Shekhinah, oltre alla rivelazione sul monte Sinai durante il dono della Torah (l'Antico Testamento), si ritiene abbia accompagnato il popolo d'Israele anche nell'esilio ed è scritto che ritornerà nel Tempio durante l'era messianica. La manifestazione fisica di Dio sarebbe avvenuta soprattutto sul monte Sion, luogo da cui, secondo i commenti sulla parte del Tanack che riguardano la Creazione, ebbe origine il mondo intero: il Signore iniziò a crearlo da un punto; Sion è anche sede privilegiata del Tempio: questa forma di presenza divina infatti è associata al Tabernacolo e al Tempio; in particolar modo se ne parla a proposito del Kodesh haKodashim, il luogo più interno e santo del Tempio.
| « Quando il Santo, Benedetto Egli sia, volle creare il Mondo del Basso lo fece interamente ad immagine del Mondo dell'Alto. Egli pose Gerusalemme al centro di tutta la Terra e vi scelse un luogo chiamato Sion. Da quel luogo esce la Berakhà, la benedizione. Il Mondo fu edificato a partire da quel luogo preciso. È ciò che è detto: <<Dio, l'Eterno Dio, ha parlato; ed Egli ha chiamato la Terra, dal sole sorgente fino al suo tramonto>>. Da quale luogo? <<Da Sion, perfetta in bontà, Dio risplende>>, ossia Dio risplende da Sion in cui risiede la perfezione della bontà del Mondo. Vieni e vedi. È da Sion che Gerusalemme è stata benedetta ed è dall'Alto che Sion è stata benedetta: tutto è uno; ambedue sono collegate tra di loro... Il servizio (di Dio) in questo Mondo è in armonia con quello del Mondo Superiore. I Mondi sono così unificati di fronte al Santo, Benedetto Egli sia! Il Santo e Benedetto ha inviato Israele in questo Mondo, lo ha coronato con corone sante simili a quelle dell'Alto. Lo ha installato in Terra Santa perché vi si voti al Suo servizio: in questo modo Egli ha collegato ad Israele tutti quelli dell'Alto » | |
In vero è scritto che, come fondamento del Mondo che si regge sulla Pietra angolare del Tempio di Gerusalemme posta lì da Dio per la costruzione dello stesso, Sion è la fonte e sorgente necessaria alla diffusione sul Mondo delle Benedizioni, della pace e della santità: in questo senso il servizio a Dio dei Sacerdoti ebrei Kohanim, dei Leviti e di tutto il popolo d'Israele funge da intermediazione atta a questa impresa e questo fine, l'era messianica. Infatti, come detto, Sion è la sede privilegiata di Dio che manifesta la propria essenza con la visione della Shekhinah.
A proposito del Tabernacolo è scritto:
| « Poi Moshé ed Aronne entrarono nella Tenda di riunione, ne uscirono e benedissero il popolo ed allora la gloria del Signore apparve a tutto il popolo » (Levitico 9.23) |
Dopo la descrizione dell'Arca dell'alleanza con i cherubini, in mezzo ai quali la Shekhinah era costantemente visibile, è scritto:
| « Là io mi manifesterò a te, parlerò con te al disopra del coperchio fra i due Cherubini posti sull'Arca della Testimonianza, là ti comunicherò tutti i miei comandi per i figli d'Israel » (Esodo 25.22) |
| « ...egli (Moshé) è l'uomo di fiducia di tutta la mia casa. Sai bene che la Shekhinah è la casa dell'attributo che parlò con Moshè e perciò si chiama Beith El, Casa del Misericordioso... cioè la casa di Tiferet (cfr. "Sefirot")... e l'Eterno gli parlò dalla tenda dell'assemblea... Moshè si univa alla luce mentre era ancora in vita » | |
|
(Elia Hayyim ben Binyamin da Genazzano, Gli eletti dei figli d'Israel)
|
Nel Salmo 27 è scritto:
| « Una cosa sola io domando al Signore: Gli chiedo di abitare nella Sua casa per tutti i giorni della mia vita per godere la gioia della Sua presenza e meditare nel Suo Santuario » |
| « Ed i sacerdoti non poterono restare a compiere il loro ufficio a causa della nube, poiché la gloria del Signore riempiva la casa del Signore » | |
|
( I Re 8.11)
|
| « ed ecco che il Tempio era pieno della gloria del Signore » (Ezechiele 43.5) |
| « Kaf (כ: lettera dell'Alfabeto ebraico): è l'attributo del Regno; indica tuttavia il Tempio Terreno giacché è il recipiente della Shekhinah... Questo attributo chiede sempre di ricevere clemenza e misericordia dalla lamed (ל), che è intelligenza... » | |
|
( [[Sefer haTemunah]])
|
Viene insegnato che il Sommo Sacerdote sapeva unire la Shekhinah al mondo e la Shekhinah Superiore alla Shekhinah Inferiore nell'atto di congiungere le proprie mani. È scritto poi che, quando il Sommo Sacerdote si apprestava a benedire il popolo con l'elevazione delle mani, la Shekhinah risiedeva tra le sue dita; egli riusciva a legare tutti i mondi (cfr. "Sede della Shekhinah") unendo le due mani nel legame con la Shekhinah:
| « la parte della Benedizione Sacerdotale: faccia il Signore risplendere il Suo volto su di te (Num. 6. 25) fu interpretata: possa Egli concederti la luce della Shekhinah » | |
|
( Num.R.6.5)
|
Gli scritti dicono che il Tempio terreno è collegato al Tempio celeste di Gerusalemme: in particolare questo principio sarà pienamente realizzato con il terzo e definitivo Tempio, durante l'era messianica; è scritto infatti che il terzo Tempio di Gerusalemme esaudirà pienamente il modello superiore, esso sarà la manifestazione più fedele di Keter, la Sefirah più alta: come espressione della completa rivelazione della Volontà divina, in questo senso tutti gli insegnamenti sulla Shekhinah potranno essere risolti nella profezia del Profeta Isaia secondo cui ogni carne vedrà la Gloria. La differenza tra il primo, il secondo ed il terzo Tempio consiste anche nel livello raggiunto per la rivelazione della Shekhinah e dei misteri superni; si dice infatti che durante il periodo del secondo Tempio la Shekhinah non era visibile, e questo benché il servizio dei Kohanim fosse completo, mentre durante il primo e nel terzo essa non è nascosta. La differenza tra il primo ed il terzo, in entrambi manifesta, consiste nella modalità di espressione: durante l'epoca del primo prevalse la Sefirah Khokhmah, tanto che fu costruito sotto il regno di Re Salomone di cui la saggezza, khokhmah, fu un tratto imprescindibile... Ma durante l'era messianica del Terzo Tempio i Maestri insegnano vi sarà Keter che è la completa unità di ogni cosa con Dio, il Regno della Sua gloria sarà accettato in modo univoco anche nel collegamento a khokhmah e secondo i tikkunim e le vie già predisposti nel corso della storia. Così la Gerusalemme celeste sarà espressione del collegamento con la Gerusalemme terrena mantenuto nell'Unità di Dio nella Shekhinah, collegamento reso stabile nel legame tra il Tempio superiore e quello terreno. Keter è infatti la principale Sefirah che connota la natura del Messia.
Vi è poi un collegamento tra l'altare del Tempio, la cui base misura 32 cubiti, ed il termine Kavod (Gloria) che, secondo la Ghematriah, vale numericamente 32: la Shekhinah rivelata nel Tempio di Gerusalemme fornisce le benedizione e mantiene il sostentamento del mondo intero al Regno di Dio sottomesso, così la rampa dell'altare del Tempio corrisponde a Hessed ed i quattro corni dell'altare, legati simbolicamente alle quattro Sefirot di Nezach, Hod, Yessod e Malkhut, corrispondono anche alle quattro lettere del Tetragramma che riguarda i 32 sentieri della saggezza per il legame dello stesso soprattutto con Binah, intelligenza, e Khokhmà, appunto saggezza. Infine la connessione dei Kohanim, dei Leviti e del popolo d'Israele con le Sefirot Hessed, Ghevurah e Tifèret sancisce quanto il servizio del Tempio di Gerusalemme vuole esprimere nella connessione con Dio ed il mondo tutto.
| « Chiunque è di cuore disposto, sicuramente si riferisce a colui il cui cuore è disposto ad attrarre la Shekhinah a sé » | |
| « All'uomo non è possibile cogliere Dio nella Sua Essenza, nella Sua Trascendenza, concepirLo mediante il pensiero. Ma all'uomo è dato di poter vivere Dio nella Sua immanenza, sentirLo nella sua anima, percepirLo nel Mondo, confrontandosi con la Sua volontà, ossia studiando la Sua Torah e osservandone le Mitzvot. Allora l'uomo è degno di cantare la Sua Gloria, il Suo kavod', allora può <<portare il suo kavod al Suo Kavod>>, alla Shekhinah di cui Dio si riveste perché l'uomo possa avvicinarsi a Lui ed inchinarsi davanti al Suo kissé ha-Kavod, al Suo <<Trono di Gloria>> » | |
|
( Alexandre Safran, Saggezza della Cabbalà)
|
Il Rebbe Kalonymus Kalmish Shapira afferma come sia possibile avvicinarsi a vedere la gloria divina solo dopo un'elevazione graduale:
| « così tu vedrai solamente santità, spirito e la gloria del Signore che riempe tutta la Terra » |
Anche il Maimonide scrive:
| « ...Ora, giacché viene loro (ai figli del Kohen Gadol Aronne Nadav ed Abiu) rimproverata la forma della loro percezione, alla quale si mescola della "corporeità", essi dovettero necessariamente essersi precipitati a percepire prima di aver raggiunto la perfezione. Essi avrebbero dunque meritato la "distruzione", ma Moshè intercedette per loro, ed essi vennero lasciati sopravvivere finché non vennero "bruciati" (*da un Fuoco Celeste creato dal Signore e non da una persona con del fuoco comune) a Tabera dove Nadav ed Abiu vennero "bruciati*" nel Tabernacolo, stando alla tradizione corretta. E se questo accade a costoro, tanto più bisogna che noi, che siamo loro inferiori, e con noi coloro che a noi sono inferiori, tendiamo e ci sforziamo di portare a compimento la nostra preparazione e di raggiungere le premesse che purifichino la nostra percezione dall'impurità, ossia dagli errori, per poi iniziare ad osservare la presenza santa del Signore » | |
|
( Maimonide, La guida dei perplessi)
|
La fede e l'amore verso Dio ovviamente sono poi un aspetto fondamentale del legame con Dio nella Shekhinah:
| « <<Amerai l'Eterno tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze>>. <<Con tutto il tuo cuore>> si riferisce al corpo; <<con tutta la tua anima>> - nefshecha - si riferisce all'anima perché l'anima ha cinque nomi: neshamà, ruach, nefesh, chayà, yechidà; <<con tutte le tue forze>> si riferisce ai tuoi beni. Allora (quando tu ami l'Eterno tuo Dio), il Santo, Benedetto Egli sia, e la Sua Shekhinah, la Sua Presenza, non ti lasciano » | |
Un altro tratto distintivo per ricevere la rivelazione della Shekhinah e lo Spirito Santo è l'umiltà unita ad un cuore puro spiritualmente, ciò perché vi possa essere l'elevazione propria e della Shekhinah stessa nell'accettazione del Regno divino.
All'umiltà viene affincato il livello di "annullamento" o abnegazione dinanzi a Dio che, differentemente dal nichilismo, lascia lo spazio a Dio di manifestarSi pienamente: questo è poi il principio descritto anche dal Nachman secondo cui la Gloria di Dio sarà rivelata nel solo momento della piena realizzazione della Sua luce, quando non vi sarà più la tenebra che la ostacoli; Rabbi Nachman fa l'esempio di un oggetto materiale al quale, se di maggiore grandezza, corrisponde maggiore ombra: così a maggiore luce corrisponde un'ombra minore: il senso è quello della luce spirituale che pervaderà ogni cosa, anche l'angolo più nascosto della materialità. Allo stesso modo è prerogativa del mistico ebreo, ma anche dello studioso e dell'osservante della Torah, apportare le forme spirituali della santità e della benedizione sul mondo materiale per elevarlo alle delizie ed alle bellezze eccelse in modo che anche l'esilio della Shekhinah abbia fine e sfoci nella redenzione finale.
Si dice poi che tale "annullamento", che dovrà prima passare da una diminuzione del proprio ego materiale verso l'umiltà, è la vera unità con Dio ed è causa e fonte di ogni gioia.
Viene insegnato che chi voglia avvicinarsi alla Shekhinah dovrà essere colmo di gioia ed il Signore la aumenterà per lui; le suppliche dell'afflitto vengono comunque ascoltate ed esaudite quasi con maggiore sollecitudine:
| « ...perché il dolore di una persona tocca la Shekhinah » |
Non meno rilevante è l'unità degli uomini nell'amore tra loro, anche all'interno di una stessa comunità:
| « ...È in questo senso che possiamo interpretare il versetto: Tu lascerai andare la madre (degli uccelli) e prenderai i piccoli - i figli - per te (Deut. 22, 7). Questo versetto può insegnarci che, sebbene con il loro mutuo attaccamento gli ebrei si separino un po' dalla "Madre", dalla Shekhinah e trascurino un po' la Devekut, il loro attaccamento alla Shekhinah, tuttavia prendi i figli per attaccarti ad essi... Sappi, fratello mio, che l'amore che lega gli ebrei gli uni agli altri, in una unione sincera, senza maldicenza e senza parole sciocche e vane, è un amore per il bisogno della Shekhinah » | |
|
( Taharat ha-Kodesh)
|
L'amore per il prossimo è dunque premessa alla rivelazione di Dio come segno dell'unità tra gli uomini. Il Rabash ricorda che il mondo è stato creato per il timore di Dio e le Mitzvot uniti all'amore; solo attraverso il timore di Dio, raggiungendo così la parità interiore tra sé ed il prossimo affinché ognuno possa godere delle medesime possibilità di espressione, Egli rivelerà la propria presenza, la Shekhinah, nella gioia e con gloria. Il Rabash stesso si sofferma infatti sulla caratteristica interiore che l'uomo manifesta quando è solo rispetto ai momenti in cui si trova assieme agli altri uomini quando invece dovrebbe prevalere il timore nella forma in cui è stata suesposta.
Anche al fine di una elevazione del proprio livello spirituale nell'attaccamento a Dio, è molto importante anche la Hitbodedùt, la solitudine non permanente: un modo per trovare con più facilità il proprio legame con Dio; la hitbodedùt, la solitudine, è la più grande di tutte le virtù. La hitbodedùt presuppone che l'uomo, ogni giorno, consacri almeno un'ora a restare, da solo a solo, con il suo Creatore, in una stanza o in un campo. Questo colloquio può comportare tanto lagnanze quanto spiegazioni, parole di grazie e di scusa, parole di pentimento per il passato o richieste di misericordia per il futuro. L'uomo prega Dio, supplicandoLo, benedetto Egli sia, di riavvicinarlo a Lui per poterLo servire in verità. In questa preghiera, in questa conversazione, l'uomo può impiegare il linguaggio che gli è consueto. Il testo Taharat ha-Kodesh dice che in questa ora di solitudine, tempo minimo in cui la persona può dedicarvisi per Dio nella notte e all'alba quando la propria famiglia dorme e nascosto persino allo sguardo altrui, l'uomo potrà sottomettere a Dio il proprio cuore indurito e comprendere anche la propria vocazione perché non più inseguito dai propri pensieri e dalle proprie preoccupazioni: egli scoprirà così le radici del proprio amore e del proprio timore per Dio e per alcuni uomini meritevoli di questo:
| « ...I sigufim (le mortificazioni) invece hanno il potere di riunire il cuore ed il cervello dell'uomo al suo Dio. Tuttavia, se l'uomo si purifica da tutti i suoi peccati, allora merita che la Shekhinah, la Presenza divina, lo avvolga. Il secondo modo di vivere la hitbodedùt, la solitudine, consiste nel riflettere, da solo a solo con il Creatore, sulla grandezza del Suo Nome, benedetto Egli sia, e sui mondi che ha creato, sui Suoi eserciti (celesti), sui Suoi servitori, sulle Sue creature, grandi ed imponenti. Attraverso questa contemplazione l'uomo si riveste di vergogna davanti alla maestà della Sua Gloria, benedetto sia il Suo Nome » |
Anche se una quantità giusta di orgoglio è necessaria per evitare di non riuscire a considerare e vivere la propria dignità, contro ogni eccesso in tal senso vi è un esempio di ammonizione che avverte di tenersi lontani dall'altezzosità del cuore: è scritto che Dio si manifestò nella Shekhinah sul monte Sinai discendendo su di esso ma senza elevare il monte stesso; a questo proposito viene insegnato che, quando Dio decise di manifestarsi per il dono della Torah, tutti i monti desiderarono che ciò avvenisse in essi ma Dio scelse il monte più umile, il monte Sinai.
Si riporta che l'uomo malvagio non ha parte con la Shekhinah, mentre gli uomini giusti e retti sono il suo onore:
| « i giusti sono il volto della Shekhinah » |
| « ...È possibile che dei giusti che sono coscienti a questo alto livello della Presenza divina provino, già in vita, che la loro anima è legata al fascio dell'Eterno. Essi sono infatti una residenza per la Shekhinah, sono una dimora per la Presenza di Dio » | |
|
(Ramban, Rabbenu Bacya, Recanati (Rabbino), Commento a Deut. 11, 22)
|
Così è proprio Dio stesso a desiderare di risiedere in seno ai giusti. È scritto che essi devono divenire un cocchio celeste e terreno per la Shekhinah, così come è per la Merkavah; l'Ari ha-Kadosh afferma che ogni ebreo dovrebbe avere questa intenzione in ogni momento della propria vita e, non appena si svegli, dovrebbe recitare anche un versetto istituito dallo stesso Maestro della città più mistica d'Israele che così afferma: Signore del Mondo, rendimi degno di essere un sedile per la Shekhinah!. Ciò dovrà essere effettuato solo con pensieri e cuore puri: proprio il cuore puro è la necessità fondante della salvezza; il cuore, come principale recettore della Profezia, diviene il fulcro nell'uomo proprio come Sion per il Mondo ed è per questo motivo che lo Studio della Torah effettuato nell'unio mystica con Dio permette all'Ebreo di essere centro di diffusione di Pace e Benedizione per la Creazione e per agli altri uomini: gli sudiosi di Torah arrecano al mondo la pace. Alla luce di questo principio il Tempio di Gerusalemme deve essere paragonato all'interezza di ciascun Ebreo che sappia trasmettere la parola di Dio agli uomini proprio come fu per Moshè, capo dei Profeti, che ricevette la Torah sul Monte Sinai per trasmetterla agli uomini prima assieme a Dio e poi tramite la tradizione orale della Torah.
Gli uomini elevati che riescano a raggiungere l'attaccamento a Dio, che nella Tradizione ebraica prende il nome di Devekut, dopo essere giunti a vette inarrivabili ai molti, non esiteranno a ritrovarsi anche tra uomini che non hanno compiuto ciò per portare la propria testimonianza: così, diversamente dalla unio mystica fondata sul distacco dal mondo, i mistici ebrei trovano la massima espressione del proprio cammino nella spiritualizzazione e nella santificazione apportate al mondo, colmi dello spirito e delle benedizioni da infondere attorno a sé e nel continuo sforzo per elevare ogni aspetto che altrimenti resterebbe in balia di una prospettiva materialistica; qualità, queste, che definiscono il desiderio di Dio di risiedere in questo mondo al fine di rivelarsi nella presenza divina della Shekhinah cui i mistici ebrei sono legati in Devekut.
In un commento al Talmud Rashi afferma:
| « E colui che adempie il precetto è benedetto con la Presenza Divina » |
La volontà di Dio si esprime anche nell'accettazione da parte degli ebrei della Torah e dei comandamenti in essa presenti; la condotta etica, morale e personale di ciascuno deve essere quindi conforme ai dettami della parola divina al fine di legarsi a Dio con un approccio al mondo, alle creature ed al prossimo avendo sempre presente Dio e non dimenticando l'aspetto santo e spirituale in molte esperienze che devono essere pervase dalla consapevolezza che la presenza divina non manca mai di accompagnare l'uomo in ogni suo pensiero ed in ogni suo atto, nei bisogni come nelle grazie ricevute.
| « Rabbi Eleazar fece una domanda a Rabbi Shimeon. Egli disse: <<Il Santo, Benedetto Egli sia, sa in anticipo che gli uomini moriranno. Perché allora invia le anime degli uomini in questo mondo? Ne ha bisogno?>> (Rabbi Shimeon) rispose: <<Questo quesito è stato posto ai saggi ed essi lo hanno risolto così: il Santo e Benedetto crea le anime e le fa discendere in questo mondo per far conoscere la Sua Gloria>> » | |
Quando Dio si rivelò anche ad Avraham, assieme alla sposa Sarah il padre del popolo d'Israel continuò ad avvicinare persone alla fede in Dio con maggior solerzia; è scritto che egli creò degli uomini mettendoli sotto le ali della Shekhinah: l'espressione creare riferito all'essere umano si riferisce in particolare al fatto che un uomo favorisca il proprio prossimo nel raggiungimento di un grado spirituale e di una consapevolezza precedentemente ad esso sconosciuti.
Oltre alla rivelazione avvenuta per i padri del popolo d'Israele Avraham, Yitzchak e Yaakov ed i suoi figli, la Shekhinah fu quindi vista da Moshé, Aronne, alcuni tra gli altri Sacerdoti del Tempio e da molti Profeti, tra cui Samuele. Quando fu costruito il Tempio di Gerusalemme, il Re Salomone scrisse il Cantico dei Cantici ispirato dallo Spirito Santo proprio perché la Shekhinah era discesa nel Tempio stesso e quindi sul mondo: egli compié il tikkun unitamente al tikkun effettuato ed iniziato da Moshé negli anni precedenti.
Tra le Profetesse si racconta che la Shekhinah fosse presente nell'abitazione di Avraham prima anche per il merito di Sarah e poi anche grazie alla compagna di Yitzchak Rivqah: lo stesso Yitzchak ne notò la scomparsa dopo la morte della madre Sarah ed il ritorno con l'incontro della futura moglie Rivqah.
Di Re David in un Salmo è scritto:
| « Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato » |
Questo versetto non si riferisce al giorno della nascita, ma al giorno in cui Re David ricevette un'anima in più, lo Spirito Santo; ciò avvenne soprattutto per la rivelazione della Shekhinah. Solo così egli poté essere chiamato figlio: dice lo Zohar che questa definizione si riferisce al momento in cui la persona che riceva quest'anima riconosca finalmente la Shekhinah e quindi la sovranità del Signore riconosciuto come un Padre.
Il Profeta Giona cercò di mancare al confronto dinanzi alla Shekhinah, per evitare di essere pervaso dallo Spirito Santo, ed astenersi da quanto il Signore gli aveva comandato:
| « fuggì dalla Profezia » | |
L'Ebraismo afferma che il ruolo principale di tikkun del popolo d'Israele è il servizio all'Eterno affinché possa essere raggiunta ogni cosa buona promessa per l'era messianica: ogni epoca rappresenta un passo successivo per questo fine, ed in ogni tempo vi sono sempre maggiori benedizioni recitate ed apportate al mondo: i Profeti ne sono i principali ispiratori spirituali; prima di ravvedersi Giona cercò di evitare di avere questa responsabilità.
Sui figli dei Profeti, termine con cui si intende anche i loro discepoli, Yehudah Ha-Lewi scrive nel testo Il re dei Khàzari:
| « E quando la presenza divina stava in Terra Santa, nel popolo disposto alla profezia, vi erano uomini che si appartavano ed abitavano nei deserti, unendosi ai loro simili; non vivevano totalmente solitari, ma erano aiutati dalla teoria e dalla pratica della legge, che li facevano arrivare a quel grado per mezzo della purezza: questi erano i figli dei Profeti... » |
Rabbi Shimon bar Yochay, autore dello Zohar, venne continuamente accompagnato dalla Shekhinah tanto che molti uomini non poterono avvicinarsi a lui per evitare di incorrere nel pericolo della rivelazione che può avvenire solo a uomini di elevatissima statura spirituale in grado di sostenere l'altissimo livello di santità; si racconta che, poco prima della propria morte, Rabbi Shimon bar Yochay fece avvicinare a sé molti suoi discepoli e compagni di studio in modo da poter rivelare dinanzi alla Shekhinah quei segreti che non avrebbe mai potuto portare con sé nell'Aldilà senza averli trasmessi a quegli uomini degni di questo come il Rabbino Elazar e ed il Rabbino Abba, anch'essi all'altezza di ricevere la visione della Shekhinah.
Anche i discepoli di Rav Hillel, Maestro ebreo dell'inizio del periodo rabbinico (I secolo a.C. – I secolo d.C.), e Rabbi Akiva sarebbero stati degni di assistere alla manifestazione di Dio, ma si considera che il periodo storico in cui vissero non fosse il momento adatto per tale rivelazione.
Alcuni testi affermano che l'anima di tutti si trova dinanzi ad essa prima che si nasca; così anche dopo la morte:
| « (nell'al di là) i giusti sono seduti e godono dello splendore della divinità » | |
Le ispirazioni profetiche hanno sempre sostenuto poi che nel compimento dell'era messianica sarà visibile a tutti.
Per Avodah, tradotto anche con la parola lavoro, si intende l'impegno spirituale a cui si adempie compiendo i precetti prescritti nella Torah in modo da poter percorrere le vie della Torah che Dio ha voluto.
Modello perfetto di preghiera, il Salmo 42 afferma:
| « Come il cervo anela ai corsi d'acqua, così la mia anima anela a Te, o Signore. La mia anima ha sete del Signore, del Signore vivente. Quando potrò venire e mostrarmi davanti al Signore? » |
Ancora Re David disse nel salmo 72.19:
| « Io metto sempre il Signore dinnanzi ai miei occhi » |
La parola ebraica Israel può essere tradotta con canto di Dio: lo Zohar esprime questo accostamento parlando dell'Hallel che, inno composto dei Salmi con i quali si celebra la Gloria di Dio, si fonda sulla parola Hallelu-yah, parola di lode a Dio in cui è incluso il Suo nome, Yah, ed il concetto di lode; il valore numerico di hallel infatti è lo stesso di quello della parola Ado-nay (ossia 65). Israele rivolge dunque a Dio lodi ininterrotte, così come è detto: <<O Dio, non concederTi tregua, non tacere e non startene tranquillo!>> (Salmi 63, 2). Israele vegli dunque sul precetto delle lodi e lodi Dio senza fine: è quanto rivela la parola Hallelu-yah: Nome (di Dio) e lode (della Comunità di Israele) nella stessa parola.
A proposito delle Berachot, preghiere e benedizioni che l'Ebreo è tenuto a recitare anche prima di mangiare un cibo, sul testo Shlulkhan ha-Tahor è scritto:
| < |