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Siddhi è un termine sanscrito, utilizzato all'interno dell'Induismo e del Buddhismo tantrico, che può essere grossolanamente tradotto in "potere spirituale" o "abilità psichica". Esso deriva dalla radice sidh (lett. "compiere", "raggiungere") e, nelle diverse tradizioni filosofiche e religiose indiane, ha assunto vari significati quali "potere", "perfezione mistica", "perfezione e compimento ultimo della vita", "perfezione".
Queste capacità possono essere innate, o venire raggiunte grazie ad austerità e pratiche mistiche.
Nello Yoga si distinguono tradizionalmente otto (ashta) tipi di siddhi (anche se lo Yoga Sutra di Patanjali, ad es., ne analizza 68), divisi in tre categorie:
Nonostante la natura celeste delle Siddhi, esse sono considerate molto pericolose per gli aspiranti spirituali, data l'estrema facilità con la quale lo sviluppo di questi poteri può comportare una crescita dell'ego, dell'orgoglio e della vanità, qualità che ostacolano il cammino dell'aspirante.
Il Siddhi supremo (parasiddhi), superiore a tutti gli altri, è la realizzazione del Sé.